No, non è mia intenzione iniziare questo articolo riportandovi studi scientifici, numeri, esperimenti e statistiche per dimostrarvi o meno quale impatto il mondo del web, in particolare quello dei social media, hanno sulla nostra salute mentale. Trasformare questo momento in un programma di informazione non è mai stato lo scopo principale. Piuttosto preferisco riconoscere che personalmente ne ho divorati di studi, libri, numeri, parole che volevano illuminarmi sul rapporto sano o meno con il mio telefono o il mio computer e anche se all’inizio mi sembrava di aver sollevato un gigantesco velo su una parte della mia vita, erano solo la mia esperienza diretta e una nuova consapevolezza a poter riequilibrare le cose.

Sono sempre stata una fiera appartenente al gruppo de “La prima cosa che controllo al mattino sono le notifiche del cellulare”, era un naturale proseguimento dell’aprire gli occhi e prendere consapevolezza di essere sveglia. Sono sempre stata quella che in occasioni imbarazzanti o eccessivamente sociali, lo tirava fuori e scrollava app varie ed eventuali come una coperta di Linus. Sono sempre stata quella che, in un giornata di umore nero, incappava nel post celebrativo di qualcuno e finiva per porsi domande sui massimi sistemi della vita. Sono stata però anche quella che giorno dopo giorno ha cominciato a chiedersi cosa cercava in quei luoghi virtuali, cosa stava cercando di dimostrare alle persone, da cosa la stava tenendo lontana e le risposte ad alcune di queste domande erano molto più difficili che incappare nella felicità ostentata su una piattaforma social da parte di un amico o sconosciuto.

Il mio rapporto con telefono e social media sono perciò in una fase di cambiamento, dove ci sono giorni che sembrano uguali al passato e altri in cui si prospetta un futuro fatto di sani confini, e proprio in questo suo mutare, sono incappata nella realtà di moltissimi profili Instagram dedicati al tema della salute mentale, un mondo di cui ignoravo completamente l’esistenza e che è stato un luogo da visitare per me molto più salutare che i post di luoghi che in questo momento non sono in grado di visitare.

Ogni profilo nasce da una storia di dolore, di resilienza, di rinascita e anche ricaduta, nasce dalla volontà altruistica di non volere che altri provino il senso di solitudine iniziale che hanno provato anche loro, nasce forse anche dalla volontà di fare da reminder a sè stessi su dove si è arrivati e cosa si è in grado di comunicare agli altri rispetto alla propria esperienza con uno o più disturbi mentali.

Come negli scorsi appuntamenti, ho fatto dunque una selezione di questi luoghi virtuali che maggiormente mi hanno colpito o involontariamente coccolata a distanza.

Alcune persone parlano, attraverso immagini della quotidianità e frasi motivazionali, della loro esperienza con la malattia mentale, come @anxietysupport, il profilo Instagram di Baylee, 28 anni, che da 8 anni soffre di ansia e disturbo ossessivo-compulsivo, oppure Jen Gotch@jengotch – che ha scoperto di soffrire di disturbo bipolare soltanto a 30 anni dopo anni passati nel tentativo di gestire dei picchi depressivi nella sua vita e che racconta da poco le sue esperienze con la malattia in un podcast intitolato “Jen Gotch is ok… sometimes”.

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Numerosi sono invece i profili di giovani artisti ed artiste che raccontano la loro vita con i disturbi mentali attraverso illustrazioni: è il caso di @introvertdoodles, il nickname dietro il quale si cela l’illustratrice Marzi, fiera di essere una persona piuttosto introversa; Beth Evans@bethdrawsthings – racconta con pochi dolcissimi tratti tutte quelle situazioni in cui si è sentita spesso incompresa, così come mostra con vulnerabilità i momenti in cui si accetta per quella che è una, una persona affetta da depressione ed ansia (Beth ha anche da poco pubblicato un libro che merita di essere letto e che racconta in maniera più dettagliata la sua esperienza di vita, I really didn’t think this through); più nota invece @gemmacorrell che riesce in maniera divertente ad illustrare la sua vita con un disturbo d’ansia; infine c’è @theofficialsadghostclub, che – come dice il nome – è un vero e proprio club e community che trova la sua “mascotte” in un triste e piccolo fantasma.

Are the fireworks making anyone else feel #anxious today?

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Per approfondire

Sara Zanello

Buy buy baby: The sad ghost club