I ponti di Londra.

Lo sapevano bene gli antichi Romani che i ponti hanno un che di magico. La loro più alta autorità religiosa era non a caso il Pontifex Maximus, colui che getta “ponti” fra gli esseri umani e le potenze divine. I ponti permettono il movimento, la comunicazione, lo scambio, la mediazione.
Una romantica passeggiata sul lungofiume è sempre consigliabile; me se vi andasse di tentare un percorso meno ovvio e lineare, vi invito a zigzagare da sponda a sponda attraverso i molti bei ponti che Londra ha gettato sulle acque del Tamigi.

Fino al 1729 l’unico ponte di Londra era il London Bridge. Oggi i ponti sono tanti e differenti, dalla pietra all’acciaio; democraticamente verdi come Westminster Bridge, o di un bel rosso cardinale come Lambeth Bridge. Potete scegliere di percorrerli tutti in sequenza, partendo da Tower Bridge e risalendo la corrente, oppure metterli in ordine cronologico, o più semplicemente attraversarli quando vi capita, magari non tutti: ma alcuni non dovete perderli.
Dovrete certo andare a Tower Bridge, cui non ha tolto fascino la maledizione di essere ormai cibo da cartolina. La vista è splendida, la vernice azzurra, bianca e rossa è scintillante e patriottica come il primo giorno. Peraltro per le Olimpiadi avrà una illuminazione specialissima, tutta a led.

Solo poco più avanti approdate con improvviso scatto temporale al più recente dei ponti londinesi, il Millenium Bridge, che unisce la City e St. Paul’s alla Tate Modern.

Chelsea Bridge e Albert Bridge sono marinareschi nei colori e nelle linee, quasi a rievocare vele e sartie di un elegante panfilo: non a caso siamo nei quartieri più eleganti e costosi della città.

E poi ancora le arcate celesti e oro di Southwark, il settecentesco Putney Bridge, e Battersea, Wandsworth, Hammersmith, e via verso i sobborghi, se volete fino alle sorgenti e oltre.