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-Non indossare un paio di scarpe nuove di zecca se piove.

-Se indossi scarpe con le suole in cuoio e non vuoi scivolare davanti a tutti correndo attraverso la hall di aeroporto – ad esempio – taglia mezza patata e strofinala sulla suola. 

-Se hai un paio di scarpe in pelle color cuoio che non ti soddisfano più, puoi facilmente renderle vintage solo spazzolandole con della cera (per scarpe) nera. 

-Lascia sempre asciugare a temperatura ambiente le scarpe, non riporle mai in scatola finchè sono umide ed è meglio se ci metti dentro le forme in legno oppure un po’ di carta per mantenere la forma.

-Se ti prendi cura delle tue scarpe, potranno facilmente durare molto più di te. 

-Non indossare mai dei calzini che siano più simpatici di te. 

Queste sono alcune delle semplici, simpatiche ma anche utili regole d’oro che Greenson Shoes suggerisce per la cura ed il mantenimento di un paio di scarpe affinché diventino fidate compagne di vita, non solo un capo usa-e-getta. Parliamo di scarpe vere, fatte in pelle con la suola in vero cuoio e non in cartone – hai voglia a provare a risuolare quelle – e la possibilità del tutto verosimile che, se trattate con discreto rispetto, durino anche qualche decina d’anni.

Le Greenson sono quelle scarpe che avrebbero potuto indossare i vostri nonni, magari facendole risuolare una o due volte ma di certo senza mai buttarle perché prodotte con il metodo goodyear (ve l’ho spiegato qui). Greenson deriva da Green & Son, azienda inglese fondata da William Green nel 1866 nel Northamptonshire, che ha visto fiorire la migliore tradizione inglese di calzature memorabili per qualità, artigianalità e durata nel tempo. L’azienda ha attraversato periodi di alti e bassi, dalla produzione degli stivali per i militari in guerra fino alla depressione inglese e la crisi dell’industria manifatturiera che ha causato la chiusura della maggior parte dei calzaturifici. Eppure è ancora qui, sana ed attiva dopo 147 anni. Continua a produrre scarpe in Inghilterra e ad esportarle in tutto il mondo, mantenendo una politica assolutamente trasparente riguardo il metodo di lavorazione utilizzato: per produrre ogni paio di scarpe con il metodo goodyear ci vogliono circa 3 settimane, un arco di tempo da far venire i capelli bianchi ai manager dei colossi dell’abbigliamento fast, per cui ogni minuto risparmiato è un soldo guadagnato.

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Le collezioni Greenson non sono unisex, distinguono uomo e donna anche se ogni tanto viene da chiedersi “Sono nella sezione giusta?” perché la linea è sottile, le forme simili e le lavorazioni classiche. Tutt’altro che minimaliste, le tomaie raccontano del connubio – sempre possibile – tra tradizione e innovazione: suole in micro (una gomma super leggera), edizioni limitate in collaborazione con altri marchi, materiali e colori sapientemente studiati ed abbinati.

Basta uno sguardo, anche il più distratto, per rendersi conto che ci sono cose che fanno la differenza. Potete raccontarmi che le scarpe di Zara a voi durano da dieci anni, però permettetemi di tenermi il mio sano dubbio.

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