Non sono una grande fan dei vini naturali, lo ammetto. L’estremizzare a tutti i costi un ritorno alle origini demonizzando i progressi e l’innovazione delle tecniche enologiche mi ha sempre lasciata un po’ perplessa.

E poi, diciamolo, il vino naturale tendenzialmente propone bouquet inusuali che spaziano dal muffato alla ritirata abbandonata per arrivare alla frutta stagionata e regala sensazioni palatali non sempre eccellenti. Raramente, però, ne sentirete parlar male perché chi li prova ha timore di risultare out a non capirli. Il vino naturale è trendy e porta con sè un mondo buono, da “Casa nella fattoria”, che non può per antonomasia essere malo. La moda ha quindi steso una cortina di omertà su questa categoria e io, per non risultare socialmente denigrabile, ho scelto la strada della disattenzione.

Sperimentare apre le porte della conoscenza

Mi conoscete ormai, non mi barrico dietro a convinzioni e se la mia curiosità è solleticata abbocco come una trota d’allevamento. E fu così che incontrai Bakari, linea di vino naturale non convenzionale. Il vestito della linea ha fatto scattare la scintilla. Codici in contrasto: bottiglie semplici, da everyday wine, ed etichette accattivanti, vivaci, vivide.

Cosebelle vino naturale Bakari confondo

Un logo dinamico e sgommante ed un titolo curioso, Bakari. Bacarozzi? Amici di Bacco? Mi dicono derivare da Bacari, osterie tradizionali venete, paradiso del buon vino e della facile chiacchiera. Mi piace. “Socialmente spensierati” mi sussurra l’etichetta. È il mood giusto. Ma.. trattasi di vino naturale. Devo assolutamente provarlo.

 Bakari Confondo: partiamo dal difficile

Entro nel mood e mi faccio accompagnare in piscina da due esemplari di Bakari. Esordisco con Confondo, spumante non filtrato tappato con tappo a corona. Si rischia grosso come lascia presagire la bottiglia razzo con le ali dell’etichetta. Gli spumanti si generano per seconda fermentazione grazie al suicidio di laboriosi saccaromiceti a cui, solitamente, viene data degna sepoltura al di fuori della bottiglia.

Cosebelle Vino naturale Bakari confondo

Qui sono protagonisti, caduti sul campo ed immolati per le nostre papille, sono il “fondo”. Proviamo. Il colore è denso, compatto, non torbido. Rimanda alla polpa e invita. Il profumo non è di vino naturale, spiccano note buone, golose e bianche. L’assaggio mi stupisce. La bolla è decisa, fresca e succosa, easy, estremamente edibile. È un gran bere, sciolto e decisamente spensierato.

Il preconcetto fa il vino naturale potente

Anche i miei compagni di merende apprezzano. Se parti prevenuto ti sbalordisci per la qualità e te lo godi ancora di più. E bravi i Bakari, la prova spumante è superata con successo, la rifermentazione con mosto passito di Garganega dà un boost malandrino al Cortese esaltandone le caratteristiche di frutta bianca.

Bianco minerale è vino naturale

Presi bene per la prova bolla proviamo anche il bianco. Una monella che si tuffa sul mare per raggiungere bottiglie svolazzanti lascia presagire sapidità gaudenti. Il colore è intenso, ricorda il tè alla pesca. Pera e mela matura, con un tocco di tostato che in bocca si rinfresca con una spruzzata di mare. Non male. Anche lui, vino naturale sbarazzino, si lascia bere con gusto.

Cosebelle vino naturale bakari bianco

Non discriminiamo, beviamo

La lezione che Bakari ci ha insegnato, in questa afosa giornata è che non bisogna discriminare, il vino naturale può anche essere profumato, easy e fresco senza essere figlio di contadini disadattati che nutrono le vigne solo a cornoletame e se ne prendono cura con stormi di api ammaestrate.

Lasciatevi stupire e date una chance ai vini naturali, possono rendervi socialmente spensierati!