Nell’amato/odiato inverno che ci fa apparire tutto immobile, sopito, sia dentro che fuori di noi, in realtà stiamo vivendo una sorta di “incubazione” – proprio come i semi nella terra che sbocceranno in primavera – dove il nostro corpo  si ricarica; ecco perchè è utile in questa stagione dedicarsi a pratiche più introspettive e riposanti con un occhio particolare all’elemento dell’acqua, che è padrone di questa stagione fredda. In campagna l’inverno porta a una grande pace, non è più tempo di affaticarsi, si può riposare e godere della bellezza della stagione, forse la più “severa” ma non per questo la meno suggestiva.

In questa piccola pratica yoga, vi propongo di coltivare la vostra luce interiore attraverso delle posture che ci porteranno in apertura e chiusura. Luce e ombra, freddo e caldo, pieno e vuoto sono, se ci pensate, la faccia di una stessa medaglia, costantemente le ritroviamo queste situazioni “dualiste” non solo nella vita e nelle circostanze di tutti i giorni ma soprattutto ogni volta che respiriamo. L’inspiro ci fa sperimentare la pienezza, la forza, la possibilità di arricchirci, l’espiro ci fa assaporare la leggerezza del vuoto, la libertà di lasciar andare.

Ecco secondo questi due principi – pieno e vuoto, accoglienza e abbandono – e le carattersitiche della stagione invernale, la mini pratica sarà particolarmente focalizzata alla zona dei reni (ma non solo reni, anche vescica, gli umori del corpo, la sessualità: è il tempo dell’acqua, del freddo, dell’umido).

La sequenza

Aprirsi al cielo. Ustrasana/cammello.

Esecuzione: in ginocchio, mani alla vita, inspirando profondamente spingere fuori il petto, espirando lasciar scivolare indietro prima la testa, poi le spalle e il busto, spingendo in fuori il petto e l’addome, le mani vanno entrambe ai talloni. Variante: possiamo portare una mano al tallone e l’altra sollevarla al cielo. Radicandoci alla terra attraverso i piedi e le ginocchia il nostro busto, la zona del cuore e del bacino si portano in totale espansione al cielo – senza riserve – percepiamo la forza dell’apertura, l’aria che ci pervade, un senso di leggerezza all’uscita dalla posizione, poi ascoltiamoci per qualche respiro con gli occhi chiusi.

Osserviamo sempre cosa ci lascia la posizione. Cosa ci dona, cosa ci toglie, cosa rimane invariato.

Inchinarsi a sé, coltivando l’ascolto. Sadhaka/l’adepto 

Esecuzione: seduti sui talloni aperti, alluci uniti, all’espiro piegare lentamente il busto in avanti e contemporaneamente chiudere i pugni con i pollici all’interno, portare gli avanbracci a terra vicino alle ginocchia, appoggiare la fronte sopra i pugni.  Proviamo dentro a questa posizione a sentire il nostro respiro farsi sempre più calmo, nascere dalla pancia, la colonna rilassata, percepiamo questa chiusura introspettiva accogliente, lasciamo tutto il corpo in riposo.

Prepararsi alla trasformazione, rinascere. Bujanga/cobra.

Esecuzione: proni gambe e piedi leggermente distanziati, mani sotto la linea delle spalle. Inspirando sollevare lentamente tutto il busto, le braccia, tenere il bacino possibilmente a terra, osservando di scaricare il peso sopratutto sulle braccia forti, le mani a terra ci sosterrano in questa posizione che porta molta energia alla zona dei reni e surreni, entriamo nuovamente nella dimensione dell’acqua, nella sua mobilità, fludità, capacità di adattamento. Bujanga ci porta a una dimensione trasformativa, ci predispone al cambiamento. Osseviamoci senza giudizio.

Ritornare a casa, leggeri nel cuore. Anahatasana/devozione.

Esecuzione: seduti sui talloni, il busto in riposo sopra le ginocchia e le braccia distese a terra davanti a noi, inspiriamo e lentamente all’espiro, solleviamo verso l’alto il bacino, che portiamo in linea con le ginocchia, allunghiamo tutta la colonna – dal coccige al capo – e le braccia, mantenendo le mani forti ben aderenti al tappetino, la fronte poggia a terra. Chiudiamo la nostra sequenza riportandoci a un ascolto introspettivo, dalla pancia ci porteremo con l’attenzione al cuore, la zona del petto, come se volessimo aprirci alla terra, cercando una totale espansione, abbandonandoci senza riserve e con fiducia a questo ascolto, osserviamo cosa percepiamo, potremo notare uno stato di profonda calma o, in alcuni casi, disagi, ansia, irrequietezza.

Accettiamo tutto quello che viene a galla. Ringraziamoci.

Namastè.