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OF MONTREAL

Forse era un’impressione mia, forse l’Americano che avevo ordinato al Bronson di Ravenna era particolarmente forte, forse mi sono fatta influenzare dalle super-fans in prima fila con i brillantini sul viso. O forse dipende dal fatto che mi sono ossessionata con gli of Montreal nell’estate dopo gli esami di maturità e quindi per me sono sinonimo di gioia di vivere. Fatto sta che quando sono finalmente riuscita a vedere questo sestetto americano dal vivo, lo scorso febbraio a Ravenna, l’atmosfera mi sembrava tutto un “felicità, psichedelia, glitter, rock’n’roll”. Ma dopotutto, gli of Montreal li riconosci subito per la loro teatralità, l’esplosione di colori che sono i loro video, le opere d’arte che sono le copertine dei loro dischi, il trionfo di psychedelic-pop che sono i loro concerti, e l’eccentricità del frontman Kevin Barnes. E la cosa più straordinaria è che hanno l’entusiasmo e la freschezza “indie pop” di ventenni, quando in realtà suonano insieme addirittura dal 1996. Hanno attraversato molte fasi, sperimentando con un’incredibile varietà di generi musicali diversi: sono passati da un twee-pop anni ’60 ad una versione un po’ arty del glam-rock, passando per disco anni ’80 e synth pop.

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L’anima della band è, al 100%, il leader Kevin. Scrive tutti gli splendidi testi, si diverte a inventare titoli astrusi e intellettualoidi per le canzoni (Heimdalsgate Like A Promethean Curse, Wraith Pinned To The Mist And Other Games, We Will Committ Wolf Murder) ed è a capo di qualsiasi scelta musicale e stilistica. Tutto il percorso musicale degli of Montreal è segnato dalle sue esperienze personali e al suo umore del momento, a partire dal coloratissimo e surreale album del ’99 The Gay Parade fino all’ultimo Lousy With Sylvianbriar, talmente personale che avrebbe dovuto originariamente essere pubblicato come album solista. E l’album capolavoro della band, Hissing Fauna, Are You The Destroyer?, è stato concepito proprio nella fase più cupa della vita di Barnes, in un periodo in cui era dipendente da antidepressivi, soffriva di potenti sbalzi d’umore, ed era emotivamente separato da tutti gli altri membri del gruppo. L’album è rimasto nel cuore dei fans per come unisce magistralmente testi molto intimi che parlano di crisi e paranoie (“I’m in a crisis, I need help, come on mood shift shift back to good again”) a synth allegri e ritornelli naif (e ben poco eterosessuali).

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Sono vicende un po’ da film quelle dei quasi vent’anni di attività degli Of Montreal. Un leader un po’ primadonna, eccentrico e carismatico, che dedica la sua intera vita all’arte anche a costo di sacrificare i rapporti personali. Una band formata insieme ad alcuni membri del collettivo artistico Elephant 6, e battezzata in memoria di una relazione finita male con una ragazza di Montreal. Un grande amore con la collega musicista-artista Nina Twin, un matrimonio, una figlia. E recentemente, pure il side-project di Nina, Harouki Zombi, una band di ragazze con dress code “Zombie geisha” che è attualmente impegnata a portare in giro per l’America i suoi dj-set e performance artistiche. Infiniti tour, dodici album, cambi di formazione, progetti paralleli, sperimentazioni artistiche e visuali. Favolosi show che sono a metà tra concerti, spettacoli teatrali e rave sul palco. E costumi talmente bizzarri che probabilmente nemmeno i guardaroba di Prince, Freddie Mercury e David Bowie riuscirebbero ad eguagliarli.

Ad immortalare la loro così sfacciatamente “cinematografica” carriera ci pensa il documentario The Past is a Grotesque Animal, uscito proprio ieri, il 24 Giugno. Si preannuncia come un intimo “portrait of the artist as a young man” di Kevin Barnes, diviso tra i problemi personali e l’allegra follia dell’infinito tour degli of Montreal. Per noi comuni mortali (a.k.a. non-americani) che non lo possiamo vedere al cinema, c’è un bel link al download sul sito ufficiale.