Londra sotterranea.

Conoscete Emma Clarke? No? Io dico di sì. Ne avete sentito la voce mille volte, ogni volta che siete scesi nel ventre di Londra e siete saliti su un treno, anzi ancor prima di salirci: era la suadente voce femminile che vi invitava a far attenzione allo spazio tra vagone e banchina. “Mind The Gap”, bravi. Lei. Per molti anni la signora Clarke ha informato i passeggeri sulla destinazione dei treni, sul nome della prossima fermata, e sulla imminente chiusura delle porte; questo fino a quando pubblicò sul suo sito delle parodie dei suddetti annunci, e Transport For London rescisse il contratto. Se andate sul sito, comunuque, potete farle dire quello che volete: ve lo leggerà col suo perfetto accento e col quel tono caldo e soffice come i sedili in velluto della metropolitana.

Nel percorrere i luoghi rappresentativi dell’inglesità a Londra, non potevo esimermi dal riservare un posto a questo fondamentale luogo-non-luogo, che porta in tutti i luoghi, e che scorre sotto tutti gli altri luoghi come un invisibile reticolo; quel posto a volte bello ma sempre utile, e vera icona della capitale britannica, che è la London Tube. Il logo rosso e blu campeggia su magliette e magneti, la piantina è stampata su tazze di ceramica e strofinacci. La metropolitana di Londra è parte della sua storia, della sua cultura e della sua geografia; è croce e delizia dei pendolari e teatro notturno della gioventù gaudente; è test giornaliero delle britanniche buone maniere e passerella ufficiosa dello streetstyle.

Scriveva Doris Lessing: “Se si viaggiasse in questi cunicoli sotterranei senza mai salire all’aperto, sarebbe facile credere che la vita è tutta qui”. Perché no? Perché non lasciarsi trasportare da una fermata all’altra, immaginandolo soltanto il mondo là sopra, come ce lo suggeriscono i nomi delle stazioni. Perché non conta solo dove si vuole arrivare: è il viaggio in sé che conta.