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Pare che una relazione di inversa proporzionalità leghi il talento nella scrittura alla felicità. Perchè il destino dei più straordinari romanzieri sia quello di condurre una vita infelice, non è dato saperlo. Questa è una di quelle situazione da sottoscrivere con un ” i disegni di Dio sono imperscrutabili” o “l’ordine delle cose appartiene solo all’universo”, per i più laici di noi.

Fatto sta che deve ancora nascere uno scrittore che abbia anche talento per la vita. Uno degli esempi più illustri di questo assioma è John Cheever. Maestro della letteratura, autore di capolavori come “I racconti”, “Bullet Park” e “Lo scandalo Wapshot”, John Cheever è stato uno dei più influenti scrittori del nostro secolo. Eppure i suoi “Diari” editi per la gioia dei nostri occhi da Feltrinelli, sono un compendio di disillusione, infelicità e cinismo. Maltrattato dalla vita, Cheever dimostra di saper sopravvivere solo al netto dell’inchiostro che lascia sulla carta, come una scia di sangue.

Stravolto dal confronto con gli altri autori, tormentato dall’alcool, confuso da un’identità sessuale incerta, su tutto Cheever disprezza la propria fragilità che, se da scrittore riesce a penetrare nella carne viva delle cose, nella vita è solo una zavorra impossibile da sostenere.

Una vita in guerra, raccolta in un testo quasi biblico, una sorta di breviario dell’insoddisfazione che tuttavia sfocia in un’indomabile amore per l’insignificante. E’ il quotidiano a salvarlo, catartico come una preghiera appare un profumo, un colore, un gesto minuscolo a destarlo per un attimo dall’incubo oscuro della sua mente iperattiva.

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Un viaggio straordinario nella mente del genio, da non perdere. Anche solo per dire: grazie, perchè non sono come lui.

Titolo: Una specie di solitudine
Autore: John Cheever
Editore: Feltrinelli