Se penso a una rappresentazione dei meccanismi del desiderio maschile penso a un semplice interruttore on-off, se penso a quello femminile invece mi immagino qualcosa che abbia mille pulsanti. Un rompicapo. Proviamo a risolverlo.

Sono nata nell’aperta società occidentale, resa meno maschilista dal femminismo beauvoriano, mi ritengo sessualmente libera ma credo ancora nell’amore come valore assoluto. Eppure, se devo guardare alla mia vita sessuale non è stato per nulla facile liberarmi dal nostro inconfessato perbenismo, sempre che ci sia riuscita davvero.

Noi trentenni e quarantenni abbiamo attraversato una serie di grandi cambiamenti: se ci sposiamo lo facciamo decisamente più tardi delle nostre madri, internet e telefoni cellulari ci hanno consentito di incontrarci in modi diversi e ci hanno permesso l’accesso al più vasto repertorio di immagini sessuali della storia. Dal punto di vista morale ci sentiamo molto più libere di poter sperimentare.

Amare il sesso non è più un tabù, ma sappiamo davvero cosa desideriamo, cosa vogliono le donne?

Quante delle mie amiche o delle mie pazienti in fondo sanno come si raggiunge un orgasmo o com’è fatta la loro vulva? Quante si masturbano e soprattutto riescono ad ammetterlo tranquillamente in pubblico?

Per tanto tempo il desiderio e la sessualità femminile sono stati imprigionati dalla nostra cultura: da nozioni che sostenevano che il desiderio delle donne si innesca o è sostenuto dall’intimità e dalla sicurezza emozionale e che, in confronto alla libido maschile, l’eros femminile sia fatto molto più per la monogamia. Quest’ultimo punto mi fa un po’ sorridere, mi pare poco più che una favola che tranquillizza soprattutto gli uomini.

I risultati scientifici dagli anni ’70 in poi sono assolutamente in controtendenza con gli stereotipi descritti sopra: della libido femminile emerge infatti un ritratto abbastanza crudo. L’eccitazione femminile è molto più simile a quella maschile, slegata da chissà quale legame emotivo: ci piace fare sesso esattamente come agli uomini e ancora di più con chi non conosciamo e con chi sentiamo in qualche modo distante.
Tutta un’altra storia è invece quando chiediamo alle donne di riconoscere l’intensità della loro libido: in questo caso, ci dicono le ricerche, ci sono ancora negazioni e inibizioni, come se le donne siano meno consapevoli delle sensazioni del proprio corpo rispetto agli uomini.
A cosa è dovuto? Esiste una sorta di filtro neurale tra il corpo delle donne e le aree della coscienza nel loro cervello? O alle donne in qualche modo si insegna a mantenere una distanza psichica dalla loro fisicità? Difficile dare una risposta, pare, di certo i condizionamenti culturali hanno avuto la loro parte.

C’è un altro fattore complicante: l’eccitazione non sempre equivale al desiderio, che poi è il punto critico nella ricerca di una versione femminile del Viagra. Nelle donne il desiderio sessuale risiede più nella testa e quindi va guidato. Ma come?

Questa linea di discussione è stata cruciale negli anni ’90, tanto che ora mi sembra quasi superata. È bello liberare la sessualità femminile dalle restrizioni storiche e culturali, ma se questa rivoluzione viene letta in un modo sbagliato sembra ancora un altro obbligo. Insieme a tutto il resto del tuo elenco di cose da fare, ti viene richiesto di essere anche un’amante perfetta, provare piacere, prendere l’iniziativa e sperimentare cose nuove.

Credo che si tratti solo di ascoltare il proprio desiderio.

Mi piace pensare che occorra osservare, analizzare, abbandonando il giudizio. Per molti coltivare una relazione confortevole con il proprio corpo e la propria sessualità è una lotta, e le prime esperienze paiono segnare la direzione in cui andrà questa lotta.
L’intimità con il proprio corpo, tutto, dalla punta dei capelli alla punta dei piedi ci consente di sentire quella sensazione di agio, che non solo ci permette di raggiungere una buona serenità mentale, ma anche di sapere vivere con gli altri in intimità. Il corpo rimane il nostro primario modo di esprimerci. Il filosofo Maurice Merleau–Ponty scriveva:

«Se è vero che io ho coscienza del mio corpo, attraverso il mondo (…) è anche vero che il mio corpo è il perno del mondo: in questo senso ho coscienza del mondo attraverso il corpo».

Per essere davvero libere bisogna informarsi e confrontarsi. Grazie a dio oggi c’è una grande attenzione alle questioni che riguardano le donne. Libri come “Il libro della vagina”, scritto da due studentesse norvegesi di medicina, è una specie di guida all’uso dell’apparato genitale femminile. Sulla questione desiderio, a partire da delle ricerche, ci raccontano come per molte donne il desiderio è reattivo, cioè scaturisce come risposta a una carezza intima o a un contesto erotico, ossia che siano i preliminari ad accendere il loro interruttore. Non significa che non siano interessate al sesso, ma che una volta entrate nell’atmosfera giusta possano vivere una sessualità appagante. Poi dall’altra parte ci sono invece quelle per cui il desiderio si attiva in modo più spontaneo. Forse la maggioranza di noi si colloca in qualche modo in mezzo tra le due.
Certi siti ci mostrano video divertenti e schietti per conoscere piaceri e tecniche di masturbazione. Perché non cercare di capire davvero cosa ci eccita e cosa ci blocca?

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Marta Marabelli dal 2007 incontra persone e le aiuta a cambiare. Ascolta le loro storie di adulti e coppie e lavora con loro per affrontare momenti difficili, legati in particolare a problematiche relazionali e sessuali. Con questo appuntamento mensile vorrebbe parlare di amore, relazioni e sesso. Scrivetele qui.

Illustrazione Mariachiara Tirinzoni.