Leather: a global killer?

Mi dispiace, oggi non vi presento l’ennesimo marchio di scarpe che mi ha fatto battere il cuore e piangere il portafogli.

Quello che farò oggi è rendervi un po’ più consapevoli del fatto che non è solo indossando una pelliccia che si finanzia ed in qualche modo approva l’uccisione di molti animali. E lo faccio da una posizione scomoda e combattuta, quella di chi è nata e cresciuta tra scarpe e pellami. Che ci lavora e capisce meglio di tutti che non è possibile non usare materiali di origine animale, che ci sono economie che “girano” grazie al settore conciario, che anche i prodotti “sostitutivi” hanno i loro contro. Nemmeno le infradito in gomma sono immuni da sfruttamento, inquinamento & co.

Voglio ugualmente porvi di fronte alla posizione presa da Peta e supportata da Stella McCartney. Non perché cambiate idea e mandiate in fallimento le aziende di calzature e pelletteria girando scalzi e muniti di sole borse in cotone. Nemmeno perché pensiate che Peta detenga lo scettro del sapere in questo campo, tre minuti di video non possono infatti spiegare dettagliatamente gli argomenti che Stella McCartney introduce. Lo faccio perché possiate decidere di   documentarvi coscienziosamente e diventare dei consumatori informati.

Per cominciare, anche se è vero che la Cina è il maggiore esportatore di pellami, è pure vero che i maggiori marchi di moda utilizzano pelli di origine europea derivanti da animali allevati in stalla perché più morbide e prive di tutte le cicatrici caratteristiche degli animali cresciuti all’aperto e prevalentemente in paesi come Africa ed Australia. Come spiega il video i pellami sono un co-prodotto dell’industria alimentare, questo significa che le pelli utilizzate per calzature ed articoli di pelletteria derivano da animali macellati per catene alimentari/macellerie/ingrossi di carne. Se gli animali destinati al commercio alimentare vengono allevati in stalle sempre più piccole ed in condizioni sempre più misere NON è perché lo impone l’industria conciaria, bensì per incontrare interessi legati al settore alimentare. A questo proposito, perché non leggete Il dilemma dell’onnivoro per capire meglio cosa succede negli Stati Uniti?

Voglio spendere due parole anche per quanto riguarda i pellami cosiddetti “pregiati” nella speranza di sfatare dei falsi miti. Si può decidere di essere pro o contro la pelle di pitone, coccodrillo, struzzo, ecc. Ma non si può sentire che per fare borse e scarpe vengono uccisi animali le cui specie sono in via d’estinzione/allo stato brado. Si tratta SEMPRE di animali allevati appositamente per la concia delle pelli, questo equivale a dire che l’uccisione di questi animali non comporta nessuna variazione della presenza di queste specie in natura. Voglio inoltre rassicurarvi sulla possibilità di acquistare calzature prodotte con pellami quali canegatto (come appare scritto nell’immagine), le esportazioni infatti vengono legalmente accompagnate da documenti che attestano provenienza e tipologia di tutte le materie prime utilizzate.

Concludo. Anche se apprezzo davvero tanto la battaglia di Stella McCartney e gli sforzi per assicurare una selezione di capi ed accessori ecosostenibili, ecologici e prodotti come dice lei “with fabrics that don’t bleed” (con materiali che non sanguinano), nemmeno questo esula il fashion system da ulteriori problemi come lo sfruttamento del lavoro o le politiche di prezzo delle grosse multinazionali della moda. Inoltre, sono stata colpita da un commento al video su youtube dove un utente chiede se Stella McCartney usi la seta … Questo infatti è il modo in cui i bachi da seta vengono fatti crescere per poi essere uccisi in funzione del filo di seta che compone il bozzolo. Ci sono animali di serie A ed altri di serie B ? Qual è secondo voi la molla che fa scattare la difesa di determinati animali? Ma soprattutto … cosa ne pensate, cosa non vi è chiaro e vorreste capire meglio?