In noi è racchiuso tutto l’universo, gli elementi, le montagne, le foreste e laghi. Il Tao Te Ching esalta ciò che è umile e modesto con la convincente immagine dell’acqua che scorre sempre verso il punto più basso e tuttavia è in grado di trascinare via con sé i sassi.

Dopo aver costruito le fondamenta attraverso alcune posture di “terra”, ora approdiamo all’elemento dell’acqua, coltivando le emozioni e il movimento. Se il primo chakra è collegato alla sopravvivenza e alla struttura, al radicamento e alla stabilità ora, col secondo, entriamo nella dimensione della libertà del fluire e la creatività. È in questa tappa che incontriamo il cambiamento, proprio per l’essenza fluida dell’acqua che a tutto si adatta e si modella non cambiando mai la sua essenza. In questo secondo step ci imbattiamo quindi nella difficoltà di abbandono al movimento e all’instabilità di questo elemento che è per natura opposto alla terra: fluidità, lasciar andare, scorrere, percepire e… cadere talvolta.

Il secondo chakra – Svadhisthana –  significa “collocato nel proprio posto”.

A livello vertebrale lo troviamo tra la prima, la seconda e la terza vertebra sacrale, collocato alla radice degli organi genitali vede interessare tutta la zona contenuta dal bacino e la fascia lombare che custodisce i reni e surreni e la zona delle cosce, fino alle ginocchia. Il colore di questo chakra è l’arancione.

Perché un colore “caldo” visto che si parla di acqua?

Perché a livello fisico tutta la zona del bacino rappresenta l’acqua calda del nostro corpo, l’influenza di questo colore è data dall’incontro del giallo (quello del 1° chakra/ terra) e dal rosso (colore del 3° chakra/ fuoco). L’arancione rappresenta così una vibrazione intermedia e con essa tutte le energie positive che custodisce.

L’acqua rappresenta nelle diverse mitologie il “grembo primordiale della vita” che tutto può generare o distruggere. È simbolo di un femminile inconscio e allo stesso tempo terrifico. Grande rilevanza hanno i reni in questa regione, considerati come organi dall’energia ancestrale (anche secondo la medicina cinese), cioè dell’energia originaria che permette la vita nell’organismo. In effetti la funzione dell’apparato renale è proprio quella di mantenere la vita separando continuamente le scorie da una parte e dall’altra quelle buone. Se tutta questa zona funziona poco o male l’energia dell’individuo sono scarse.
Ecco perché è fondamentale lavorare sul secondo chakra, per mantenere equilibrato l’organismo soprattutto nel periodo autunno/inverno che è il momento ideale per lasciare andare tutta l’abbondanza donataci dell’estate e cominciare la transizione verso il freddo e silenzioso inverno, dunque verso il cambiamento più introspettivo di questa stagione che porta il focus proprio nella zona renale e genitale che accusa maggiormente il passaggio stagionale.

Per introdurvi in questa favolosa “acqua calda” ho scelto una postura che rappresenta proprio la possibilità di cambiamento e trasformazione.

Bhujanga-asana,la posizione del cobra

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Bhujanga è il nome specifico del serpente cobra, simbolo del dio Siva che lo porta al collo, ai polsi e alle caviglie ad indicare lo scorrere del tempo. Il serpente rappresenta il cambiamento, la duttibilità, la trasformazione; può entrare nella profondità della terra, salire sugli alberi o immergersi nelle acque, può cambiare pelle e indica la possibilità di scandagliare le profondità dell’essere umano. Analogamente il serpente si distingue da tutte le specie animali, come l’uomo, ma nel senso contrario. Se l’uomo è il risultato di un lungo sforzo genetico il serpente quale creatura fredda, senza zampe, ne peli, ne piume va messo all’origine. Uomo e serpente sono agli opposti ma complementari. Questa forma è tra le 32 fondamentali descritte nel testo più antico inerente l’hatha-yoga, la Gheranda Samhita, che contiene il maggior numero di tecniche descritte del x secolo a.c.

Bhujanga, esecuzione

In posizione prona, con le mani a terra sotto la linea delle spalle, la fronte e la punta del naso toccano il suolo. All’inspiro sollevare lentamente il capo, inarcando il collo, poi alzare il busto, completamente se riusciamo, mantenendo il bacino a terra e stendere le braccia con le mani ben presenti a terra. Il viso dopo un primo sguardo al cielo si porta diritto. È possibile eseguirla parziale se avvertiamo troppa tensione alla zona lombare, ossia, anziché avere le mani a terra si manterranno gli avambracci, mentre le braccia risulteranno perpendicolari alla terra per sostenere il busto che si solleva.

Bhujanga, mantenimento

All’inizio Bhujanga non è una posizione confortevole, saranno notevoli le “pressioni” soprattutto nella zona lombare e una fatica importante sarà localizzata nelle braccia che sostengono il busto. Inizialmente mantenete la postura da 5 a 10 respiri osservando di non creare tensioni inutili. Se il bacino non poggia a terra ma si mantiene sollevato non preoccupatevi, questo succede per due motivi: primo perché il corpo si deve abituare e la forma adattarsi a voi, secondo perché possiamo avere una conformazione e struttura ossea che non ci permette la discesa col bacino verso terra. La postura è controindicata se abbiamo ernie ombelicali, (faremo la parziale solo per qualche respiro), gravidanza e nel periodo mestruale se c’è un flusso molto abbondante. Particolarmente indicata al mattino.

Bhujanga, benefici

Se manteniamo a lungo, fino a 33 respiri, questa posizione i benefici saranno notevoli: tonifichiamo e massaggiamo tutto l’apparato genito-urinario, favoriamo la produzione di cortisone, regolarizziamo i cicli mestruali, miglioriamo la digestione. Rafforziamo le spalle, le braccia ed elasticizziamo tutta la colonna vertebrale. Molto adatto alle persone chiuse in uno schema, dunque rigide, che non lasciano andare facilmente gli stati emozionali; inoltre aumenta il calore corporeo, distrugge tutte le affezioni e risveglia la kundalini.svanbhuja_fluidità_yoga

Se vogliamo viverla nella fluidità del movimento questa forma si abbina molto bene ad una altra postura che fa da contropposizione – Shvanasana, la posizione del cane – agendo in maniera complementare nelle parti del corpo dove si è lavorato maggiormente; se volete provare ad eseguirla prima di rimanere nella staticità della postura, provate a ripetere queste due forme in sequenza nella fluidità del movimento (in vinyasa) 6/12 volte. Nella posizione a carponi – mani a terra sotto la linea delle spalle e ginocchia a terra, inspirando puntare i piedi e portare il bacino verso l’alto allungando la schiena, le braccia e le gambe, talloni ben aderenti a terra, espirando scendere verso il suolo in bujanga portando le gambe a terra e mantenere il busto sollevato e le braccia tese. L’inspiro riporta a Shvana e l’espiro in Bhujanga.

Scopritevi…fluidi! Buona pratica!