Amore tra le ascisse.

Torniamo indietro nel tempo. Immaginiamoci bambini, a scuola, alle prese con la lezione di matematica. La maestra sta provando a spiegarci i primi, semplici metodi per dare una forma ai numeri, per renderli reali: una rappresentazione di quelle cifre che sino ad ora abbiamo solamente sommato, moltiplicato, sottratto o diviso.

Insiemi. Algoritmi. Ascisse. Diagrammi. Poligoni. Da quando abbiamo nove anni, il solo suono di queste parole scatena un brivido di panico e noia lungo le nostre schiene, fatti salvi gli appassionati e gli studiosi. Un disastro.
Ma come abbiamo già capito, tutto può ribaltarsi in un attimo.
Se ci avessero detto che quelle stesse rappresentazioni, il cui minimo comune denominatore non è certo l’ebbrezza del sentimento, sarebbero un giorno state capaci di stringerci il cuore (e no, non a patto di essere dottorandi in matematica, statistica o qualunque altra materia che coinvolgesse gran parte dell’alfabeto latino, greco e klingoniano), avremmo alzato le spalle e tirato dritto verso la ricreazione.
Se ci avessero detto che attraverso questi diagrammi avremmo potuto districare, mettere in ordine e comprendere le cose dell’amore, gli affari sentimentali, le controversie del romanticismo, le malinconie della solitudine; faccende tanto lontane dalla scienza, la perfetta scienza, il rigore delle cifre e l’inconfutabilità della logica, cosa avremmo pensato?
Se ci avessero detto che attraverso questi elementi, tanto asettici e incontaminati dagli umori della passione, avremmo potuto creare della poesia, ci avremmo creduto?

Louise Ma, un’artista di Brooklyn, sì che ci ha creduto. Non solo: l’ha fatto. Qui la sua opera: l’amore spiegato al decimale.

Se ci avessero detto che certe volte le parole non bastano per trovare il bandolo della matassa.

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Certe volte, a volerle liberare, la perfezione della logica e della forma emergono anche dal più inafferrabile dei misteri.