Ogni persona affetta da una malattia mentale non porta con sé solo una diagnosi, ma anche una storia, una di quelle che cambia ogni giorno o settimana o mese e che delle volte non raccontiamo molto volentieri. È ciò che definisce gli alti e i bassi, i giorni buoni e quelli cattivi, in maniera ben più significativa di una lista di medicinali o di sintomi attribuibili al proprio stato mentale, ma soprattutto è il punto di incontro di tante altre storie simili alla nostra. Non sono dieci, cento, migliaia, sono milioni e sono sparse sui volti delle persone che incontriamo per caso o per volontà, in un commento sul web, in un post su un forum, in un video di diversi minuti su YouTube e sulle pagine di un libro.

È quasi fisiologico completare questo percorso di consigli che si susseguono da mesi con la carta stampata, dandovi degli spunti sia su storie personali, sia su elementi utili per comprendere meglio il funzionamento delle nostre enigmatiche giungle mentali.

La narrativa

 

Tra quelli che hanno scritto dei propri demoni o di quelli di un personaggio di invenzione, non posso non indicare per primo l’ultimo romanzo di Simona Vinci, “Parla, mia paura”.

Immagino Simona in un silenzio religioso mentre affonda le mani nella sua anima e ne prende i ricordi, i dolori, il panico, l’ansia e la depressione e li fa parole, bellissime parole, che ci conducono a scoprirla, a capirla, a volerla abbracciare perchè non si senta sola in questo bellissimo atto di coraggio letterario in cui ci mostra tutta se stessa.

 

 

 

 

La segue con una storia di finzione, ma non troppo, Daria Bignardi, anche lei con il suo ultimo romanzo, “Storia della mia ansia”.

Daria racconta di Lea, e in parte di sé stessa, e la descrive come una donna che si divide tra l’ansia e il proprio mestiere di scrittura teatrale. Lea ha un marito, Shlomo, molto sfuggente, ma anche una notizia che fa scoppiare una bomba dentro di lei: è malata fisicamente, non solo nella mente, e deve sottoporsi ad estenuanti cure. Cosa succede quando sei costretta a fare i conti con te stessa, con i tuoi bisogni, con i tuoi pattern mentali e non più con la fretta di accontentare sempre tutti? Vale la pena scoprirlo.

 

 

 

 

Jenny Lawson invece usa l’ironia, il sarcasmo nel suo secondo romanzo, “Follemente felice”.

Ci sono due cose che puoi decidere di fare quando soffri da diversi anni di depressione, agorafobia, autolesionismo e artrite reumatoide: puoi decidere di soccombere o puoi combattere con gioia e spensieratezza non affatto perdute. Immaginate di optare per la seconda scelta o, se proprio non riuscite, affidatevi al racconto della sua vita, che ha deciso di plasmarla assieme ai suoi momenti a suo gusto, con follia, autoironia e molto altro, piuttosto che lasciare che un disturbo mentale lo faccia al posto suo.

 

 

 

 

 

Saverio Raimondo invece sta a cavallo delle due categorie di libri che ho pensato di selezionare per voi: il suo è un racconto, ma anche un classico auto-aiuto letterario. Dice il titolo, “Stiamo calmi. Come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare l’ansia”, e lui se lo deve essere ripetuto più volte.

Figlio di madre ansiosa, da adulto e comico ha deciso di averne una tutta sua di forma d’ansia, l’ha temuta, poi studiata e infine ha capito come prenderla, anche lui, come Jenny, con la sua auto-ironia. Allora immergetevi pure nei suoi divertenti racconti su come farla diventare un’opportunità di ispirazione e guida e non una battaglia da combattere su tutti i fronti.

 

 

I libri tecnici

Poi c’è l’altra categoria, quella dei libri più tecnici, che raccontano pratiche come la mindfulness o ci mostrano, tramite approfondite ricerche, nuove informazioni su noi stessi. Il grande dilemma è che in questo caso la selezione diventa difficile, data la mole di opere scritte di questo genere, dunque mi sono affidata ad un gusto personale, non me ne vogliate e sappiate che sono sempre aperta a scoprire nuovi titoli e autori.

 

Andy Puddicombe rimarrà sempre tra le mie letture preferite per chi vuole approcciarsi al mondo della mindfulness, non è farina del suo sacco ma sa raccontarla ed avvicinare il lettore ad essa tramite immagini di vita quotidiana ed esperienze personali. Tradotto in moltissime lingue, del suo libro, “Libera la mente: dieci minuti al giorno possono fare la differenza”, vi avevo parlato in diverse occasioni e non è carino annoiarvi ulteriormente.

 

 

 

 

 

Discorso diverso per Brené Brown, protagonista di alcuni TED Talks del nostro precedente appuntamento: limitarmi ad indicarvi solo un suo libro è piuttosto crudele, essendo un’abile scrittrice e comunicatrice, dunque spero possiate apprezzarne addirittura tre.

“I doni dell’imperfezione” è il racconto e la raccolta di dati di una lunga ricerca realizzata da Brené riguardo ciò che è necessario coltivare per poter vivere una vita in cui si possa essere semplicemente se stessi. È una lettura più che consigliata a chi ha sempre creduto di dover fingersi altro per essere amato od accontentare tutti, a chi ha paura di lasciare andare quell’immagine ed accogliere uno dei nostri migliori pregi, la vulnerabilità.

 

 

 

 

 

“Osare in grande” è un libro che si sofferma ancora di più di quello precedente sul concetto di vulnerabilità, ma soprattutto sui rischi necessari per poter coltivare questa nostra dote. A renderlo ancora più interessante sono i riferimenti alle situazioni di vita familiare, lavorativa e personale in cui non ci rendiamo conto che quel rischio tanto temuto sarebbe un passo verso la nostra serenità.

 

 

 

 

Il terzo ed ultimo libro, “Braving the Wilderness”, è al momento per i conoscitori ed appassionati della lingua inglese, anche se sono convinta che non dovremmo attendere molto per leggerlo nella nostra. In questo caso Brené si concentra su un altro tema fondamentale e spesso poco trattato, quello dell’appartenenza, anche esso strettamente collegato alla necessità di essere noi stessi per trovare un, agognato da molti, posto nel mondo. Al suo interno, troverete quattro modi per coltivare la connessione con gli altri e il senso di appartenenza, ricordandoci che tutto ciò che le sue ricerche hanno mostrato e lei ha condiviso con noi richiedono una pratica quotidiana.

 

 

 

 

 

Susan David è l’autrice conclusiva e anche lei protagonista di un TED Talk dello scorso appuntamento.

Il titolo, “Agilità emotiva”, ben riassume il tema del libro e in maniera evidente si rifa ad un concetto molto spesso sottovalutato rispetto a quello di agilità fisica: in qualità di esseri umani, siamo in grado di provare sensazioni fisiche come anche emotive e queste ultime non devono essere obbligatoriamente destinate a sopraffarci, piuttosto a darci l’opportunità, attraverso la loro manifestazione, di conoscerle, capirle, accettarle e da esse dare vita a comportamenti ed azioni che ci conducano ad una vita felice.

 

 

 

In molti di questi titoli mi sono sentita abbracciata, coccolata e tenuta per mano, ho scoperto meccanismi che avevo sempre ignorato e che in parte, senza vergogna, ammetto ancora di non comprendere: fa parte di quella mia storia personale che continuo a scrivere ogni giorno.

Per la cronaca, i miei disturbi mentali mi hanno spogliato di entusiasmo, coraggio e serenità, ma la curiosità rimane sempre presente, dunque non esitate a condividere ulteriori titoli per combattere lo stigma sulle malattie mentali.

 

In copertina: illustrazione di Cecilia Castelli per Cosebelle Magazine, Sito ufficiale | Instagram