Il fotografo Sebastiao Salgado, in un bellissimo libro che si intitola “Dalla mia terra alla terra” racconta il suo lavoro per documentare i drammi umani più grandi e atroci nel mondo: genocidi, migrazioni, conflitti, sfruttamento lavorativo. Racconta gli esseri umani, li racconta e mette sotto la luce eventi che altrimenti sarebbero passati sotto silenzio, e ci costringe a guardare. Lo fa senza un briciolo di buonismo, di superiorità, di arroganza. Senza giocare col dolore degli altri, ma semplicemente con estremo rispetto. Raccontare e denunciare le ingiustizie del mondo, quelle che si sono create su strati di processi storici e scelte scellerate, per aprire gli occhi e far smuovere qualcosa.

“Guardare una foto di Sebastião Salgado vuol dire fare l’esperienza della dignità umana, capire ciò che significa essere una donna, un uomo, un bambino. Probabilmente Sebastião nutre un amore profondo verso le persone che fotografa. Altrimenti non riuscirebbe a farcele sentire così presenti, vive e fiduciose. Come potremmo trovare quel senso di fraternità?”

Quando si parla di cooperazione bisognerebbe partire da qui, forse, dalla dignità, e dalla volontà di provare a capire, immedesimarsi, cogliere il senso delle situazioni altrui anche se restano tali.

Cosa vuol dire essere un bambino o una bambina nel Sud del mondo oggi?

  • Tre milioni e 100mila sono i bambini che, ogni anno, muoiono prima di aver compiuto il quinto anno di età a causa della scarsa nutrizione.
  • 58 milioni di bambini sono ancora oggi esclusi dalla scuola primaria.
  • nel 2016 sono stati circa 2,6 milioni i bambini morti nel primo mese di vita. In media tutti questi decessi si verificano entro le prime 24 – 48 ore di vita.
  • Sono circa 218 milioni i bambini del Sud del Mondo ai quali ogni giorno vengono negati il diritto al gioco o all’istruzione a causa dello sfruttamento del lavoro minorile.

Non sono numeri a noi nuovi, non sono informazioni che non sappiamo. Sono dati che ben conosciamo, che leggiamo, che ci passano davanti in tv, che sfioriamo di sfuggita durante i nostri viaggi esotici. E non c’è per forza retorica, non c’è per forza cattiveria o ipocrisia nel viaggiare e nel sapere, pur facendolo da una posizione facile.  C’è la contraddizione costante tra come vorremmo le cose (più giuste) e come sono, tra i nostri problemi, magari infinitamente più piccoli eppure tali, e tutti gli altri. E in questa contraddizione si infilano anche i progetti di cooperazione internazionale, l’idea che sia sempre possibile fare qualcosa, senza illusioni ma con impegno.

Il dossier bambini di ActionAid sui bambini nel Sud del mondo racconta di questo, “degli altri” che potremmo essere noi. Di cosa vuol dire semplicemente venire al mondo in un luogo diverso. Ce lo siamo chiesti a volte, davanti alle immagini dure di conflitti e povertà, e se fossimo noi? Con un passaporto diverso, cultura, tradizioni, vita. Il punto non è il rispetto della differenza, della storia e dei modi. Si parla spesso di Sud del Mondo senza sapere bene di che si tratta, di quanto potenziale, cultura, crescita possa esserci.  La questione è diritto di tutti, alle possibilità, alla vita, a poter costruire e sviluppare se stessi e dare lo stesso contributo alla società nella quale si vive. Il report, attraverso dati e immagini, parla di quei diritti negati ai bambini da una situazione di sottosviluppo e di come, nonostante le condizioni attuali, sia possibile nel proprio piccolo aiutarli attraverso l’adozione a distanza. Investire sui bimbi equila ad investire sul futuro, a dare in mano ai piccoli strumenti e opportunità per prendere in mano la loro vita, e anche quella dei loro paesi.

L’adozione a distanza e uno degli strumenti che possiamo mettere in atto ogni giorno, uno strumento semplice, per essere sicuri di a chi e come affidiamo il nostro contributo. Le donazioni sono destinate alla comunità dove vive il bambino con la sua famiglia per avviare o portare avanti programmi di sviluppo e progetti nei settori gestiti da ActionAid (istruzione, acqua, cibo, diritti). “Esiste anche il dovere di fare qualcosa di bello.”