Voglio vivere così, come in una foto di Carl Kleiner.

Nel mio mondo ideale, quando cucino qualcosa, la tavola dovrebbe essere perfetta, piena di ciotole e vassoi, piatti fondi e piatti piani, taglieri di legno per il pane e tovagliette colorate.
Nella realtà, poi, quando arrivano gli ospiti la cucina è piena di roba inutile tra cui incastrarsi per mangiare, si usano i bicchieri di carta così non bisogna sbattersi a lavarli e, cosa più imbarazzante, si scopre che tutti i coltelli sono andati perduti, dimenticati uno dopo l’altro nei cartoni della pizza mangiata durante chissà quale derby.

Ecco perché vorrei vivere nel mondo di Carl Kleiner: non tanto perché abita a Stoccolma, perché di lui hanno parlato Creative Review e It’s Nice That o perché i suoi lavori compaiono su libri bellissimi tipo Tangible ed Eat Me.

Vorrei vivere nel mondo di Carl perché dopo i dolci perfetti di Homemade is Best è riuscito di nuovo, con l’ultimo lavoro, a farmi venir voglia di tornare all’Ikea anche dopo il terzo trasloco in due anni. E non solo: anche di sistemare i vestiti in ordine cromatico, smontare una chitarra e rasare il mio coinquilino per fotografarlo prima durante e dopo l’operazione.

Forse non riuscirò mai ad apparecchiare come Carl, ma per fortuna, per il resto, sono già sulla buona strada: la casa tutta sottosopra ce l’ho pure io.