Ogni anno in questo periodo mi prende una specie di smania. Ogni volta mi stupisco di quanto le giornate più lunghe, la luce potentissima che arriva lunga sulle sette di sera riesca ad influire così tanto. Me lo dimentico, e le prime volte arriva come una botta di elettricità strana e non richiesta che mi fa fare mille cose e che mi fa sorridere per la strada, soprattutto se sono contro sole in una di quelle strade che hanno il tramonto alla loro fine e la luce in fondo al tunnel dell’inverno e delle spalle raccolte dal freddo è più che mai realistica.
Ma stavolta sembra quasi uno scherzo. È come ricominciare da capo ogni volta, un giorno di primavera e poi si torna a coprirsi. Non riesco ad abituarmi, è capitato troppe volte che c’ho creduto e la sera sono corsa infreddolita sotto il plaid con in mano una tazza di tè.
È per questo che Cassettina di aprile sembra bipolare. C’è riassunta questa sensazione mescolata, fatta di pezzi nuovi e belli, ma soprattutto di sensazioni estremamente personali, l’ennesima ammissione che nonostante tutto sono una meteoropatica, in barba alla mia razionalità. Magari lo siamo tutti, anche oggi,  in questa domenica grigissima ma senza pioggia con uno strano vento da sud che porta sabbia gialla dell’Africa. La Cassettina di aprile oscilla. È veloce e piena come può essere una mattina luminosa fatta di semafori rossi che dovrebbero essere verdi e di sorpassi pazzi in bicicletta e occhiali da sole e camminate a testa alta. Ma è anche lenta e quasi vuota, perché poi mica ci dimentichiamo che quando piove per due giorni l’effetto è un po’ quello di domandarci se abbiamo sbagliato solo a fare il cambio armadio anzitempo o anche tutte le altre scelte che ci hanno reso quello che siamo oggi. Ad esempio una che si commuove mentre guarda gli occhi di una bambina che ascolta la madre leggerle una storia nell’ennesima carrozza standard. Anche per questo nella Cassettina di aprile c’è tutto il necessario per quelle due sensazioni a metà ma dannatamente legittime e libere, piene di forza e autodeterminazione: voglio piangere? che pianto scrosciante sia. Voglio risalire? che ripresa sia.
Non ho ancora deciso se la Cassettina è la conseguenza o la ragione di tutto questo. Credo che sia un insieme di cose che me la fanno presentare sempre come una specie di pagina di diario più che dei consigli musicali veri e propri. È perimetro e colore, una piccola magia per rivivere quel momento in maniera vivida, bastano poche note di quella canzone partita per caso.

Un po’ come le foto che continuiamo a scattare col telefono e a non sviluppare mai. Se c’è un momento dell’anno dove le foto diventano bellissime è proprio questo. La primavera, l’estate, la #goldenhour, i viaggi e noi che diventiamo di colpo tutti più belli.

Questa primavera Lomo e Cosebelle danno la possibilità di vincere con un giveaway una bellissima Lomo’Instant Dahab. Iscrivetevi inserendo solo l’indirizzo email qui sotto, il 26 aprile verrà estratto il fortunello che riceverà il gioiellino.



La Cassettina di aprile pesca a piene mani in questo 2018 che finora ha visto uscire ben poche cassettine, anche per una questione aperta con la musica che mi sta facendo diventare molto selettiva e che se non risolvo proverò a spiegarmi in qualche futura compila. C’è Pink e la bellezza di Janelle Monae con Grimes (beccatevi il video). Ci sono i Baustelle, Motta (che ha fatto un ottimo secondo disco) e Maria Antonietta, i Car Seat headrest (che saranno anche al prossimo Primavera Sound Festival insieme a Lykke Li col suo nuovo disco e uno dei miei must see, i Superorganism). E poi il mio nuovo tormentone Need a little time di Courtney Bartnett, la classe di Yo La Tengo e la “nuova classica” di Nisl Frahm (che ha in parte a che fare con la questione aperta sulla musica di cui parlavo poco fa).
Insomma, eccola. Premete play (e provate a farvi un regalino con Lomo).

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Le altre Cassettine le trovate qui.

La copertina della Cassettina col meglio del 2017 è di Sara Lorusso.