Quando mi sono affacciata al mondo nei mitici anni 80 non ho avuto una bella accoglienza. La natura era in vena di burle e mi ha impacchettato in un involucretto un po’ rachitico, con pelle olivastra, capelli scuri, rughe da shar pei ed un mastodontico naso schiacciato. I miei genitori, memori della nascita nell’anno precedente del mio splendente fratello roseo, hanno immediatamente compreso come l’occhio dei procreatori non fosse così potente come si vociferava nel minimizzare la bruttezza.

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Illustrazione di ELENA XAUSA

Ero uno sgorbietto, sembravo un’indiana vecchia (questa è l’unica immagine che mi resta, sintesi verbale di ciò che fui e che nessuno volle immortalare visivamente e sinceramente mi incuriosisce a dismisura, un neonato che sembra una vecchia pellerossa è una figura antropomorfa a dir poco curiosa). Superata con difficoltà la mazzata, hanno, comunque, deciso di non ripudiarmi e il loro gesto li ha ripagati, facendomi fiorire in brevissimo tempo come una bimbetta dalla bellezza oggettiva.
Perché vi racconto tutto ciò? Non voglio fare terapia con voi per superare ancestrali traumi, semplicemente vorrei portarvi nel mood giusto per approcciarvi alla nuova annata enologica che è attualmente in vendemmia. Le notizie corrono veloci su tutti i media, la schizofrenia del tempo che ci ha regalato inverno mite, primavera con calore sopra la media e un’estate piovosa ha decisamente compromesso il ciclo vegetativo dei nostri amati grappoli. Tutti i vigneti sono stati colpiti, in maniera più o meno evidente, e in questi giorni, mentre la vendemmia conduce per mano gli acinelli verso il viaggio che li porterà nei nostri calici, il pessimismo dilaga tra gli addetti ai lavori e agli enofili. Se abitate in zone vinicole scrutate gli sguardi dei contadini, coglierete tutta la loro tensione disegnata sui volti scavati dalla fatica e darete concretezza a questo stato d’animo.
La situazione è la stessa della mia sala parto. Si guarda alle uve imperfette, acquose, ridotte, con gradazioni contenute e si sentenziano disastri. L’annata sarà mediocre, nessuna eccellenza, diventeremo astemi, i prezzi saliranno, alcuni vini non verranno prodotti, la fine del mondo è dietro l’angolo. Io dico no. Assolutamente no. Non ci sto santi numi! Voglio dare una chance a questo 2014, vedere il calice mezzo pieno e brindare.

Non lo nego, partiamo in salita ma abbiamo infinite possibilità di svolta. Innanzitutto i rossi hanno ancora modo di dare il colpo di coda, le loro uve vengono vendemmiate più tardi e questo caliente settembre potrà fare miracoli. L’Italia ha, per nostra fortuna, inoltre, infiniti microclimi e vitigni e alcuni di essi, magari i meno noti, emergeranno con le loro peculiarità dandoci la possibilità di provare nuove esperienze. Per i bianchi, invece, confido ciecamente nella maestria enologica. Il vino è un’opera composta a quattro mani da uomo e natura e, come in tutte le coppie, quando un elemento è in difficoltà l’altro sopperisce. Ci sono state tantissime annate in cui gli enologi hanno esaltato l’eccellenza naturale, questa volta dovranno tirare fuori il meglio da ciò che hanno e sono più che certa che questo porterà alle nostre papille creature nuove e affascinanti. La creatività ama le difficoltà, quando il sentiero tracciato scompare, l’ingegno disegna strade nuove che ci portano a scoprire scorci mozzafiato. Amate gli spumanti? Sono positiva anche per loro, grazie all’amico Saccaro e alle sue magie rifermentative le debolezze dell’uva non saranno che un ricordo.

Old Cayuse Indian Woman by Edward S. Curtis

Old Cayuse Indian Woman by Edward S. Curtis

Il vino è una cosabella e non può essere reciso sul nascere solo perché la natura in questo 2014 è stata in altre faccende affaccendata. Crediamo nel nettare e sosteniamolo, in fondo lui lo fa sempre con noi, ci spalleggia a spada tratta nei momenti ilari e in quelli uggiosi, senza pregiudizi anche quando siamo molesti e lo sperperiamo sgommandolo su tovaglie o outfit.
Non vedo l’ora di assaporare questa vendemmia in fasce dalle fattezze di indiana vecchia, vi garantisco che ci darà delle soddisfazioni. Credeteci e, nel frattempo, brindate con le rassicuranti e note annate precedenti, imprimetele nella memoria, vi divertirete poi a paragonarle con ciò che verrà. Parola di un’annata “guasta” DOCG 😉