Torno a scrivere di Elizabeth Jane Howard con una consapevolezza diversa. Questo è l’ottavo libro dell’autrice edito in Italia dalla Fazi editore, cinque della celebrata saga dei Cazalet e tre romanzi che non hanno fatto altro che consolidare la sua fama: una scrittura profondamente elegante in stile e contenuti, ottimamente resa in italiano dalla sua traduttrice, Manuela Francescon. Per il suo ottavo libro mi sono chiesta se avessi davvero ancora qualcosa di nuovo da dire o se non fossi entrata, invece, nella spirale dei commenti entusiastici e un po’ vuoti ripetendo, ancora una volta, quanto sia eccezionale come scrittrice. E poi è entrato in gioco Cambio di rotta, l’ultima uscita in ordine cronologico, una nuova sorpresa, un discorso a sé, la conferma che EJH molto di più avrebbe meritato in vita in quanto a fama e onori. Siamo di fronte ad un romanzo riconoscibile, perfettamente inserito nello stile narrativo della scrittrice inglese, eppure totalmente diverso e nuovo nell’indagine che propone sulle pieghe dell’animo umano.

Cambio di rotta viene pubblicato nel 1959 e da allora non è invecchiato di una virgola, anzi, le dinamiche che si sviluppano nelle relazioni fra i protagonisti sono così reali ed eterne da entrare in risonanza col presente che stiamo vivendo. Un quartetto che si svela piano piano, quello dei protagonisti. Emmanuel Joyce, drammaturgo di origine ebrea dal passato difficile, che ha ritrovato la fortuna e la ricchezza col suo talento nella scrittura teatrale; Mrs Lillian Joyce, sua moglie molto più giovane di lui, in lotta costante con un corpo malato che non la sostiene, irrisolta, apparentemente capricciosa, che si ostina a subire la vita, piuttosto che viverla, dopo un lutto dal quale non si è più ripresa completamente. Fra loro Jimmy Sullivan, un trentenne un po’ americano, un po’ inglese, assistente della coppia in tutto e per tutto, un “faithful fixer” come lo ha definito qualcuno. Jimmy pone rimedio alle conseguenze, imprevedibili e drammatiche, delle decisioni di Em, lo segue nel lavoro e assiste con timore reverenziale e spirito di sacrificio Lillian. Ad un certo punto arriva lei, Sarah detta Alberta -scoprirete nella lettura il perché di questa doppia identità-, una diciannovenne ingenua, brillante, sincera e piena di risorse, un personaggio d’altri tempi, quasi ottocentesco, che riporta la vitalità nelle strano trio.

Le dinamiche fra i personaggi si intrecciano fittissime e si sovrappongono con ritmo e potenza anche grazie al tipico espediente stilistico della Howard: capitoli che si alternano regolari, diverse voci narranti. Leggiamo le vicende con gli occhi di Lillian, sempre dolente e fortemente introspettiva nei suoi monologhi interiori; di Jimmy, tanto pratico quanto impacciato nelle relazioni personali; di Alberta, quasi una eroina alla Jane Austen in tutta questa confusione di sentimenti; e, infine, di Em, l’unico personaggio a non parlare in prima persona, vittima tormentata delle sue crisi esistenziali, dei suoi amori impulsivi e disperati, del suo matrimonio che in realtà è una abitudine.

Quante persone ci vorrebbero per farne una completa? Noi quattro non bastiamo.

Lo dice Lillian quando tutto sembra perduto e prospetta già la sua vita andare in frantumi.

Cambio di rotta, però, tradisce le aspettative funeste che sembrano quasi scontate e, ancora una volta, cambia le carte in tavola. La Howard con maestria racconta le ossessioni amorose disturbanti (quelle del sessantenne Em) e come la giovane Alberta si districa tra quello che hanno deciso per lei e il destino vigliacco che scompiglia tutto. Mi ha messa a disagio l’ossessione di Em per la giovane Alberta, mi ha indispettito il maldestro intervento di Jimmy, ma Alberta non è mai vittima dei giochi di potere di due uomini molto più anziani di lei. Lei è protagonista e ammaliatrice senza volerlo, oggetto delle attenzioni di due uomini ottusi e sordi ai sentimenti, ma che poi imparano la lezione del tempo e della vita. Ed è proprio lei, la diciannovenne inesperta e naïf, a fare da maestra.

Gli uomini dei romanzi di EJH confermano la loro natura volubile e insicura anche nei frequenti giochi di potere, un riflesso della vita personale della scrittrice probabilmente, un leitmotiv con cui scendere a patti, soprattutto per il suo risvolto incredibilmente contemporaneo. E le donne? Eleganti e sofferenti. Cambio di rotta andrebbe letto anche solo per le descrizioni che l’autrice fa di Lillian e Alberta e per come le incastona, come pietre uniche e preziose, nell’azzurro mare di Grecia, un quinto personaggio a tutti gli effetti.

Cambio di rotta è la migliore lettura delle relazioni umane fatta dall’autrice inglese: questo è un romanzo che narra gli amori che nascono, matrimoni che si celebrano e si sgretolano per incuria, crisi esistenziali che non si riescono a domare e ossessioni che occupano i pensieri rendendoli illogici, disperati, sfinenti.

Allora ho scoperto che sto vivendo nella speranza che le cose ad un certo punto cambino; dentro di me sento di essere una persona destinata precisamente a quel cambiamento e sto aspettando che sto arrivi. Vivo, insomma, come se fossi qualcun altro.

E poi, come dopo una tempesta improvvisa, ecco la calma che ritorna e con lei un dubbio sottile, una punta di dolore che mai si estinguerà. È questo l’altro tocco indelebile, il marchio di fabbrica di EJH, quella sofferenza che pare risolversi e che invece resta, sotterranea e silente, a “creare deserti”, come scrive Em/Elizabeth in una delle sue commedie, a stringere il cuore di ognuno di noi in attesa di quel cambiamento tanto agognato per ritornare a vivere.

Gli altri romanzi di Elizabeth Jane Howard su Cosebelle

I Cazalet | All’ombra di Julius

La promozione Fazi editore

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Photo credits: Alessia Ragno


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