Arrivano dei momenti in cui devi tirare le somme. In cui devi mettere la quinta per andare avanti e accellerare come non mai. Non perdere tempo.
Qualcosa che mi ha stimolato è stato l’ascolto di Zola Jeus.
Zola è un’artista americana di origine russa, vero nome Nika Roza Danilova, studentessa di filosofia; è nata nell’89 come me.
Le piace mischiare musica classica, elettronica e gotica.
Ha seguito come cantante spalla il tour dei Fever Ray e in seguito dei The XX.

Ho ascoltato l’abum uscito quest’anno “Conatus”, un disco particolarissimo.
Le influenze potrebbero passare dai Talking Heads a Kate Bush ai Joy Division, assomiglia ad una Lady Gaga strafatta di acidi e a una Florence Welch più cupa. E l’associazione più facile è quella con le Siouxsie and the Banshees.
Il titolo, spiega Zola, non fa riferimento ad un “conato” in senso stretto, ma per lei è il sinonimo di un “avanzare” un tendere verso qualcosa di nuovo.

L’album è pulito, più lavorato rispetto ai precedenti (“The Spoils” e “Stridulum II”) ed è stato molto acclamato dalla critica.
Può risultare un album con un’unica dimensione, a lungo andare, e secondo me ideale a periodi di transizione.
L’effetto sorpresa c’è. E dura quel che basta.

On air: