E’ allarmante quando in 48 ore più di 200 mila consumatori sottoscrivono una petizione che richiede ad un colosso come Zara chiarimenti riguardo l’uso di sostanze chimiche nei processi produttivi dei capi di abbigliamento che compriamo ed indossiamo ogni giorno. Greenpeace si sta occupando ormai da qualche anno di sensibilizzare noi consumatori riguardo le sostanze chimiche assolutamente nocive presenti su capi di abbigliamento ed accessori delle più grandi aziende della moda, attraverso test di laboratorio sui prodotti finiti normalmente presenti nei negozi.

I test di laboratorio che testimoniano la presenza di sostanze tossiche nei capi di Zara puntano una lente d’ingrandimento non solo sulla sicurezza di noi utenti finali ma anche sulle condizioni ambientali delle zone in cui vengono prodotti ogni anno i circa 850 milioni di maglioni, gonne, pantaloni, giacche, tshirt del brand spagnolo.

Riflettiamo un paio di minuti e pensiamo a quanto la responsabilità sia di tutti, anche nostra, perché spesso ci limitiamo a pensare a quanto sia figo comprare una camicetta a soli 30 euro senza però realizzare che stiamo portando il pianeta ad un punto di collasso contribuendo ad inquinare l’aria che respiriamo e l’acqua che beviamo.

L’argomento è sicuramente più grande di me e soprattutto delle mie capacità di convincimento, compro Zara come se non ci fosse un domani e per questo non voglio erigermi a paladina della giustizia che nasconde le mani sporche. Credo solo che sia giusto chiedere ad un impero come Inditex di impegnarsi a rendere il più possibile toxic-free non solo i loro capi ma anche i loro processi produttivi. Non tanto per il bene nostro ma per quello del futuro, qualunque esso sia.

Qualche mese fa abbiamo provato a parlare di come diventare dei consumatori informati che scelgono in modo consapevole cosa indossare e solo poche settimane fa vi ho fatto conoscere Ligneah, un brand tutto italiano che produce scarpe ed accessori con materiali alternativi alla pelle.

Oggi vi presento Beyond Skin, un brand inglese che ho conosciuto l’anno scorso ad una fiera che frequento per lavoro. Beyond Skin nasce nel 2001 per un semplice motivo: proporre delle scarpe che soddisfassero i consumatori vegani e che fossero anche belle. Le loro collezioni sono tutte prodotte in Spagna con  materiali 100% animal friendly, quindi assolutamente niente seta, niente pellami di origine animale e niente materiali pregiati come coccodrillo o pitone.

Purtroppo non si può dire che i materiali usati dalle aziende che producono capi e prodotti vegani siano anche 100% ecologici in quanto la maggior parte di essi sono di origine chimica o petrolchimica (raso in poliestere, pelli sintetiche su base poliuretano) e quindi potenzialmente molto inquinanti. Non approfondisco volutamente il discorso collantiperché probabilmente vi annoierei. Beyond Skin però ha di buono che almeno è un’azienda trasparente che dichiara di scegliere sempre il male minore: nonostante i materiali di derivazione chimica siano risultanti di processi industriali che rilasciano notevoli quantità di scarti inquinanti, il brand sceglie sempre materiali che implichino il minor impatto ambientale possibile ed è sempre alla ricerca di prodotti riciclati con cui poter lavorare.

Le suole prodotte con materiali riciclati al 70% sono un esempio di ciò che Beyond Skin fa per dare nuova vita agli scarti industriali. Ultimamente l’azienda ha anche introdotto un nuovo materiale prodotto qui in Italia che a prima vista può sembrare suede ma nasconde l’efficientissimo riciclo delle bottiglie di plastica. Questo mi piace. Perché è orgogliosamente made in Italy e perché è durevole e non si macchia con la pioggia, piccolo inconveniente che invece riguarda la pelle scamosciata.