A settembre tutto ricomincia a ritmo più o meno serrato. Al rientro dalle vacanze, dalle ferie, dall’ozio in giardino, dall’ultimo posto bello visitato, ci rimane nell’animo quel senso di nostaglia canaglia, perché in quello spazio-temporale, dove tutto sembrava placido, il nostro corpo si è ristabilito e il nostro animo tranquillizzato. Settembre porta con sé l’aria più fresca che ci preannuncia l’autunno, cambiamenti, nuove attività e situazioni rimaste in stallo che dobbiamo ritornare ad affrontare. Per questo serve l’accettazione.

“Ciò che neghi ti sottomette ciò che accetti ti trasforma” (C.G.Jung)

Nello yoga, cosi come nella nostra quotidianità, la parola d’ordine che ci permette di affrontare con occhi e animo diverso tutto ciò che ci aspetta è accettazione


E’ proprio in questo atto di “digestione” – di situazioni, persone, emozioni – che riusciamo a proiettarci con meno senso critico ma più serenità verso tutto quello che ci circonda. L’accettazione ci permette di lasciare andare il superfluo, certo non è facile, anzi, spesso ci teniamo saldamente legati ad oggetti inutili, abitudini sbagliate, schemi mentali che ci procurano sempre dolore ma che ci appaiono inevitabili. Lasciare andare “la roba vecchia” è un po’ come resettarsi, aprirsi e scoprirsi con occhi diversi, trovare magicamente, tempo, spazio, motivazione che pensavamo di non avere o, meglio, di aver esaurito.

Accettazione come presa di coscienza

La pratica yoga ci regala una nuova prospettiva – non tanto verso il mondo  quanto verso noi stessi – perché se cambiamo il modo di guardarci, cambia anche tutto quello che ci circonda, creando una specie di effetto “bolla” che ci mantiene placidi anche quando tutto intorno a noi corre freneticamente. Proprio per coltivare l’accettazione e la presenza al nostro centro, sopratutto per questo mese pieno di “inizi” ecco tre piccoli passi che se ripetuti con costanza aiuteranno a ritrovarsi, a coltivare la gentilezza (per se stessi) e la presenza nel qui e ora. Prima di qualsiasi cosa alla mattina cerchiamo di mantenere “la bolla” del risveglio senza correre o pensare a tutto quello che ci aspetta; prima di addentrarci in tutte le nostre faccende dedichiamo qualche minuto a una piccola presa di coscienza che ci riconnette col nostro centro. Iniziate la pratica, e perché no, la giornata, con questa centratura.

Seduti in posizione comoda, portate la colonna dritta, rilassate le braccia e le mani sulle ginocchia e rimanete con gli occhi chiusi. Osservate prima il corpo, come sta, come lo percepite, poi passate in ascolto del respiro; semplicemente inspirando e espirando provate a rimanere sintonizzati nell’atto della respirazione accompagnandola mentalmente con queste parole all’inspiro: “so che inspiro” e all’espiro “so che espiro” e continuate questa centratura. Quando la mente inizierà a vagare – e succederà tranquilli è assolutamente naturale– andate a riprenderla e riportatela prontamente al vostro respiro.

Rimanete in questo stato di osservazione cosciente inizialmente 3 minuti poi provate a prolungare un po’ di più il vostro tempo (soprattutto quando vi sentirete sempre più comodi e tranquilli).

Accettazione: asana di Rishi

Successivamente col gesto di rishi (il saggio) iniziamo a togliere le primissime rigidità al corpo – soprattutto della colonna vertebrale riequilibrando anche il sistema nervoso. Questa torsione ci permette di ricevere notevoli benefici non solo alla schiena (rendendola più mobile) ma anche agli organi interni che si massaggiano delicatamente.

SEDUTI con la colonna in asse e le mani sulle ginocchia.

INSPIRIAMO e lentamente ruotiamo col busto verso destra (portando la mano sinistra al ginocchio dx e il braccio destro se riusciamo dietro la schiena, il capo ruota a dx)

ESPIRIAMO e ci riportiamo lentamente al centro.

Ripetiamo dalla parte opposta con le stesse modalità. Il gesto va ripetetuto almeno per 12 volte (dx/sx = un ciclo). Circa 1 minuto.

Accettazione: asana di Aditi

Risvegliato delicatamente il corpo, ora siamo pronti per entrare nell’unica posizione che cercheremo di mantenere nell’immobilità per alcuni minuti- inizialmente 2 per poi, mano a mano che ci sentiremo comodi, arrivare a 6 – la forma è quella di Aditi.

Aditi asana rappresenta uno dei molteplici aspetti della terra. Letteralmente significa vasta, estesa, libera. Aditi è tutto ciò che è stato e che sarà. E mentre manterremo questa posizione proviamo ad avvertire tutte queste cose farsi spazio dentro di noi e venire a galla dal nostro profondo. Questa forma di chiusura, introspettiva, di totale abbandono verso la terra e di apertura del bacino, permette di:

  • sperimentare l’allungamento della zona lombare e della colonna vertebrale,
  • di lavorare in modo continuo e persistente nella zona del bacino e delle anche, donando maggiore apertura ed elasticità;
  • di risvegliare il tessuto fasciale (la fascia è presente in tutto il corpo, lo avvolge come una sorta di pellicola trasparente, interagendo e impermeando vasi sanguigni, nervi, visceri, meiningi, ossa, legamenti, tendini e muscoli) e di prepararci e predisporci mentalmente alla nostra quotidianità e i suoi impegni assicurandoci maggiore lucidità ed efficenza.

Seduti sui glutei portiamo le piante dei piedi che si contattano e distanziamoli dal perineo circa la misura della nostra colonna. Una volta posizionati, piano piano all’espiro ci proiettiamo nella chiusura, le braccia si piegano un pochino e le mani si rilassano sui piedi.  Manteniamo la posizione senza forzare, in questa chiusura cerchiamo di sperimentare l’accettazione, senza assumere pose che arrechino dolore o tensione, ma concedendo con lentezza al tessuto connettivo il tempo di rilassarsi. Bisogna trovare la giusta intensità – che rimarrà costante nella zona del bacino/anche – e che ci permetterà di mantenerci ben presenti sul nostro piano fisico, nel qui e ora. Accettiamo il corpo, guidiamo il respiro sulla pancia, e in tutti quei punti dove avvertiamo difficoltà, consapevoli e liberi di lasciare andare la posizione in qualsiasi momento ne avvertiamo la necessità.

Proprio perché l’asana ci porta in una dimensione di ascolto naturale, di accettazione, lasciamo che qui tutto accada, che il respiro ci guidi, che il corpo diventi nostro amico – più che nemico – ricordiamoci anche che il corpo è l’unico posto dove dobbiamo vivere, quindi coltiviamo la gentilezza e il rispetto per quello che siamo. Coltiviamo accettazione. Quando sarà passato il tempo – giusto per voi, per ciò che potete mantenere – lentamente uscite dalla posizione e rimanete qualche respiro seduti o distesi in ascolto di tutto quello che sentite fuori dalla posizione (formicoli, calore ecc, sono normali).

Poi, Ringraziatevi.

Buona pratica! Namastè.

“Il curioso paradosso è che quando accetto me stesso per come sono

allora posso cambiare” (C. Rogers)

 

Yoga, viaggio nel corpo continua qui.