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BAT FOR LASHES

Natasha Khan è il tipo di musicista che, alla sua prima performance, ha cantato circondata da tv risalenti agli anni ’70 che proiettano spezzoni tremolanti di “Incontri ravviciniati del terzo tipo” e “Carrie, lo sguardo di Satana”. Che ha regalato le prime copie dei suoi demo dentro contenitori di stoffa su cui aveva personalmente ricamato titolo dell’album e nomi delle canzoni. È il tipo di musicista che dipinge, realizza stampe su lino, ha illustrato un libro per bambini, crea vestiti e decorazioni per capelli che ama indossare durante i concerti, e, per non farsi mancare niente, ha pure scritto la sceneggiatura di un film che non vede l’ora di girare.

Insomma, sembrerebbe quasi impossibile trovare qualcuno che rappresenti meglio di così tutte le sfacettature che può ricoprire il termine ‘artista’. E non è sicuramente solo una questione di abilità tecnica, quanto piuttosto di bellezza e originalità del personalissimo immaginario che Natasha Khan (il suo nome di battesimo) riesce ad esprimere attraverso la sua arte. L’estetica del suo progetto musicale Bat for Lashes è talmente complessa e charmant che ci si potrebbe girare un film, e il risultato sarebbe uno splendido mix di Donnie Darko, Where the wild things are, Alice nel paese delle meraviglie, e l’intera opera di David Lynch.
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A quanto dice la trentaquattrenne, originaria di Brighton, questo mondo interiore ha origine nella sua infanzia, nelle estati trascorse in mezzo al misticismo e all’esotismo del Pakistan (da dove proviene la sua famiglia). Parte della sua ispirazione proviene anche dalla miriade di film da cui è ossessionata, dai suoi viaggi, e dalla sfavillante fantasia dei bambini con cui è venuta a contatto avendo lavorato come maestra d’asilo. Proprio mentre era occupata con questo lavoro, e dopo essersi laureata in Music and Visual Arts, ha iniziato a registrare il materiale che avrebbe costituito il suo album d’esordio Fur and Gold.

FUR AND GOLD
È il 2006, epoca d’oro dell’indie britannico, del nu rave e dei colori fluo. La ragazza si presenta al grande pubblico in un tripudio di copricapi di pailettes e piume, glitter sugli occhi, campanellini, e veri e propri ululati diretti alla folla durante i concerti. L’album è un intricata tessitura di synth-pop/elettro-folk immerso in atmosfere sognanti, mistiche e dark, con testi estremamente suggestivi (Over the times we’ve shared, it’s so so blackened out, and my bat lightning heart wants to fly away), che esprimono al meglio la surrealità e ricchezza del suo mondo interiore. E il video in pieno stile Donnie Darko che accompagna il singolo “What’s a girl to do” è uno splendido manifesto del suo immaginario visivo e musicale. Björk la definisce ‘amazing’, Thom Yorke le chiede di seguirlo in tour per aprire i concerti dei Radiohead, e quando pure Kanye West pubblica What’s a girl to do sul suo blog dicendo I EXTRA LOVE THIS VIDEO, allora già ti immagini l’ufficio stampa di Natasha abbandonare qualsiasi attività per dedicarsi a partite di freccette e birra-pong. È fatta.
Bat for lashes, Natasha Khan

TWO SUNS
Inizia una nuova era per Natasha: conclude il tour, inizia a frequentare Will Lemon, leader della band Moon and Moon (che le era stato presentato da Devendra Banhart) e si trasferisce a Brooklyn per stare insiema a lui. Qui a New York scopre un lato diverso di se stessa, ed è come se non esistesse più solamente la ragazza un po’ persa nel suo mondo, vagabonda e spirituale che si faceva ispirare dalla natura selvaggia e dall’orizzonte delle coste di Brighton. Natasha si ritova all’improvviso a frequentare musicisti all’interno di una scena musicale attivissima, tra gli MGMT e i TV on the Radio, e quando alle feste in giro per gli appartamenti di Brooklyn inizia ad indossare una parrucca bionda, ciglia finte e rossetto rosso (a suo dire come ‘esperimento sociale’), allora nasce il suo alter ego, Pearl. Una versione femme fatale di se stessa, una gemella creata per sfavillare e per essere sempre sempre al centro dell’attenzione. E proprio su Pearl è basato il concept dell’album Two Suns: sui due lati della personalità di Natasha e sul conflitto interiore causato dal trasferimento per un amore poi finito. Solo quando abbandona New York, per esplorare i paesaggi californiani e ritornare poi in Inghilterra, riesce ad incanalare tutte queste folli esperienze nelle canzoni del nuovo album, che esce nel 2009. Il disco conquista ancora una volta la critica con la sua allure barocca, gli arrangiamenti maestrali e suggestivi , e le atmosfere e i personaggi immaginari chiaramente ispirati al lato nascosto di New York di cui Natasha si era innamorata, quello vagamente anni 80, poetico e bohémien. La passata storia d’amore viene rielaborata come una sorta di fiaba che si protrae per tutto il disco.

Bat for lashes, Natasha Khan, A Wall video

THE HAUNTED MAN
Sorprendentemente, è tutta giardinaggio e home sweet home la terza fase della vita artistica di Natasha. Forse esasperata dalla ripetitività delle mille luci dello showbiz e dalla continua ascesa e declino di popstar, decide di spogliarsi di tutte gli elementi che avevano fino ad allora caratterizzato la sua immagine, e anche un po’ dall’intricatezza dei concept dei suoi album precedenti. Si lascia ispirare da donne con un’aura selvaggia e naturale come PJ Harvey e Patti Smith e, dato che per quanto riguarda l’estetica Bat for Lashes non conosce mezze misure, decide di farsi immortalare per la copertina del terzo album The Haunted Man nuda e con un uomo sulle spalle. Assolutamente iconica. Dal punto di vista musicale è decisa a rimuovere un po’ di orpelli per far emergere più distintamente la sua voce, renderla più intensa e capace di comunicare in modo molto intimo all’ascoltatore. Non è un caso che lavori sul disco con Justin Parker, produttore di Lana Del Rey, dato che Natasha ammette di avere adorato la classicità e potenza di canzoni come Video Games. I video che accompagnano i singoli Laura e All Your Gold sono assolutamente emblematici dell’atmosfera del nuovo disco: Natasha espone totalmente se stessa sia vocalmente che fisicamente. Non si nasconde più dietro capelli lunghi, glitter, o parrucche bionde, ed è in una fase pura e naturale del suo percorso artistico.

The Haunted Man è uscito a ottobre 2012, e al momento Natasha ha concluso una collaborazione con Jon Hopkins, guru dell’elettronica made in UK, per la colonna sonora del film Garden’s Heart. Non lascia trapelare nulla su ispirazioni e ipotetici ambiziosi concept per il prossimo album, e di certo da lei ci possiamo aspettare qualsiasi cosa. Le uniche certezze proposito del suo futuro, su che cosa ne sarà del progetto Bat for Lashes, si riassumono in quello che lo stilista Alexander McQueen disse a a proposito di lei:

‘I like people who are not safe and have depth. It’s people like her who should form this generation’s icons: people who are risk-takers, who are, most of all, individual.’