Eccoci arrivati all’ultima tappa legata al mondo dell’acqua ed entriamo alla fine del nostro percorso “fluido” con la figura di Kurmasana, la tartaruga. Tra gli 8.400.000 asana Kurmasana è tra i 32 fondamentali segnalati nel testo della Gheranda Samhita (XI secolo), uno dei testi più antichi e importanti per quanto riguarda l’hatha yoga. Ho scelto questo asana per diversi motivi che mi piacerebbe brevemente elencarvi per rendere la vostra pratica più consapevole, perché alla fine è lì il nocciolo della questione. Potremo fare forme difficilissime, sudare “7 camicie” per mantenere anche solo per pochi respiri una posizione ma se perdiamo di vista il significato, ciò che quella postura ci racconta, ci narra (di noi) perdiamo la pratica più importante e quella che ci servirà di più: il simbolo attraverso il quale entriamo nella consapevolezza del nostro corpo, che ci dona ogni volta un nuovo punto di vista, una nuova condizione, per viverci sempre più nel presente.

Kurmasana, una forma che porta a sperimentare la chiusura, l’introspezione e allo stesso tempo l’apertura, in uno stato di abbandono senza sforzo verso la terra.

Direi che questa forma ci sta tutta in questo periodo post-festività, dove con l’arrivo del nuovo anno siamo soliti fare bilanci, aggiustare cose che non vorremmo più o aggiungerne altre, progettando nuove mete e traguardi per il futuro. Ritrarsi su se stessi è una bella idea e un buon regalo che potete farvi appena potete, soprattutto nel rientro caotico alla routine. Sintonizzandovi su di voi, sul respiro e su ciò che vi rappresenta esternamente (il corpo) ma non nel suo senso estetico ma nel suo senso più fisico, concreto. Sentire il corpo, ascoltarlo, vi farà entrare in una dimensione più consapevole, presente e centrata su di voi e le vostre necessità e questo ascolto c’è solo nell’immobilità, quando tutto si arresta e noi rimaniamo semplicemente ad osservare.

Non è facile rimanere anche “solo” per un minuto immobili in una posizione, però è proprio nel “fermo immagine” che riusciamo a capire molte cose, ogni respiro ci porta ai punti “dolenti” e anche a quelli più “felici”, ad ogni respiro la forma diventa sempre più familiare, ad ogni respiro la percezione di noi nella forma cambia, cambia la sensazione del corpo, cambia il respiro, c’è un ascolto inevitabilmente più sottile, differente, trovando una nuova comodità e stabilità che solitamente non avremo mai potuto sperimentare.

kurmasana acqua tartaruga

Kurmasana, il simbolo

Kurma è il simbolo dello yogin, in quanto rappresenta una persona in grado di isolarsi, di ritrarsi dai suoi sensi e di concentrarsi su se stessa, frapponendo una corazza tra il se e il mondo esterno (non a caso quando pratichiamo questa posizione un senso di protezione e accoglienza invade il corpo). Indica la quiete e la pace mentale. La corazza inferiore rappresenta la terra, quella superiore ricurva simboleggia la volta celeste, il corpo l’atmosfera. Kurma porta dentro di se il fuoco e ama l’acqua in cui potersi immergere per spegnerlo.

ESECUZIONE

Posizione parziale di Kurmasana

Portatevi seduti con le gambe flesse, lepiante dei piedi unite e le ginocchia divaricate verso il suolo. L’inspiro accompagna il busto in allungamento verso il cielo, l’espiro vi fa scendere mentre le mani scivolano al di sotto delle caviglie e afferrano i piedi: la fronte scende verso i talloni.

Posizione completa di Kurmasana

Da questa posizione portate le mani a passare sotto le cosce ad avvolgere il bacino con i palmi delle mani a terra. La fronte scende fino al suolo all’interno dei talloni.

Benefici

I trattati yoga menzionano numerosi benefici legati alla pratica di kurmasana:

  • allunga i muscoli dell’intera colonna vertebrale e pertanto contribuisce ad alleviare mal di schiena e sciatalgia;
  • massaggia gli organi interni addominali, facilita la peristalsi e quindi la digestione e la costipazione;
  • potenzia la funzione depurativa dei reni incrementandone la diuresi e migliorando i sintomi dei disturbi urinari;
  • migliora la circolazione e la flessibilità delle articolazioni delle anche e delle spalle; amplia la capacità polmonare;
  • permette di entrare in uno stato di rilassamento che aiuta a ridurre lo stress e migliorare l’insonnia;
  • facilita il flusso sanguigno cerebrale e quindi può ridurre gli attacchi di mal di testa;
  • promuove uno stato di tranquillità, profonda calma, equanimità e abbandono permettendo alla mente di quietarsi e di praticare pratyahara, uno degli 8 ashtanga dello yoga sutra di Patanjali.

Questo asana è particolarmente adatto alle persone che vivono troppo di esteriorità e che hanno invece bisogno di rivolgersi al loro interno. A livello energetico lavoriamo sul secondo e terzo cakra, rispettivamente acqua e fuoco.

Buona Pratica!