Illustrazione di ELENA XAUSA

Illustrazione di ELENA XAUSA

Non avete particolare appetito. I pensieri vi frastornano innaffiando a getto multiplo il flebile filo logico che tentate invano di seguire. C’è confusione, siete irrequieti. Avreste bisogno di un po’ di pace, di luce candida che rischiari la vostra nebulosa cerebrale. Sentite che potreste cogliere qualche grande verità e comprendete, in una folgorante epifania di lucidità, che avete bisogno proprio di lui. Zen liquido, nettare indipendente e autosufficiente dalle grandi potenzialità.
‘E proprio là, nell’anfratto più recondito della dispensa, dietro gli amari e i liquori dimenticati, frutto di una fulminea storia d’amore durante la vostra vacanza alle Canarie o trofei di battaglia durante quella bella sagra dello zampone. ‘E il vino da meditazione o da illuminazione, come mi piace chiamarlo.
Viene dalla terra di mezzo, è stato partorito dall’uva in seguito ad una relazione truffaldina più o meno intensa con il lascivo Alcol oppure ha visto la luce grazie a canuti grappoli, veri matusalemme della categoria, che hanno immolato la loro nobile muffa per i nostri palati (può creare disagio pensare di degustare con piglio da intenditori distillato muffuso ma è la magia della Natura che sa stupirci quando meno ce l’aspettiamo).
Generalmente incute timore, forse anche per il colore deciso, ambrato, dorato o rosso, non si sa come approcciarlo. Si mette in frigo? Si serve col dolce? Prima del caffè o dopo? A merenda o come aperitivo? Da soli o con i vicini?
Per struttura e grado alcolico, che oscilla tra i 15 e i 22 gradi, non vi stimola l’appetito come un vino classico ma, allo stesso tempo, non si impone con l’arroganza di un alcolico. Si erge in una categoria a se stante che i saggi degli anni 70 hanno magistralmente definito “meditativa” scalzando la traballante categoria di vini da dessert precedentemente in uso. Non sono una bevanda da pasto nè un vino invecchiato. L’occasione d’uso è totalmente a libera interpretazione ma vi rende da subito consapevoli che state per intraprendere un percorso inusuale e per questo ricco.

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ZEN GARDEN BLOSSOM by Love1008

I vini da meditazione rientrano nella categoria dei vini speciali e si ottengono o per appassimento delle uve, su piante (i friulani), in fruttai condizionati (il Recioto della Valpollicella DOCG tra gli altri) o grazie a crioestrazione (pensate all’ottimo Ice Wine austriaco, vendemmiato quando la temperatura scende sotto lo zero); oppure grazie all’aggiunta di alcol, naturale o con aromi, a mosto (in questo caso avremmo il cosiddetto mosto muto come nel caso del Marsala DOC) o al vino.
Alcuni amano accostali ai dessert, alle paste secche o al cioccolato per la loro dolcezza ed aromaticità, pensate per esempio ai vari passiti, come il Passito di Pantelleria DOC, inebriante con il suo profumo fruttato di albicocca e pesca sciroppata; la Malvasia di Bosa, secca, alcolica con austero retrogusto amarognolo, l’Amarone di Valpolicella, l’Erbaluce di Caluso passito o il famosissimo Sauternes.
Io li prediligo in solitaria, specie se si tratta di mostri sacri come il Barolo Chinato, estremamente morbido e stuzzicante grazie all’aggiunta di aromi ad una base di Barolo. Amo perdermi negli intensi archetti che disegnano e lasciare che scaldino con il loro corpo i miei pensieri. Sono vini da filosofia, credo che Socrate parlasse di loro definendo il vino come mezzo necessario a portare alla luce verità nascoste.
Il mio consiglio per trarne il massimo giovamento è consumarlo con il bicchiere giusto, dal gambo slanciato e dal corpo minuto, e con un’ottima e fidata compagnia (partoriste mai l’idea del secolo evitereste lotte per la paternità).