The Whole Love.

Bene, Wikipedia, come ben sapete, l’hanno chiusa, poi riaperta, ergo non farò scivoloni su una svista dall’inglese, così almeno zero critiche e siamo tutti felici e contenti.
Sic stantibus rebus, mentre è successo questo alla nota enciclopedia online, io stavo ascoltando il nuovo dei Wilco.
Si tratta dell’ottavo album, The whole love, uscito il 27 settembre.


Conosciamo tutti i Wilco, in breve: sono una band americana di Chicago, con 8 album all’attivo e due raccolte live. The whole love è il primo disco registrato con la loro personale etichetta, la dBpm Records. Il titolo si ispira a sentimenti astratti, ma riportati in maniera concreta; da un lato un’amabile chiacchierata con il compagno della scrittrice californiana Jane Smiley, dall’altro i sentimenti che vengono ad innestarsi tra padre e figlio, un rapporto travagliato, con alti e bassi, parole dette e non dette, sentimenti espressi e non espressi, una comunicazione a volte fluida a volte statica tra un genitore e suo figlio, tra età adulta e infanzia. Ma non è detto che non sia un disco che una coppia innamorata non possa ascoltare, quando ci si dice addio in stazione, o in chissà in quale altro posto. Insomma, mi fa pensare ad un lungo accomiatarsi, un padre che introduce suo figlio all’età adulta, o una coppia che si separa. Che ci posso fare, è un periodo a cui penso a cose tristi.

Bando alle ciancie, si nota già dalla prima traccia un lavoro più “metodico”, più dettagliato rispetto agli ultimi lavori, quasi del tutto istintivi; dalla prima traccia, Art of almost, gli impulsi si rifanno ai Radiohead, ma c’è anche un po’ di elettronica e un briciolo di funky.


Potrei parlarvi di tutte le 12 tracce, analizzandole una ad una, ma sarei prolissa. Così vi esorto ad un ascolto, che deve essere del tutto personale. Il primo singolo lanciato come apripista è I might, una babele di chitarre e tastiere (e alcuni di voi dalle orecchie acute potranno sentirci TV eye degli Stooges, ebbene sì c’è il sample!).

Questo ottavo album in principio era stato ideato come doppio album, o come un album con due facce della stessa medaglia: da un lato un aspetto folk, dall’altro uno più spensierato. Alla fine hanno optato per un disco unico, ma non per questo meno interessante. Per chi pensava che i Wilco fossero andati in pensione e stessero davanti al camino a fare la maglia, iniziate a ricredervi, sono tornati e con molti consensi di critica e pubblico. Li ascolto mentre sono in macchina nel traffico, per estraniarmi da tutto. Il grande ritorno è fatto anche di concerti, con due date in Italia per il prossimo anno, l’8 Marzo all’Alcatraz di Milano, e il 9 all’Estragon di Bologna.

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