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Sara Menetti è un’illustratrice freelance e vive a Bologna. Aderisce al movimento degli Urban Sketcher e si ferma spesso a disegnare per strada. Nel tempo libero insegue animali. E cappottini. E animali con i cappottini.

A volte, impacchetta taccuini e acquerelli e viaggia disegnando, proprio come piace a noi. Non potevamo quindi che chiederle di fare due chiacchiere sul suo carnet de voyage dedicato a Tokyo, pubblicato (e in vendita) su Mammaiuto.it, collettivo di fumettisti con cui collabora.

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CB: Tokyo. Molti italiani che decidono di comprare un biglietto aereo per il Paese del Sol Levante, lo fanno dopo averlo sognato a lungo. Anni di manga, anime, libri e film, prima di arrivare e rimanere estasiati di fronte al primo impatto “è tutto esattamente così!”. Quanto avevi sognato questa metropoli? È stata come te la aspettavi?

SARA: La proposta di volare a Tokyo è arrivata inaspettatamente una mattina, da parte di un amico. Tokyo era tra le mie città da visitare sicuramente prima o poi, ma non l’ho sognata a lungo: questo mi ha permesso di non avere aspettative e, una volta giunta a destinazione, potermi sorprendere di tutto. E l’ho fatto, disegnando persino un bonzo seduto tranquillamente da Starbucks a bersi il suo frappuccino (sì, in certi momenti ho capito perfettamente cosa provano i giapponesi quando vengono in Europa, non mi stupirò mai più quando li vedrò scattare foto a dettagli a noi apparentemente insignificanti!). Ora che ho avuto un primo assaggio di Tokyo, però, vorrei fare un’altra vacanza in Giappone e visitare anche il resto… adesso sì, sogno tantissimo di ritornare.

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Palazzo Imperiale | Museo Ghibli © Sara Menetti

CB: Lo sguardo del viaggiatore è un osservatorio privilegiato, e diventa ancora più utile se il viaggiatore ha il proposito di raccontare la sua esperienza. Tramite parole, fotografie o, nel tuo caso, disegni. Quanto ha inciso la necessità di fermarsi sui dettagli per disegnarli sulla tua percezione di Tokyo? Pensi che, se non avessi avuto con te il taccuino, avresti vissuto la città più superficialmente?

SARA: Ho cominciato a tenere il taccuino per non perdermi un solo momento di quello che stavo vivendo. Sono una di quelle persone che per fissare nella memoria determinate cose ha bisogno di scriverle: a un certo punto nei miei viaggi mi sono resa conto che le foto mi restituivano pochissimo di quello che avevo vissuto…così ho cominciato a scrivere e disegnare. Disegnando ho la possibilità di fermarmi a lungo a osservare dettagli che in una visita frettolosa avrei sicuramente perso e il disegno diventa il modo di appropriarmi della città; la filtro e la riproduco con il mio sentire relativo al momento e al posto. E’ tutto molto più lento, è vero, ma anche molto più personale.
Se non avessi avuto con me il taccuino mi sarei sentita molto a disagio! Ormai non credo di poter affrontare più alcun viaggio senza sketchbook, penne e acquerelli.

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street food | sumo © Sara Menetti

CB: Tokyo è stato il tuo primo “viaggio illustrato”? Ce ne sono stati altri?

SARA: E’ stato il primo taccuino completo. Prima di Tokyo facevo disegni sparsi e gli appunti erano più scarni anche perché viaggiavo con amici non disegnatori, i quali non sempre avevano voglia di starmi ad aspettare mentre mi perdevo a riprodurre un qualche edificio o uno scorcio…! Il diario di viaggio di Tokyo mi è piaciuto molto e tuttora vi sono affezionata, così ho deciso di farne un altro per Lisbona, città nella quale sono stata per cinque giorni ad Aprile. Le pagine di appunti e sketch vengono pubblicate in queste settimane sul sito Mammaiuto.it.

CB: Raccontaci un po’ la tua tecnica. I tuoi schizzi sono tutti “live” oppure ogni tanto ti aiuti con la macchina fotografica e li finisci con calma?

SARA: Disegno su taccuini formato a5, molto comodi da tenere sempre in borsa. Faccio prima uno schizzo veloce con matita rossa o blu così, se per svariati motivi (interruzioni improvvise, condizioni meteo avverse, etc) sono costretta a lasciare la postazione, almeno ho una traccia che mi suggerisce il punto di vista e le sensazioni di quel momento. Tuttavia, mi sono resa conto che gli schizzi completati a casa prendendo spunto dalla foto non hanno lo stesso potenziale comunicativo di quelli fatti interamente sul posto, così cerco sempre di cominciare e finire tutto lì per lì: una volta finita la traccia veloce ripasso tutto con una pilot g-tech nera e do una mano leggera di acquerello. Spesso, poi, al disegno “ufficiale” sovrappongo dettagli che mi piacciono con una penna gel di colore verde o rosa.

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Akihabara | torii all’ingresso di un santuario © Sara Menetti

CB: Il tuo disegno preferito di questo taccuino.

SARA: Le pagine che parlano del Sanja Matsuri di Asakusa sono probabilmente le mie preferite. Tra queste, cito la pagina con il timbro di Asakusa e la figura del portatore di mikoshi di spalle, con dettaglio su un piede dolorante a causa dei sandali di paglia intrecciata…non saprei dire perché, ma mi riporta con la mente ai festeggiamenti del tempio, un’esperienza bellissima.

CB: Una cosa di Tokyo che avresti voluto disegnare ma per qualche motivo non è finita tra le pagine.

SARA: Il ritratto di un signore che ci è comparso davanti tra le rovine di un castello fuori Tokyo. Stavamo facendo un giro esplorativo tra i pietroni quando è arrivato questo vecchietto e, con aria affabile e coinvolta, ha cominciato a parlarci del luogo in giapponese: nessuno di noi conosceva la lingua se non per qualche parola masticata…così a gesti ci ha invitati a seguirlo. Ci ha portati a casa sua, ci ha caricati in auto e ha guidato fino alla collina di fronte, tra le rovine di un tempio. Tra gesti e mezze parole in inglese abbiamo capito che in quel luogo nacque il padrone del castello che stavamo visitando, il quale, al tempo, fu signore di quelle terre…O almeno, noi l’abbiamo interpretato così!

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