IntervistaIsTropical_Cosebelle_00

IS TROPICAL, L’INTERVISTA

L’ultima volta che ho visto questi tre ragazzi londinesi, a Bologna, avevano appeso il reggiseno di una ragazza al soffitto. E, anche se non ho visto il seguito, dicono che gli abbiano dato fuoco. Se fosse o non fosse un’azione d’ispirazione femminista me lo sono domandata poi, e non vedevo l’ora di venirlo a sapere da loro in persona.
Gli Is Tropical li abbiamo incontrati sabato scorso al Circolo Magnolia di Milano, dopo un live breve ma intenso con tanto di crowdsurfing del vocalist Simon, pogo allegro, e tantissimo calore da parte del pubblico.
Ci sono mancati. Dopotutto eravamo abituati bene: Simon Milner, Gary Barber, e Dominic Apa, fino all’anno scorso suonavano in Italia ogni volta che ne capitava l’occasione, e si sono creati una reputazione da amiconi festaioli, per cui il contatto diretto con il pubblico è assolutamente fondamentale. Erano reduci da un ottimo album di debutto (Native To), molto hype, e un passato da artisti squatter a Londra. Nel periodo in cui sono spariti dalla circolazione hanno registrato il nuovo album I’m Leaving, e portato in giro per il mondo la loro musica, le loro canzoni che sanno un po’ di dirty dancefloors e un po’ di viaggi in terre lontane.

Is Tropical, Mexico

Is Tropical in Messico

La ragazza di Gary ci ha eroicamente accompagnate in una corsa ad ostacoli per evitare la security e portarci nel loro backstage, che era l’apoteosi della vodka e della joie de vivre. Qui i ragazzi ci hanno raccontato della loro filosofia di vita, del loro ultimo tour in posti assurdi (Perù, Mongolia – con tanto di documentario– Islanda e Ghana) che, a quanto abbiamo capito, hanno affrontato con un’attitudine a metà tra “missione umanitaria” e “ragazzi in gita”. Ma anche di alcune loro vecchie amiche di Londra che ora scrivono su Vogue, fanno bizzarre performance con Lady Gaga, o, beh, si chiamano Florence Welch. E anche di quella storia del femminismo o non-femminismo.

Cosebelle: È successo davvero? Avete dato fuoco ad un reggiseno nel backstage?
G
: Ahah, sì, è successo! Perché questa ragazza non faceva che ripetere “Sono una femminista, sono una femminista”. E quindi gli abbiamo detto “Ah davvero? Provalo”. E le femministe bruciano i reggiseni, no? Quindi l’abbiamo appeso e gli abbiamo dato fuoco, è stato molto divertente. Mi ero dimenticato di questo episodio!

CB: Recentemente siete stati a suonare praticamente ovunque, dall’Islanda alla Mongolia, posti decisamente fuori dalle classiche tappe dei tour delle band. Come mai questa decisione?
S
: In posti come la Mongolia, se vuoi procurarti della musica la devi per forza scaricare illegalmente, e quindi nessuna etichetta discografica ti darà mai la possibilità di suonare lì, perché se il pubblico non compra i dischi non c’è nessun ritorno economico. Ma abbiamo deciso di andare lo stesso in posti sperduti come quello perché quella gente ha tanto amore per la musica e tanta passione quanto il pubblico in Europa o in Nord America, e hanno gli stessi diritti di vedersi un buon concerto.

CB: Ed è la stessa cosa per l’Asia o il Sud America in generale, giusto? Ad esempio, ho letto che Mac DeMarco ha adorato il suo tour asiatico, ma ci ha addirittura perso dei soldi.
S
: Esatto! Ad esempio, volevamo davvero tanto suonare in Perù, ma se non sei i Coldplay o qualcosa di quelle dimensioni non lo puoi fare, perché i promoter devono pagare cifre assurde in tasse, tipo il 70% del ricavo. Quindi abbiamo deciso di andarci lo stesso, e suonare gratis. A durante il concerto era pienissimo, e c’era addirittura gente fuori in fila che sperava di riuscire ad entrare lo stesso. Perché nessuna band fa queste cose! È stato fantastico. Molti scelgono di fare solo quello che gli dà un ritorno economico, e non andrebbero neanche a suonare fuori dall’Inghilterra. Ma noi abbiamo fatto altre scelte in quanto band. Anche se non ci guadagniamo nulla a suonare in questi paesi sperduti, è un’esperienza.

Is Tropical, Iceland, Islanda

Is Tropical in Islanda. Da sinistra: Simon, Gary, e Dom.

CB: Avete già iniziato a scrivere qualcosa per il nuovo album? E dato che amate così tanto i posti esotici, fareste mai come gli Arctic Monkeys o i vostri amici Mystery Jets, che sono andati in America a cercare ispirazione e registrare nuovo materiale?
G
: No, non faremmo cose come Radlands dei Mystery Jets, ma Simon si è appena trasferito a New York, quindi praticamente registreremo il nuovo album in giro per il mondo. Ma se parliamo d’ispirazione, la maggiore ispirazione di praticamente tutti è internet, giusto? Puoi venire a contatto con ogni singola cultura di ogni parte del mondo, come la musica sudamericana o quella del Ghana. Ma quando andiamo a suonare in posti nuovi e facciamo esperienza di quelle cose nella vita reale, è tutto incredibilmente più intenso. È di prima mano.
D: Com’è successo in Ghana: avevamo già ascoltato musica africana e ci era piaciuta, ma andare ad una partita allo stadio e vedere duecento persone suonare bonghi per un’ora e mezza è una cosa incredibile. Ti lascia davvero un qualcosa di speciale.

CB: Quindi voi due (Gary e Dominic) vivete ancor a Londra, mentre Simon è a New York. Come sta funzionando la cosa?
G
: Io e Dom siamo vicini di casa e abbiamo appena creato la nostra nuova sala prove. Siamo lì ogni giorno e Simon ci manda le sue idee da New York. Per noi è davvero importante essere produttivi. Non si può dire semplicemente “Ah oggi mi sentivo ispirato e ho avuto delle idee, bello“, devi buttare giù qualcosa. Perché è quel “qualcosa” che ti fa andare a dormire soddisfatto, o ti fa mandare messaggi alle 5 del mattino per dire che hai finito una nuova parte. Abbiamo anche creato un indirizzo email a cui mandare tutte le nostre idee, a quest’ora contiene una tonnellata di roba assurda.

CB: Ed è quella la cosa migliore dell’essere in una band piuttosto che un solista, giusto? Scambiarsi le idee più assurde e trasformarle in qualcosa di buono.
G
: È una competizione, ma positiva. Sentirsi la pressione addosso è un ottimo stimolo dal punto di vista creativo. È non è solo tra noi tre: se una band pubblica un ottimo album, abbiamo la sensazione di doverci migliorare per essere a quel livello. Ci è successo anche con i dischi di amici, come i Swim Deep, il loro ultimo singolo era fantastico.
D: E non è che ti faccia solo venir voglia di essere bravi come loro, ti fa venir voglia di essere parte di questa scena. Abbiamo condiviso esperienze fantastiche con alcune di queste band. Una volta mi sono tatuato il simbolo della band Peace ad una festa. E ora succede che ci tagghiamo a vicenda negli status di Facebook per dire “Ascoltate questi miei amici che hanno fatto“.

Is Tropical

Della serie “un tour in millemila paesi non può non lasciare il segno”

CB: A proposito, ho letto che alcuni dei vostri ex-coinquilini si sono fatti conoscere ovunque! Ad esempio Karley Sciortino con il suo blog Slutever e la sua rubrica sul sito di Vogue, è geniale. Oppure Millie Brown, “la ragazza che ha vomitato cose fluo su Lady Gaga durante il suo show al SXSW”
G
: Ahah, sì è vero, ma oltre questi casi eclatanti molti dei nostri ex coinquilini stanno facendo cose fantastiche, del tipo collaborare con Snoop Dogg. Karley vive a New York come Simon ora, è una ragazza davvero adorabile. E a noi è sempre venuto naturale parlare degli artisti e band che conoscevamo. Ad esempio, Florence & The Machine ci faceva da band di supporto anni fa, e poi all’improvviso è la Florence che tutti conoscono e “wow, è sulla copertina di Dazed and Confused!“. A prescindere dalla fama o l’attenzione dei media, siamo sempre amici e usciamo tutti insieme, perché abbiamo iniziato nello stesso identico modo e ci rispettiamo.

CB: Ultima domanda, che è un must assoluto, che cos’è una cosabella per voi?
(Lunga pausa)
D: Omar Khayyam! È stato un poeta e filosofo persiano dell’undicesimo secolo. Adoro la sua raccolta di poesie Rubaiyat, e quindi ho iniziato a leggere le altre sue opere. È incredibile perché potrebbero essere state scritte l’altro giorno, era incredibilmente all’avanguardia.

Dominic ci racconta che ha i nonni calabresi, ha studiato latino, e non ci risparmia discorsi e opinioni sulla questione dell’indipendenza veneta. Festaioli, viaggiatori, pittori, e pure intellettuali, che chiedere di più? Li abbracciamo e ce ne andiamo, con la certezza che i ragazzi sarebbero in grado di affrontare un altro viaggio intercontinentale solo per fare un po’ di casino per due giorni con il pubblico italiano. Li rivedremo presto.