Il primo anno è guerra aperta, soprattutto per chi l’estate la intende da marzo a ottobre con fughe settimanali al mare. Perché qui l’estate è lenta ad arrivare e in realtà, non arriva mai del tutto. Però, a Parigi, si perdona anche questa e allora ci si accorge dopo poco che tutte le mattine ci si sveglia con la voglia di sole e quando c’è, non si da per scontato e la giornata ha più gusto. In più il mare non sarà nei paraggi, ma l’estate a Parigi ha un gusto unico…la voglia di stare all’aperto esplode con baretti, péniches, attività e soprattutto picnic. Infine, se il sole non è sempre dalla nostra, la luce sì e allora fino alle 22 c’è chiaro e le giornate sembrano interminabili! Il punto è che in qualche modo è necessario far pace con il meteo…

Il sole; Parigi

Il sole; Parigi

Il posto da non perdere per chi passa da queste parti in estate è les Quais Bergers, il lungo Senna per intenderci, che inizia ai piedi del Museo d’Orsay e arriva fino al ponte Alexandre III. In pochi km si concentrano bar éphémères e péniches per tutti i gusti.

Les Quais; Parigi

Les Quais; Parigi

Tra i primi la scelta è vasta, ma l’indecisione vera altalena tra il Flow e il Faust. Il primo è colorato e movimentato con panche in legno, che ricordano le nostre sagre di paese, da un lato, per chi vuole dare un’occhiata al menù nel quale gli hamburgers regnano sovrani senza dimenticare proposte per i vegetariani a base di soia o di quinoa , e sdraio e tavolini dall’altro, per chi non vuole rinunciare alla sensazione di sentirsi come in spiaggia (Parigi è Parigi, ma anche ai più motivati per sentirsi in spiaggia è richiesta grande fantasia…diciamocelo pure).

Il Faust, invece, è a qualche metro più in là, ma offre tutt’altro ambiente: sobrio e austero, tavolini e comptoire che virano sul bianco. Poche proposte, ma ricercate, sia nel menù che nei vini e prezzi che cercano di selezionare un pochino la clientela. Non per niente gli abitanti del 16simo e del 17simo corrono il rischio di passare la barricata di Place de l’ Etoile discendendo lungo les quais solo perché questo porto franco è pronto ad accoglierli e a proteggerli da chi corre, gozzoviglia o improvvisa passi di danza su un longboard.

Se parliamo invece di péniches non possiamo non dare il benvenuto al Rosa Bonheure sur Seine, stesso stile della guinguette di Belleville, fresco d’inaugurazione. Una péniche enorme e luminosa, un unione di legno e vetrate che creano un ambiente informale anni ‘20, del tutto in contrasto con l’oro e lo sfarzo del ponte Alexandre III, che domina a pochi metri di distanza. Via vai di gente che brinda, che onora gli stuzzichini e che è soprattutto sorridente. Credo sia uno dei pochi posti in città dove l’unione di ambiente, musica e gente è impeccabile…giovane ma non eccessivamente, elegante ma con uno stile un po’ dandy e soprattutto l’ unico posto dove la selezione all’ ingresso esige il sorriso!!!!!

Rosa Bonheur sur Seine; Parigi

Rosa Bonheur sur Seine; Parigi

Poiché le recensioni hanno occhi e gusti bene precisi, sono ben lungi dall’ essere oggettive, di conseguenza, terminando l’elogio del Rosà, ecco altre due proposte: il Concorde Atlantique  e Le Quai. L’ Atlantique offre la possibilità di prendere un aperitivo sul ponte al primo piano, con bella visuale e tavolini in vimini, mentre al -1 dell’ imbarcazione, in terza serata, parte una vera e propria discoteca “sur Seine”. Le Quai  invece nasce come l’afterwork del giovedì sera – con code interminabili all ingresso- ed è ideale per aperitivi tra colleghi o, più in là nella serata, per eleganti cene durante le quali la vista oscilla tra il museo d’ Orsay e il Louvre.

Le Quai; Parigi foto credit: 20minute.fr

Le Quai; Parigi foto credit: 20minute.fr

Dopo l’ elogio delle quais, dei baretti e delle attività organizzate dal comune che si possono trovare qui , non resta che parlare del vero protagonista dell’estate parigina: il picnic. E’ un must, lo fanno tutti e se non lo fanno chiedetevi perché. Giardini, ponti o giustamente le quais… dopo una certa ora si rischia di non sapere dove mettersi (neanche le Maldive del Salento il 15 di agosto). E’ talmente usuale che c’è anche il verbo… on va pique-niquer?…stupendo…include già tutto…

Belli da vedere, stupendi da organizzare, perché niente è dato per scontato…qui del resto tutto è “semplicemente studiato”… non a caso hanno studiato un sito ad hoc per delegarne l’organizzazione.

Quindi…per non farsi catalogare come turisti sprovveduti ecco cosa non può mancare:

–          Se ci si adagia sull’erba il telo: se possibile a quadretti o comunque di colori neutri; se si resta sul ciottolato  il telo diventa superfluo (anche se ha sempre il suo perché e permette tatticamente di “privatizzare” l’area nella guerra al cm quadrato.)

–           Il cibo: ognuno partecipa e non è necessario aver spadellato a casa, però non si può neanche pensare di cavarsela con un pacchetto di patatine…NOOO…e allora via con:

. pane: approvata all’unanimità la baguette, ma anche una selezione di pane bio con cereali rigorosamente già tagliato in tranches simmetriche.

. formaggio: il Camembert non manca mai, ma per non cadere in banalità ci si può spingere oltre selezionando formaggi di pasta dura come il Manchego, il Comté, le Salers o il Roquefort.

. crudités: carote o pomodori ciliegini (questi ammettiamolo…fanno più macchia di colore che altro.)

. paté e spalmabili: non mancano mai i vari paté de fois gras o anche il  pâté en croûte o ancora la Tapenade o il Tarama.

. vino: rosé come se piovesse (non siete da rosé? Vi capisco…ma comunque è meglio farci l’abitudine perché gira che ti rigira è difficile non incapparvici!)

Se avete letto il “breviario sul picnic riuscito” fino a qui fate ancora uno sforzo, non mollate proprio ora…del resto avevo premesso che qui semplicità e improvvisazione celano organizzazioni militaresche quindi…avete il telo, avete il “menù” cosa manca:

–          “ I coperti”: calici di vetro e cavatappi (vada per il cavatappi…tanto il vostro vicino di telo sicuramente sarà fornito, ma al calice non si transige e nel dubbio NOOOO plastica). Meno “usa e getta” c’è, meglio sarà per l’immagine della vostra mise en place, per cui posate e piatti veri! Non sono richiesti tovaglioli con le iniziali ricamate, per cui per questi tirate pure un sospiro di sollievo e andate con la carta.

On va pique-niquer?; Parigi

On va pique-niquer?; Parigi

Infine infine infine il DOVE… (qui cè da capirci perché giardini e marciapiedi sono difficili da localizzare) quindi proviamo:

Metro Pont Neuf: dall’altra parte del ponte rispetto alla metro, si scendono le scale sotto la statua di Henri IV per accedere ad un piccolo giardino che poi è la punta estrema dell’Ile de la Cité.

Metro Musée d’Orsay o Metro Invalides: per scendere lungo le Quai d’Orsay. Se si volete evitare la folla tra i baretti fermatevi nella zona Zzz (spazi cubici che possono essere riservati http://lesberges.paris.fr/envies/zzz/ per passarvi un’ora di tranquillità)

Metro Solferino: per accedere alla passerella Léopold-Sédar-Senghor

Metro Sully-Morland: per accedere alla piazza Barye (qui si cambia e si passa dalla zona di Notre-Dame)

In realtà il bello è scoprire posti nuovi, farsi rapire dagli scorci e dai colori, fare un “giro di boa” di sguardi alla ricerca di consensi e dire…”Va bene qui?” …per poi poter associare a quell’esatto fazzoletto di prato o marciapiede un ricordo solo nostro.

L'estrema punta dell' Ile de la Cité; Parigi

L’estrema punta dell’ Ile de la Cité; Parigi