Paris, day 6

Stella stellare. Meravigliosa. Stratosferica.

Sto cercando di scrivere qualcosa di più profondo ma abbiate pietà: il party after show è finito alle 3 di mattina, ed essendomi svegliata alle 6 del mattino precedente, ho un unico neurone che sta ancora ballando su Mary J. Blige e Alicia Keys, che tra l’altro dal vivo è doppio wow.

Ieri era in prima fila allo show ed era stunning nel suo tubino bianco e nero. Alle sette eravamo in location, con i nostri tacchettini e una cornice che parlava da sè: l’Hotel de Ville.

Sound check,make up and seating e voilà: in un attimo sono arrivate le 9.30am, abbiamo aperto le porte.

C’è una certa emozione ogni volta che ci troviamo all’alba di una nuova sfilata.

E’ realmente uno show: le celebrities, le redattrici, i contrattempi dell’ultmi minuto, l’effetto sorpresa della collezione.

E’ una specie di tachicardia, e in un attimo, senza che nemmeno te ne rendi conto hai già briefato le Quotidianiste sulla collezione, fatto sedere i vari Direttori, riesci persino a incappare in Scott&Garance e riuscire a ignorarli perché Madame Sozzani è on her way e bisogna in un secondo riuscire a preparare tutto in maniera perfetta per il suo arrivo, e in maniera altrettanto perfetta farsi trovare senza fiatone.

Tutti ai posti, quindi.

Qualche –solita e scontata – lamentela sulle prime file, ma tutti vigili  e attenti, pronti e fieri di vedere la nostra Stella brillare Io ero accanto a Bailey, la  (seconda) bimba di Stella: una nana tutta biondina, deliziosamente vestita con tutù rosa a pois che appena è partita la musica ha iniziato a ballare.

Accanto a noi anche i nani di Natalia Vodianova, che appena hanno visto la mamma sfilare, hanno iniziato a giggles.

Adorato.

Ovviamente tutte belle. Buon sangue non mente.

Wow super wow anche la colonna sonora: D’banj ‘Oliver Twist’Mattie Safer ‘Is That Your Girl?’ (Skeet Skeet remix), Ceci Bastida ‘Have You Heard?’ (Skeet Skeet remix),Ginger Ale ‘Happy House’Die Antwoord ‘I Fink U Freeky’ ,Human League ‘The Things That Dreams Are Made Of’,Wings ‘Nineteen Hundred and Eighty Five’.

Gli abiti.

Lei si che la sa lunga.

Punto.

Stella ci vede lungo.

E’ una visionaria.

La sfilata rievoca il tradizionale stile country inglese, con un plus di energia metropolitan. Il jacquard è il tessuto sovrano, lavorato in doppia crêpe con ricche sfumature. Total white e blu note. Tagli decisi e Men’s Sea Island cotton in blu Oxford giocano sul tradizionale incontro a scuola tra ragazze e ragazzi dai pantaloni bassi. La maglieria è ricamata a mano con una tecnica ispirata agli arazzi che utilizza un insieme di tessuti preziosi come Alpaca, mohair e seta nel rivestimento esterno; le gonne corte e voluminose sulle tonalità tenui del grigio attirano l’attenzione. L’outerwear si ispira a forme architettoniche che riportano le tradizionali tecniche della Saville Row in una femminile clessidra con dettagli di pregio sui colletti aderenti.

E poi le scarpe.

Scarpe bio degradabili. Ne parliamo?

Questo è il futuro, ladies and gentleman. Poi il party.

Come sempre ci siamo veramente divertiti.

C’erano anche Arizona e Anja che ballavano accanto a me.

Io credo che le modelle siano creature celestiali. Sono così belle.La mia preferita adesso è Karmen.

I miei angeli custodi per l’intera serata: la mia Alina, Renato e Chri, con i quail abbiamo ballato tutta la sera insieme a Eva, Giovanni e il fidanzato di Giovanni.

Scatenati su ogni genere di canzone che il Dj metteva.

Doppio wow.

Ogni tanto la mia anima da ragazza disco torna fuori.

So che dirla ora sembra strano, ma giuro giuro giuro che anche io posso dire, ho ballato sul cubo al Madame Claude, nella mia giovinezza.

Cioè per dirla tutta, non sono sempre stata old inside, come mi dice Lui.

Se la me di 16 anni incontrasse la me di ora, le direbbe “how loser!”. Aborrivo (urg, si dice così? Di nuovo perdonatemi, ma l’unico neurone che era quasi vegeto all’inizio di questo post, è stato sedato con due Aleve da 400mg) il cosìdetto tempo meditativo: coperta, tisane e libro per me significava solo una cosa: punizione. Invece la Otta di adesso adora queste cose. La me di 16 anni non usciva ma i con un capello fuori posto, non si faceva vedere in pubblico con gli occhiali e tennis shoes, queste sconosciute.

Comunque.

Mi ricordo anche di aver salutato un altra milionata di persone, ma sinceramente non ricordo chi esattamente.

Ho perso il conto dopo il quarto vodka lemon.

(prometto solennemente giuro che da domani per almeno 2 settimane vivrò di riso integrale, decotti detossinanti, acqua, verdure e amore)

So che ho litigato alla porta con due cafone americane, che sinceramente, non fosse stato per il mio collega avrei rimbalzato con tanta soddisfazione.

Domani casa finalmente.

Ma prima ci sarà il petite dej con la mia Camilla, lo shopping compulsivo a Charles de Gaulle e 2 ore di edificanti letture di Madame Air France.

E come in ogni viaggio, il bagaglio è pieno di ricordi.

Questa volta c’è il profumo dell’aria che entra dalla finestra dell’ufficio, le donuts di Starbucks e le madeleienes alla menta e timo,  le risate con i colleghi, il fantastico regalo di Camilla, la cena con Sara, e il succo di lichi che è diventato il mio nuovo must al ristorante thai.

Ps. Non mi sono comprata le scarpe di Pierre Hardy. Mi soprendo da sola di quanto brava sia diventata.