Cosa succede quando le parole vogliono essere immagini.

Se il lavoro di un artista ti fa sorridere da sola davanti allo schermo, quasi sempre ti resterà impresso per molti mesi a venire. E infatti, era da un sacco di tempo che cercavo un pretesto per parlare di Word as Image, progetto di cui mi ero innamorata già qualche anno fa e che all’epoca aveva fatto il giro un po’ di tutto il mondo (digitale).

In effetti Ji Lee, brillante creatore di questa serie di immagini/parole, non è esattamente l’ultimo arrivato in materia di creatività: attualmente direttore creativo presso Facebook, lo è stato anche nientemeno che in Droga5 e Google, oltre ad aver collaborato con alcuni tra i più importanti network pubblicitari per clienti come Nike, Coca Cola ed Heineken; in più, sono certa che tutti voi abbiate visto almeno una volta qualcuna delle sue creazioni, tipo The Bubble Project, 10 Levels of Intimacy in Communication o Favorite Places on Google Maps.

E, insomma, proprio mentre ricapitavo sul suo sito, ecco che scopro che non solo è appena uscito un libro che raccoglie le migliori immagini del progetto, ma che c’è anche un video promozionale che anima, rendendole ancora più belle, le parole di Ji Lee, parole che si credono immagini.

E nonostante su twitter si sia scatenato un piccolo dibattito sull’originalità del suo lavoro, non smetterei mai di guardare le parole diventare piccole opere d’arte del pensiero laterale, le tipiche immagini che fanno dire: potevo pensarci io. E che fanno sorridere da soli davanti al computer, ovviamente.