Come faccio a rimettermi in gioco dopo aver terminato una relazione così lunga? Come faccio a trovare qualcuno in questo panorama desolante? Cosa c’è di così diverso nelle relazioni oggi? Perché l’amore moderno sembra così dannatamente difficile? Perché le persone imbrogliano? Quando la fiducia è rotta, può essere sanata? Queste alcune tra le domande che mi pongono più spesso a cene, sessioni di pazienti e nella sala d’attesa yoga.

Tuttavia, tra tutte, c’è una domanda che rimane la mia preferita:
Quando impariamo ad amare e come? Ed a questa a cui cerchiamo in fondo tutti di rispondere.

Nell’ultimo decennio la tecnologia è entrata in modo dirompente nelle nostre relazioni. Sono cambiate le norme che regolano le relazioni intime, e quindi il vocabolario. Sento parlare sempre più spesso di ghosting, icing, swimmering. Quando ad esempio non siamo più interessati, dopo una breve frequentazione, decidiamo di sparire senza dare alcuna spiegazione (ghosting), oppure ci trinceriamo dietro a improvvisi e urgenti motivi di lavoro che ci impediscono di mantenere aperta la conoscenza (icing), o in ultimo riduciamo lentamente la frequenza degli appuntamenti e delle comunicazioni (swimming). Utilizziamo la tecnologia per proteggerci dalla nostra vulnerabilità. Questi strumenti che ci permettono di comunicare come mai prima d’ora sono diventati, in molti casi, degli scudi per respingere altre persone e gestire le nostre vite amorose proteggendoci dai rischi insiti in ogni forma di relazione.
Certo nei rapporti c’è sempre stato il rischio di essere rifiutati ma è come se si fosse “deciso” di fare di tutto per evitarlo, e più si scongiura questo rischio e più paradossalmente ci si sente emotivamente danneggiati.

L’esperienza di sentirsi vulnerabili di fronte a qualcuno spaventa ma è una condizione necessaria per poter imparare ad amare.

Oggi i modi e le forme con cui si rifiuta o allontana qualcuno sono decisamente cambiati e non fanno altro che creare ansia e frustrazione. A cosa servono quindi queste nuove strategie relazionali?
A mantenere le relazioni non chiare ma a tenerle comunque vive. Apriamo e manteniamo più relazioni in parallelo, così non sperimentiamo mai la condizione di solitudine che rimane sempre un’emozione così difficile da affrontare e non rinunciamo al nostro bisogno di esplorazione. La scelta al contrario rappresenterebbe una privazione di possibilità che per alcuni sarebbe un sacrificio impensabile e per altri un tradimento a sé stessi.

Io questa situazione la chiamo “ambiguità stabile”.

Vogliamo avere qualcuno nella nostra vita con cui in fondo stiamo bene, che sia disponibile quando decidiamo di fare una cena, del buon sesso o di vederci un film, ma se dovessero aprirsi nuove possibilità perché rinunciarci? Penso che chiunque abbia avuto a che fare con Tinder, o una qualunque chat di incontri, abbia pensato a quante possibilità si aprivano lì tutte in un momento: la giostra delle opportunità. Ma è una situazione paradossale:

si potrebbe pensare che avere tante occasioni aumenti la nostra felicità, invece, a un certo punto, consente solo la paralisi da cui fatichiamo a uscirne, scegliendo.

Se finalmente arriviamo a convincerci di optare per una scelta, rimaniamo in uno stato di delusione, insoddisfazione, rimpianto, perché di fronte a troppe opzioni, la nostra mente ritorna instancabilmente a ciò che avremmo potuto avere.

Lo stato di ambiguità stabile crea inevitabilmente un’atmosfera in cui almeno uno dei due sente un’incertezza persistente e nessuno dei due avverte mai davvero di essere apprezzato o nutrito dalla relazione. Immaginiamo di essere all’interno di una “relazione” con una persona che è presente nella nostra vita se pure in un modo parziale e ad un certo punto interrompe ogni forma di comunicazione con noi, come riempiamo le lacune lasciate dalla sua assenza? Intuizioni e immaginazione: l’inazione crea causalità. Ho detto qualcosa di sbagliato? Sono sfortunato? Non sono poi così brava a letto? Ho insistito troppo per avere una relazione? E ciò che immaginiamo molto spesso è molto peggiore della realtà. Queste relazioni ci lasciano in una perenne atmosfera emotiva di incertezza dove aspettative e fiducia sono costantemente oggetto di domanda. Questa modalità sembra essere però imperante nonostante vada a discapito della nostra salute emotiva e di quella degli altri.

Il panorama pare essere questo: molti di noi stanno fondamentalmente lottando nelle proprie relazioni. Le aspettative sono ai massimi storici, le norme stanno cambiando sotto i nostri piedi e stiamo praticamente riscrivendo il nuovo libro delle regole mentre procediamo.
Parte del mio lavoro in terapia spesso è proprio questo: aiutare le persone ad affrontare questi cambiamenti.

Un paio di suggerimenti e considerazioni

Per prima cosa non sempre le relazioni che nascono e ballano nella zona dell’ambiguità stabile terminano con una rottura. A volte è solo il periodo necessario per consentire ad una o entrambe le parti di capire che si desidera qualcosa in più: una sorta di periodo di prova. Questo mi pare sensato per le prime fasi di una conoscenza ma non come definizione di una relazione.
È tempo di riportare responsabilità nelle nostre relazioni. L’arte di uscirne puliti è destinata al declino. Ferire a casaccio è qualcosa che sarebbe meglio non capitasse, decidere di scomparire dalla vita di una persona, anche dopo una breve conoscenza, ha delle conseguenze sulla vita degli altri, che non possiamo fare finta di ignorare e che non siano anche affare nostro. Perché non tornare ad agire con gentilezza e integrità? Sarebbe un vantaggio per tutti, permettendo ad entrambi di entrare nella prossima relazione con le idee più chiare piuttosto che pieni di delusione, amarezza e insicurezza.

Ho sempre pensato che quando avrei avuto una figlia le avrei caldamente consigliato di farsi una buona educazione sentimentale: si tratta di saper andare per tentativi anche quando si vorrebbero solo certezze. L’amore non è qualcosa che viene soltanto alimentato da uno stato di entusiasmo, ma è dinamico, è pieno di intenzioni e di responsabilità. Ed è un verbo. Quindi se vuoi una lezione di storia su come hai imparato ad amare nelle tue relazioni precedenti chiediti cosa hai chiesto, preso, ricevuto, dato, condiviso, rifiutato, giocato, immaginato. Tutti questi verbi entrano in gioco quando affrontiamo le nostre relazioni d’amore, alcuni ti potrebbero sembrare assenti altri più robusti. E allenati.

Disegna la relazione che vorresti, datti la possibilità e la libertà di sentirti indipendente e vulnerabile allo stesso tempo, vivi l’occasione di desiderare qualcuno accanto a te e gradualmente di averne in una qualche misura bisogno.

Concludo raccontandovi come in una bella seduta dell’altro giorno con una paziente mi sia venuto da dirle “ma perché mai l’amore deve essere così faticoso e deve comportare così tanta sofferenza, l’amore non è in fondo stare bene con qualcuno?” Non confondiamo l’amore con la fatica che ci si perde dietro a certe storie, le cose cambiano davvero quando si comincia a stancarsi. Ci si stanca di stare male e di fare fatica. Abbiamo riso, forse è banale ma forse non lo è così tanto continuare a ricordarselo.

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Marta Marabelli dal 2007 incontra persone e le aiuta a cambiare. Ascolta le loro storie di adulti e coppie e lavora con loro per affrontare momenti difficili, legati in particolare a problematiche relazionali e sessuali. Con questo appuntamento mensile vorrebbe parlare di amore, relazioni e sesso. Scrivetele qui.

Illustrazione Mariachiara Tirinzoni.