Anche a quelle tra noi più affezionate ai ritmi sostenuti della città e della vita metropolitana, sarà capitato più di una volta di sognare una fuga in un posto tranquillo e lontano, che sia una spiaggia tropicale, la riva di un lago o il silenzio dell’aperta campagna. Ma la bella notizia è che qualche volta non è necessario andare lontano per trovare il nostro piccolo paradiso lontano dalla città. Anzi, qualche volta è addirittura possibile trovarlo in città.

ile barbe lione

Per allontanarci per qualche ora dal via vai lionese, per esempio, possiamo dirigerci a Nord, verso il 9ème arrondissement, salire su un autobus in direzione Caluire-et-Cuire e scendere alla fermata Île Barbe, proprio nei pressi di un ponte.

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L’Île Barbe è una piccola isola che si trova al centro della Saona, a nord della città. Completamente immersa nella vegetazione, le sue strade si percorrono a piedi, e conducono a rovine medievali, a una piccola abbazia e a ville private, e ancora oggi conservano le tracce dei secoli che ne hanno scandito l’esistenza,  i cui esordi sono irrimediabilmente immersi in quella nebbiolina che mescola storia e leggenda.

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Iniziamo dal nome. Île Barbe è una contrazione francese del latino “insula barbara”, isola selvaggia, ed è dovuto al fatto che sia stata colonizzata solo in un momento successivo rispetto alla nascita della città di Lione, ma in parte anche al suo aspetto “selvatico”, protetto dall’esterno da una coltre fitta di vegetazione. Secondo alcune leggende, prima della sua abitazione, qui avrebbero avuto luogo misteriose e cruente cerimonie druide. Poi per circa due secoli dalla fondazione di Lione l’Île Barbe rimase inabitata e quasi inesplorata.

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Saltando di qualche secolo in avanti, in epoca medievale vi fu edificata un’abbazia, ma la storia della sua origine non è chiarissima e si perde in parte nel racconto. Qualche secolo dopo sappiamo però che Carlo Magno la arricchì di una grande biblioteca, che custodiva molti preziosi manoscritti. Si racconta addirittura che alla fondazione di questa abbazia vi fosse stato trasportato e successivamente custodito per secoli nientemeno che il Sacro Graal, che venne poi trafugato nel XVI secolo durante un saccheggio da parte dei protestanti. Secondo altre fonti invece, tra i tesori custoditi all’interno di questa abbazia ci sarebbe stato anche il corno di Rolando (il protagonista della Chanson de Roland, poema cavalleresco medievale), una reliquia celebre e praticamente mitologica. Alla storia dell’isola poi si intrecciano le vite di eremiti e anacoreti, che scelsero questo luogo ancora solitario e lontano dalla folla cittadina per ritirarsi dalla vita secolare.

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Vista dalle sponde della Saona, lÎle Barbe sembra tuttora un intrico di arbusti e alberi, e la vegetazione impedisce agli occhi indiscreti di scrutare all’interno. Oggi una parte dell’isola è occupata da ville e giardini privati, e dall’unico ristorante, l’Auberge de l’Île (dall’ottima reputazione), ma quel suo fascino silenzioso non smette per questo di impressionare. Al punto che nel 1977, l’eccentrico storico lionese Félix Benoit ne dichiarò l’indipendenza, e fondò la Republique de l’Île Barbe, di cui si autoproclamò governatore.

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Archi romanici e gotici recuperati da antiche costruzioni e incorporati in mura di cinta, edifici in rovina ricoperti di edera, le strade silenziose, e l’acqua del fiume onnipresente, che spunta da ogni scorcio tra i cespugli, a ricordarci che non ci troviamo sulla terra ferma.

Quest’anno l’isola è stata protagonista di una delle serate delle Nuits Sonores, il festival annuale di musica e cultura elettronica, che lo scorso 24 maggio ha colonizzato e riempito l’isola con l’evento “INFINÉ VERITAS”, che ha unito ai DJ set la degustazione di vini francesi locali, in un’ incredibile cornice naturale.

L’Île Barbe è la meta perfetta per una passeggiata insolita, in un luogo in bilico tra la storia ufficiale e il racconto, e che (ci piace pensare) conserva ancora parte di quel fascino primitivo e selvatico che doveva avere agli occhi dei suoi primi esploratori, circa 1800 anni fa.

Photo credits Angela De Gregorio

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