28x40 def_Layout 1

A Roman Polanski interessa il potere. Non tanto nella sua definizione giuridica, quanto nell’accezione più antica, laddove il fascino e la forza di seduzione dell’individuo è capace di influenzare e condizionare la mente e il comportamento dei suoi simili. L’archetipo del potere è l’oggetto (o il soggetto) di ogni film di Polanski: Cul-de-sac e le dinamiche di gruppo, Rosemary’s Baby e il fascino del male, Luna di Fiele e la seduzione del controllo sull’oggetto amato, La morte e la fanciulla e il ribaltarsi della dialettica servo-padrone, Il Pianista e il complicato rapporto vittima-carnefice. Per arrivare poi ai più recenti L’uomo nell’ombra con la sua acuta analisi della fama, Carnage, irresistibile omaggio alle nevrosi di coppia piccolo-borghesi e oggi, infine, Venere in Pelliccia.

Venereinpelliccia_Cosebelle_02

In un magistrale gioco di scatole cinesi il film racchiude tutti gli altri e ad ognuno aggiunge un tassello. I piani di lettura si intersecano fino a divenire inestricabili, si moltiplicano in un gioco che include persino lo spettatore. I temi vanno dal macro al micro, dal meta-cinema all’indagine stretta sull’uomo. Su tutto aleggia, come un velo si tulle, il topos della seduzione, che finisce per ipnotizzare e lasciare intontiti anche noi.

Venereinpelliccia_Cosebelle_03

Come sia possibile che due soli attori (Emmanuelle Seigner e Mathieu Amalric) un teatro e un regista siano in grado di entrare così nel profondo sia nella filogenesi che nell’ontogenesi dell’uomo questo, beh, rimane un mistero insoluto che legittima la potenza del cinema, quello fatto bene. La storia, poi, non è nemmeno una storia, piuttosto l’adattamento cinematografico di una piece teatrale tratta dal romanzo erotico di Sacher Masoch: Venere in pelliccia. L’attricetta sboccata Vanda, omonima della protagonista del libro, arriva a sconvolgere l’esistenza del regista Severin, trasformandolo da dittatore a burattino, da uomo a donna, da artefice del destino a succube del fato.

Venereinpelliccia_Cosebelle_04

Nell’evoluzione impercettibile eppure inesorabile delle dinamiche di potere, il film ricorda quel capolavoro che fu Il servo di Joseph Losey, dove vittima e aguzzino divengono null’altro che due facce di una stessa medaglia, lasciata roteare su un tavolo come una monetina governata dal caso. L’uno dentro l’altro i temi si fondono: il regista e la sua attrice, ciascuno dipendente dall’altro, eppure desideroso di emergere a discapito del concorrente. L’amante e l’amato, la loro partita a scacchi vampiresca fatta di ritrosie e accuse, concessioni e sottrazioni. L’uomo e la donna, la forza e il sotterfugio, l’astuzia e la sottomissione, fino all’ultimo sangue. Amore e Psiche, Ragione e Desiderio, Fedeltà e Tentazione che si rincorrono su binari paralleli tirandosi dei baci. In fondo la Vita e la Morte, come insegnarono i Greci e da allora altro non abbiamo potuto fare che tentare di sottrarci al gioco dei contrari che tutto governa.

Venereinpelliccia_Cosebelle_05

Chi vince? Se poi c’è qualcuno che vince? Non certo Penteo sbranato dalle Baccanti, nemmeno Eva, la prima donna gettata nel mondo di pianto e stridor di denti, costretta a lottare, in eterno, con quello che è parte del suo costato; non vince nessuno, è una danza, e si continua a danzare.

Venereinpelliccia_Cosebelle_06

Neppure noi abbiamo lo scettro, inchiodati a queste poltrone, eppure è bello sottomettersi alle frustate di un cinema così intelligente da rendere tangibile l’intangibile, con una sensazione che perdura, come una cicatrice.