Finalmente vi porto in un posto che questi stessi occhi hanno visto e queste stesse mani hanno aiutato a fotografare! A fine luglio infatti, la famiglia composta da me + marito + chihuahua ha intrapreso uno splendido roadtrip: dalla Louisiana all’esplorazione del New Mexico. Un viaggio fatto di tanti tanti chilometri e paesaggi sconfinati, di molti piccoli “diavoli di sabbia” e di tutta la gamma dei colori. La prima tappa è stata al White Sands National Monument, a una cinquantina di chilometri da Las Cruces.

Come avrete intuito dal nome, la particolarità e la spettacolarità di questo deserto (perché questo è) è che è composto da sabbia bianca, che forma dune bianche: a guardarlo ci si chiede se ci si è persi sulla Luna o se si sta per morire di freddo in Groenlandia. Non assomiglia a nessun posto dove siete già stati, non assomiglia a nessun posto in cui avrete la fortuna di andare. Il caldo durante il giorno è infernale, il bianco diventa abbagliante. Vi starete chiedendo come fa ad esserci sabbia di porcellana… ed infatti non è sabbia! Il White Sands è il più grande deserto di gesso al mondo, si estende per circa 800 kmq nel mezzo del Tularosa Basin, ed è proprio per la sua unicità che è ora (dal 1933 grazie al presidente Hoover) un monumento nazionale degli Stati Uniti. Di questi 800 kmq solo una piccola parte è visitabile dai turisti, il resto del territorio è zona di test missilistici e basi militari, e fu resa famosa a metà degli anni ’40 perché proprio qui avvenne la prima detonazione di un’arma nucleare, nome in codice: Trinity Test.

© Alessandra Tecla Gerevini

© Alessandra Tecla Gerevini

Ma come si è formato un deserto di gesso del White Sands National Monument, un materiale idrosolubile?

Il Tularosa Basin è un bacino privo di emissari, l’acqua che vi precipita rimane intrappolata qui. O raggiunge gli strati più profondi, o rimane in superficie e crea pozzi che, prosciugandosi, lasciano residui di gesso in forma cristallina che prendono il nome di selenite, di consistenza sabbiosa, che il vento sposta a formare le dune di White Sands.

White Sands National Monument

© Alessandra Tecla Gerevini

Finita la lezione, possiamo tornare a parlare del White Sands National Monument.

White Sands National Monument

Con chihuahua Dakota
© Andrea Bonisoli Alquati

C’è una strada che vi porta dentro al parco e ve lo fa visitare, è lunga circa 9 miglia ed è l’unica percorribile in macchina, comincia all’altezza del visitor center – l’unico posto in cui potrete fare scorta d’acqua e se interessati, comprare le “padelle” per scivolare giù dalle dune –  e si chiama Dunes Drive. L’ingresso costerà 5$ a persona. All’interno del parco sarà possibile percorrere qualche sentiero che vi porterà alla scoperta della flora e della fauna del luogo – ci sono piante di yucca e altre piante grasse, ma non solo –  e ci sono diversi animali che vivono bene in un ambiente apparentemente così inospitale: scorpioni, lucertole, serpenti a sonagli, puma, coyote e carinissimi ratti canguro – io ho visto solo delle lucertole. La temperatura d’estate raggiunge i 40 gradi, quindi è indispensabile essere ben idratati e ben attrezzati. Soprattutto se, come noi, deciderete di passare la notte qui. Infatti ci sono dieci piazzole adatte al campeggio lungo il Dune Life Nature Trail, fatto ad anello e lungo circa 4 km: chiedete se disponibili al visitor center, ma noi non abbiamo avuto problemi a trovare posto. La macchina si lascia nel parcheggio più vicino e la propria piazzola si raggiunge faticando in mezzo alle dune: una volta arrivati sarete voi, la vostra tenda e il tramonto. Il cielo del New Mexico è uno dei più spettacolari al mondo, la Via Lattea vi sembrerà di poterla toccare (per noi è stato un po’ più difficile perché – ovviamente –  ha piovuto gran parte della notte). E potersi bere un caffè all’alba tra le dune aspettando che il sole esca da dietro le montagne tutt’intorno, beh, è un’esperienza irripetibile.

White Sands National Monument

© Alessandra Tecla Gerevini