Paris, day(s) 3, 4, 5.

“-3 giorni alla sfilata. La frenesia è nell’aria, il nervosismo pure. Oggi sono letteralmente volati persino filtri bollenti di tè. Ieri tutti i nostri programmi sono stati scombinati da Azzurro. Siamo rimasti a lavorare fino alle 9pm, inchiodati alla scrivania a controllare gli ultimi inviti.

Niente Printemps.

Ma, Michelle ed io, approfittando di un momento di libertà perché Azzurro e Lady Tremain erano in riunione, siamo letteralmente evase dalla fortezza e corse nel nuovo shop di Acne, che è veramente bellissimo.

Peccato che io non riesca mai a comprarci nulla, nemmeno quando  Lui ed io eravamo a Copenhagen: adoro le loro gonne di pelle, e i loro stivaletti, ma poi alla fine, quando sono lì e provo gli abiti, non sono nulla da farmi correre al registratore di cassa e lanciare la carta di credito.

Siamo stati a cena in questo posticino meraviglioso, gestito da un NewYorker, metà canadese, metà americano, metà francese: da fuori non gli davamo una lira. Anzi, stavamo quasi per picchiare il corrispettivo me francese, Pierre, che aveva organizzato la prenotazione. Tuttavia siamo entrati, a riprova che la prima impressione non è sempre quella giusta.

E’ stato un paradiso per noi foodies. Una esperienza culinaria meravigliosa.

Oltre che una cena veramente divertente, ci siamo letteralmente sbellicati dalle risate: eravamo io, Pierre e suo marito – Vive la France e i Pac-, Edo e Salim, la mia Sarina, Michelle e Olly, che è veramente tres deliziosa. Dunque ecco il menù: storione alla griglia in latte di cocco, citronella e mousse di granchio. Insalata di foglie di barbabietola. Crocchette di patate. Soufflè al cioccolato e madeleines al lemon grass e menta. Fatte nelle cocotte. Ho adorato.

(…)

Bello avere in ogni città dei posti confortanti, dove tutto è e rimane uguale, dove ci si trova bene e ci si sente coccolati. Fa sentire cittadini del mondo.

Che altro? La mia manicure shellac regge e ho comprato due tazze per me e Lui da Starbucks.”

“Che giornate queste! Scorrono con una velocità impressionante. Volano e non ti accorgi nemmeno che arrivi a sera. Noi dell’Ufficio Stampa siamo stati relegati ai piani alti della fortezza: ovvero siamo in una mansarda minuscola in venti persone.

Il weekend mi pesa sempre un po’, in queste settimane di moda parigina: perchè di solito il weekend è dedicato a noi, ai risvegli lenti, alle coccole, alla nostra casa. Il cuore non batte in maniera regolare, è un po’ in affanno.

Questa notte ho avuto un altro incubo tremendo: un serpente che camminava accanto a me su delle scale in discesa, e a un certo punto attaccava quello che doveva essere il mio micino. Io afferravo un ombrello per scacciarlo, ma lui era troppo forte.

Poi mi sono svegliata. Erano già le 7.40am, quindi ho esitato ancora un po’ nel lettone troppo grande, guardando l’IPad e il corriere online. Mi sono preparata e ho avvertito un leggero mal di gola, di quelli che impastano la gola e fanno venire dopo un po’ la febbre. OpsyDopsy. Pantaloni in seta a pois, mini golfino di MiuMiu e scarpe con fioccone di Stella.

(…)

Ti salutano, ti sorridono, tutti qua come formichine lavoratrici pronte a vedere ciò che è il risultato di tante ore passate a cucire, creare, inventare. Ciò che sarà per noi il lavoro dei prossimi sei mesi. Ciò che lunedì mattina ci farà alzare alle 6am e correre in location a sistemare le seating cards, ma con il sorriso, perché ci regalerà un’emozione.

Non ho ancora deciso cosa indosserò tra due giorni, pronta per affrontare una front row giustamente stanca dopo il tour de force londra-milano: dopo la debacle con l’abito per via di Lady Tremain, ho appartato un abito blu della sfilata P/E 2012 e un tubino in pizzo giallo e nero della Spring.

Devo ricordarmi di comprare l’autoabbronzante, perché mi è stato detto che le gambe devono essere nude, senza calze. E le mie gambe hanno il candore di un inverno passato a coprirci.

(…)

La serata è stata carina, forse un po’ nostalgica, ma divertente. Purtroppo il cibo non è stato assolutamente all’altezza delle aspettative: bistrot Vivienne, un nome da scordare. Questa sera ho in mente una girlie stay in night, altrimenti il mio fisico alza bandiera bianca molto prima del previsto: ho invitato Alina e Camilla per un picnic in camera mia, film e chiacchere, Anche perché domenica, come da tradizione finiremo non prima di mezzanotte.

Ho voglia di mare, sabbia tra i capelli, spaghetti al dente alle vongole, di “gesti che fanno la differenza e risate contagiose”.

“Perché amo Paris:

– Perché narra leggenda che sono stata creata qui.

– Perché è la patria dei croissants, delle baguettes, della creme brulè e di Garance Dorè.

– Perché Charles de Gaulle è l’aereoporto più bello del mondo.

– Perché le parigine sono la sintesi dello chic: difficile trovare qualcuno vestito male per le strade di questa città.

– Perché  i vini francesi sembrano tutti leggeri, ma poi ti segano le gambe e finita la bottiglia ti aiutano a non sentire la malinconia di casa.

– Perché c’è Rue Cambon e Chanel.

– Perché hanno le farmacie più belle del mondo.

– Perché una Lorreine fa subito Quiche, una Madaleines fa subito madeleines e una patatina diventa subito french fries.

– Perché le strade di Parigi cantano la vie en rose.

– Perché è la città di Camilla, una delle mie migliori amiche.

– Perché il pain au chocolat + l’omelette au jambon + l’orange pressè è la colazione dei campioni.

– Perché quando chiedi l’acqua, non chiedi “eau” ma “ une Evian s’il vous plait”, e il tè si chiama Mariage Fraires.

– Perché hanno Elle che esce a cadenza settimanale e la rivista più bella di tutte: Air France Madame.

– Perché le francesi sanno fare chignon bellissimi.

Immagine più bella oggi? Stella e la sua bambina, deliziosamente in stella kids, con gonnellina da indianina, stivaletti da cowboy e camicia in jeans, nella cucina in showroom, alla ricerca di mashed potatoes.”

“Cami&Otta.

Ci conosciamo da circa 10 anni. Siamo diventate amiche all’università e non ci siamo più lasciate. Siamo sempre state lì, una per l’altra, nonostante lei si sia trasferita a Parigi anni fa, per amore. Ieri sera siamo uscite, siamo andate nel nostro ristorantino preferito, le Petite Marchè, e ho pianto come una bambina.

Mi ha fatto il regalo più bello: in una lunch box mi ha fatto trovare due mini scarpette azzurre e una lettera. Mi ha chiesto di fare da madrina al fagiolino che aspetta.

Mai in vita mia mi sono sentita così importante.

Questo per me è il regalo più grande.

Nulla mi da più gioia dei miei affetti, della mia famiglia e delle persone che amo.

Il resto è un contorno: bello per carità. Infiocchettato con crinoline e chiffon, bellissimo, ma pur sempre un contorno.

Sapere che Camilla conta su di me, e che ha scelto me, proprio me, che ho mille difetti, che non so risparmiare, che mi offendo per nulla, che sono la regina del drama, che soffro di logorrea scribacchina, che sono anche un po’ pettegola, che squadro le persone se mi sveglio male, che sono umorale, che al mattino i miei capelli sono più crespi di alghe mischiate a muschio.

Ecco.

Sapere che ha scelto me come guida del suo piccolino, come zia ufficiale, come tutelatrice – si dice così- dell’adorato fagiolino che porta in grembo. Beh. Mi riempie di orgoglio e mi fa pensare che forse, forse, non sono poi così male.

E mi fa promettere solennemente che mi occuperò sempre di te, sia se la tua mamma deciderà di chiamarti Alvise o Filippo o Tomas, che ti  insegnerò che le femminucce vanno trattate con rispetto e tenerezza, che a volte va bene piangere e ammettere i propri errori, anche se si è maschietti.Ti porterò ai concerti, si forse sarò un po’ attempata e tu ti vergognerai di me, o piccolo frugoletto della zia, per come ballerò, ma ci divertiremo e ti comprerò la fanta e le caramelle gommose. Ti iscriverò con me ai corsi di cucina e ti obbligherò a seguire corsi di bricolage perché un maschietto deve avere una buona manualità e sapere come aggiustare un tubo in casa, se si rompe.

Non vedo l’ora, vedrai ci divertiremo un mondo.

Cambio discorso perché altrimenti mi commuovo ancora.

Siamo tornate camminando al mio hotel, abbracciate issime issime e facendo progetti su quel che serà, serà.”

N.B. Leggi qui com’è andata a finire.