Questa mattina sembrava una mattina qualsiasi, la pioggia fuori, il tè caldo, la voglia di scrivere il blog, raccontare i miei pensieri.

Sono arrivata in ufficio e come prima cosa, come ogni mercoledì, ho aperto Vanity Fair: Capitani aveva promesso tutto il rosa della vita a partire da questa settimana, con l’entrata di Venere nel segno, quindi volevo assolutamente leggere l’oroscopo, speranzosa di trovare la soluzione a ogni mio problema, reale o fittizio che sia.

In realtà il giornale si è aperto su un’intervista a Kate Winslet: si è fatta ambasciatrice di the Golden Hat, un’associazione che aiuta i bambini autistici e le loro famiglie. L’iniziativa è bella quanto è bella la nostra morbidosa attrice titanica: metti un cappello, scatta una foto, scrivi una frase. Complice la pioggia, oggi ho anche io un cappello per proteggermi dall’umidità.

Complice il soggetto dell’iniziativa, non posso non parlarne anche io.

E voglio parlarvi di un certo bambino, dagli occhi neri e un cuore tanto grande.

Terzogenito di un papà generoso e di una mamma sincera, venuto dopo due femmine alquanto viziate e capricciose, ma oneste e piene di affetto per quel frugoletto che quando ti guarda sembra che voglia proteggerti con le sue manine grasse da tutto ciò che di brutto succcede nel mondo, lui così piccolo e silenzioso, lui così ghiotto della vita e del cibo, lui fan della playstation e desideroso di coccole, lui così intelligente, e oltre.

Oltre ai classici standard di comunicazione. Oltre ai canonici tempi di learning dettati dal programma scolastico istituzionale. Succede che poi, a questa allegra famigliola, accade un lutto: il nonno manca d’improvviso, e si è tutti molto colipiti.

Il nonno così grande e forte che sempre c’è stato, che sempre ha affrontato a testa alta ogni problema, dolore, e battaglia, vincendo ogni guerra.

Il nonno un po’ burbero che però quando rideva gli ridevano gli occhi, e noi ci si commuoveva a vedere quegli occhi così azzurri e profondi, costellati da tante rughette che segnavano ogni strada percorsa, ogni sogno rincorso, ogni emozione rubata.

Dicevo, quindi, che tutti si era molto addolorati per questa perdita, ma questo certo bambino, più di tutti. E nessuno se ne era accorto.

Si è chiuso nel suo silenzio, aveva paura del buio, aveva avuto il suo primo incontro con la fragilità della vita, una persona c’è, oggi, forse domani chissà. E noi eravamo tutti presi dal nostro dolore per capire come effettivamente questa separazione per il nostro piccolo eroe si fosse trasformata in un vero e proprio trauma.

E la vita va avanti, e va avanti in un batter di ciglia: e i problemi vengono a galla, e tu nemmeno te ne accorgi, ma in realtà sono sempre stati lì, a fissarti.

Il nostro piccolo eroe non apprendeva: non voleva leggere, non voleva scrivere, rimaneva indietro con tutto ciò che l’istutuzione aveva deciso che erano tappe fondamentali per quell’età particolare, come se ogni cosa che apprendiamo debba essere rinchiusa in un segmento puntato e delimitato, circoscritto a una fase, e poi semplicemente archiviato e oltrepassato.

Non mi dimenticherò mai il giorno in cui il mio papà mi disse che avevano dovuto dichiarare in Comune la disabilità di mio fratello, il mio campione, il mio piccolo grande eroe.

Seppure leggera, ma c’era, questa diamine di disabilità, o forma di autismo, come dir si voglia. Era lì, che voleva spaventare tutti noi.

E invece no.

Da qui voglio solo aggiungere che dopo un percorso faticoso, dove mio papà e Patrizia, sua moglie sono stati splendidi nell’affrontare questo, dopo anni di insegnanti di sostegno, psicologi e dottori, il nostro Paolo, ce la sta facendo. E ce la sta facendo da solo, con la sua intelligenza, la sua tenerezza. Paolo è un piccolo uomo di 12 anni, che ama così tanto noi sorelle da stringerci forte di nascosto quando ci vede tristi. Ama giocare alla playstation, rubare l’iphone a me e a Lui, adora cucinare ( e fa le polpette più buone che io abbia mai mangiato), ed è un romanticone. Si forse è un po silenzioso, ma nessuno come lui sa capirmi con un solo sguardo. Nessuno come lui sa come conquistare chiunque gli sta intorno. E’ generoso. E’ buono. E’ intelligente. E’ meraviglioso, in due parole. Ed è mio fratello. E siamo tutti fieri di lui, lo siamo sempre stati e sempre lo saremo.

Diversità è bellezza, peculiarità e originalità. Io l’ho sempre pensato e sarà sempre così.

Cara Kate, te che mi sei sempre piaciuta dai tempi di Titanic. Te con quei capelli meravigliosi, quel corpo che richiama la morbidezza e golosità del burro, con la tua carriera costellata di sucessi, te che hai messo per prima l’abito a pois di Stella e che sei quella a cui stava meglio.

Cara Kate: ecco la mia foto con il cappello. E la mia frase, tratta da una poesia di Neruda.

Ti porterò dalle montagne fiori allegri,copihues,
nocciole oscure, e ceste silvestri di baci.
Voglio fare con te
ciò che la primavera fa con i ciliegi.

– 2 e si parte. Che bellezza. Non vedo l’ora: ovviamente ho già cominciato mentalmente la lista delle cose da fare e portare.

Ieri sera guardavo SOS Tata e mi domando e chiedo come un tale programma riesca ad ipnotizzarmi così: all’inizio rido, perchè i capricci che fanno certi nani sono veramente esileranti. Poi finisce sempre che quando la tata se ne va e lascia la lettera alla famiglia, mi commuovo.

Certo è che io vorrei proprio Tata May fissa 24 ore al giorno, quando arriveranno Irma e Carlo. Lei è una forza della natura e adoro, adoro adoro le sue chicche di favole sull’Africa.

Beh devo dire che sono proprio Sky dipendente: SOS Tata, Sex and the City ( che amarcord i vecchi episodi!), How I met your mother, ogni documentario su animali strani su Discovery, com’è fatto, criminal minds, wedding planners,renovate my house, man vs food…insomma, datemi Sky e fate di me una donna felice, serena e appagata: e la mia Dolce Metà lo sa, eccome se lo sa. Infatti basta accendere la televisione che ogni problema magicamentente dissolve, ogni mia turbolenza, capriccio o fatti di principio che un minuto prima sembravano insormontabili che tutto si scioglie come neve al sole.

Lo so, è abbastanza preoccupante: vorrei tanto rincasare la sera, bere la mia tisana ascoltando Bach o Mozart, mettermi la crema da notte tutta profumata, un night dress di seta preziosa, leggere tre pagine  del libro di turno e poi spegnenre la luce ancora cullata da cotanta cultura e delicata aurea.

Invece la maggior parte delle volte mi addormento bevendo il vino dolce che mi ha regalato Pret-à- Mamam ( ammappate vale se è buono quel vino dolce!), sul divano, ancora truccata e in tuta. Lo sforzo sovraumano che faccio per adagiare le mie dolci membra poi nel letto, struccarmi e infilarmi qualcosa di carino ( ma per carità sempre caldo…anche con 30°C fuori io devo avere una coperta e soprattutto l’orecchio destro coperto.)

Nuove ossessioni: cosa fa più primavera della sfilata estiva di Vuitton? Nulla. Forse le peosie di Neruda, a dire la verità.

Ma la bellezza del total look sulla copertina del D Magazine piace assai e turba le finanze di noi giovani donzelle:  domando e chiedo se è possibile quanto meno trovvare la copia cheap and chic da qualche parte, quanto meno della camicietta. E del golfino. perchè la gonna vien da se, un po’ come non c’è due senza tre e il quattro appunto… è subito dopo.

Aprile dolce dormire: ieri osteopata, che mi ha detto che c’è un piccolo nervo collegato al collo, che parte dal rene. Se il rene è affaticato, il collo si blocca. Questo perchè mi sta ri balance la mia colonna vertebrale. Mi stava, credo, suggerendo di  non affatticare i reni. Freccettina: bere poco alcool e mangaire cose sane.

Riflettevo ieri sera bevendoci sopra un unbicchiere di gerwustraminer: i dottori sanno essere alquanto troppo categorici. Mica tutto ciò che ingrassa, strozza. E poi il vino, quello buono, fa bene. Soprattutto dopo una giornata piena di parole. Serve a stemperare la tensione.Poi un bicchierino ( okay, forse due)  a sera, non fa male.Hic.

Intanto, Milano si sta ricoprendo di cartelli enigmatici, come ogni pre Salone del Mobile… attendiamo con ansia tutte le feste, che sono sempre un’occasione ghiotta per bere e mangiare a scrocco, vedere gente strana e camminare per via tortona in tacco 15,8 cm mangiando grassissime salamelle.

Alla salute del mio osteopata, per l’appunto.