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CRYSTAL CASTLES

C’era un bel po’ di nostalgia nell’aria quando Alice Glass ha annunciato, un paio di settimane fa, lo scioglimento dei Crystal Castles. Perché i due canadesi erano una vera propria avanguardia musicale, con tanto di bizzarro manifesto (We like to make sounds to annoy people. Annoying people still evokes an emotion in them, and when you hear a bunch of crazy sounds you’re gonna feel something) e una buona dose di anarchia e ribellione. Lo scioglimento dei Crystal Castles è la fine di un’epoca anche perché sono una delle band più eclettiche degli ultimi anni, e davano il senso di “appartenere ad una scena”, a quella wasted youth degli anni Zero. Ascoltare i Crystal Castles nel 2007 ti dava davvero l’impressione che stessero succedendo cose nuove e fichissime e che non fosse tutto solo “retromania”.

Crystal Castles, live, Popped music festival

Era l’epoca dei colori fluo, dei Rayban wayfarer che erano un must assoluto, dei synth, dei coretti indie-pop, delle colonne sonore di “Skins”. Gli Arctic Monkeys erano ormai consolidati eroi nazionali con le loro canzoni che raccontavano ordinarie storie di gioventù bruciata. I Justice e il loro electro-house erano riusciti a soffiare il “Best video” agli MTV Europe Music Awards ad un alquanto inviperito Kanye West(“My video deserved to win. It costed one million dollars and Pamela Anderson was in it”). C’era il cosiddetto new-rave di Klaxons, Late of the Pier, e Shitdisco, e video musicali con molti neon e galassie. Gli inni neo-hippie e la surreale psichedelia del primo album degli MGMT facevano breccia in molti cuori e regalavano tanta gioia nei dancefloor. Il termine “indie” risuonava ovunque quanto ora il termine “hipster”. La rivista NME dettava legge.

Alice Glass

È in questo contesto che inizia il culto dei Crystal Castles, duo proveniente da Toronto e e composto da Alice Glass (carismatica, occhi cerchiati di nero, ex punk-squatter) e Ethan Kath (talentuoso produttore con un’aura alla Donnie Darko). Il singolo che procura loro un contratto discografico, Alice Practice, è l’equivalente musicale di un tuffo nell’acqua ghiacciata: qualcosa a cui non puoi rimanere indifferente. La copertina del loro primo disco rappresenta un po’ l’estetica di una generazione, e la potenza devastante dei loro show estasiava un bel po’ di gente.  I loro concerti erano essenzialmente un’ondata sonora di synth-punk accentuata dalla presenza scenica di Alice, garanzia assoluta di un’esperienza fuori dal normale. Come dice Kath “I swear she’s possessed when she sings. I don’t think she even realizes what she’s doing.” 

Crystal Castles, live

Erano brillantemente estremi con la loro volontà di spezzare le strutture convenzionali delle canzoni e confondere gli ascoltatori. Nel corso dei loro tre album sono passati dalle distorsioni synth-punk che suonano come colonne sonore di videogiochi (Crimewave, Courtship Dating) a brani più eterei, oscuri, e introspettivi dell’ultimo album (Sad Eyes, Affection). Un po’ come quando si sono sciolti i White Stripes, è un “break-up” di gente che ha fatto davvero belle cose, e per tutti i nostalgici rimandiamo ai Kap Bambino, Grimes, e ai futuri progetti di Alice ed Ethan.