Una villa in Costa Azzurra, Francia, completa di mobilio e dettagli d’interni inestimabili, è una delle dimore più importanti dell’epoca modernista. Eppure, dopo una storia di scandali, la casa è stata quasi distrutta dagli abusivi. E a causa del sessismo all’antica e di una lotta con l’uomo noto come il “padre del Modernismo”, la donna avanguardista che l’ha progettata è stata quasi dimenticata. Un nuovo lungometraggio, accompagnato da un documentario, sulla vita della designer irlandese Eileen Gray ha contribuito al restauro di questa importante costruzione e a fare chiarezza sulla “madre del Modernismo”. The Price of Desire è stato presentato per la prima volta in Italia nel 2015.

eileen gray

Questa spaziosa zona living a pianta aperta appartiene a una delle case moderniste più importanti al mondo. La dimora è anche al centro di una delle controversie architettoniche più interessanti e, a parere di molti, una delle peggiori ingiustizie nella storia del design. La clamorosa storia della villa, della sua designer e delle persone che vi hanno abitato è cominciata negli anni Venti del Novecento e si è protratta per buona parte del XX secolo. Tra le controversie che l’hanno caratterizzata vi sono un triangolo amoroso bisessuale, l’occupazione nazista durante la guerra, un’asta movimentata per vendere la casa che ha coinvolto la Romania comunista e Aristotele Onassis, un omicidio nel giardino, inestimabili arredi modernisti scagliati fuori dalle finestre, murales rabbiosi realizzati da un Le Corbusier nudo, il quale anni dopo affogò nel mare antistante alla dimora.

Al centro della vicenda c’è però la storia personale di una donna di talento, messa da parte da un violento ego e maschilismo.

Per anni la villa E1027 è stata conosciuta come “la casa di Le Corbusier”, in quanto si riteneva fosse opera del rinomato architetto, designer e pittore svizzero francese. E Le Corbusier ha incoraggiato di buon grado questa convinzione erronea. Ma fu Eileen Gray, raffigurata in questa fotografia, a progettare e costruire la casa di Roquebrune-Cap-Martin. La donna, che è stata anche un’importante designer di mobili, ebbe una lite protrattasi a lungo con Le Corbusier, che ha quasi portato alla cancellazione della figura di Eileen Gray dalla storia del Modernismo. Ma oggi la vita della donna – che è morta nel 1976 all’età di 98 anni – e l’impatto del suo lascito nel campo del design sono stati portati sul grande schermo, in un film che si pone l’obiettivo di fare chiarezza su questo personaggio.

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The Price of Desire vede Orla Brady nei panni di Eileen Gray (rappresentata seduta su una delle creazioni della designer, la poltrona Bibendum) e Vincent Perez è Le Corbusier. Francesco Scianna interpreta il ruolo dell’amante, Jean Badovici, il critico di architettura che rese famoso Le Corbusier; Alanis Morissette veste i panni di un’altra amante, Marisa Damia, una celebre cantante francese del tempo.

«È una storia pazzesca, non è vero?», afferma Mary McGuckian, la sceneggiatrice e registra irlandese del film che racconta di essere stata attratta dal tema “universalmente valido”. «Eileen Gray ha progettato un’opera straordinaria dell’architettura moderna, che ha cambiato il nostro modo di vivere nel mondo moderno e il modo in cui concepiamo gli edifici – e Le Corbusier non poteva sopportarlo».

Sebbene ci siano voluti circa cento anni, è stata riabilitata la reputazione di questa donna, a tal punto che una delle sue prime creazioni è diventata la più costosa poltrona del XX secolo a essere venduta all’asta: appartenuta a Yves Saint Laurent e Pierre Bergé, è stata venduta nel 2009 per la cifra record di 21,9 milioni di euro. Le Corbusier, impersonato nel film da Perez, fu sia il mentore sia il rivale di Eileen Gray. Era furioso perché – secondo McGuckian e i molti esperti intervistati in Gray Matters, l’affascinante documentario che accompagna il film, a cui anche McGuckian ha lavorato – una donna, realizzando una sua versione di edificio modernista, aveva osato sfidare i cinque punti dell’architettura da lui formulati. Gray contestava in particolare l’idea di Le Corbusier secondo cui una casa era “una macchina per abitare”. Prediligeva un approccio molto più personalizzato, che stava attirando molte attenzioni positive.

Tra i molti gesti volti a screditare la donna in quanto designer, Le Corbusier decise che le pallide e fredde pareti della villa avrebbero avuto un aspetto migliore se fossero state ricoperte dai suoi dipinti. A insaputa di Gray, e senza il suo benestare, si mise a decorare la casa secondo il suo stile. Lo fece nudo, come era solito lavorare, anche se la versione cinematografica lo ritrae in costume da bagno a maglia.

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Anche l’amante libertino Jean Badovici, un architetto e critico rumeno per il quale Gray ha costruito la casa, ha contribuito a minare la sua reputazione. Badovici si spese poco per correggere le idee erronee che si erano diffuse in merito alla progettazione della dimora, in modo noncurante si prese perfino parte del merito. McGuckian afferma: «In pratica, la presero di mira e lei non poté diventare un architetto famoso». Non è stato un clamoroso evento o atto di sciovinismo a relegare Gray quasi all’anonimato, secondo il parere della regista, quanto «una vita di piccole omissioni, atti e mancanza di rispetto. Sommati insieme, rappresentano un duro colpo».

La dimora è stata progettata per essere in armonia con l’ambiente che la circonda, così ogni stanza ha un balcone che collega l’interno con l’esterno. La parte principale dell’edificio è costituita da una zona living a pianta aperta, una cucina, un bagno e una camera-studio. Al piano inferiore, si trovano una camera per gli ospiti, gli alloggi dei domestici e un bagno. Il giardino sul tetto ha una cucina esterna collegata a quella interna della casa, un’idea che appare moderna anche oggi. Il nome, Villa E1027, era un codice per la relazione che legava Gray e Badovici: E per Eileen, 10 per J, la decima lettera dell’alfabeto, e, seguendo il medesimo ragionamento logico, 2 per B e 7 per G.

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La Villa E1027 si affaccia sulla baia di Monaco. Gray scelse questa posizione per le splendide viste sul Mediterraneo. È difficile fornire una storia condensata della casa dal momento che è piena di intrecci e colpi di scena. In breve: Gray, in quanto donna non spostata e straniera, non poteva legalmente possedere l’abitazione, perciò la intestò a Badovici, in base alle ricerche condotte da McGuckian. La coppia aveva intenzione di vivere insieme in quella casa, ma dopo che si furono lasciati la questione della proprietà divenne un grosso problema. Badovici morì prima di trasferirne la proprietà, e la casa fu ereditata dall’unica parente in vita, una suora che viveva in Romania. In quanto suora, non poteva avere proprietà, pertanto lo Stato della Romania prese possesso della casa e la mise all’asta. Per poco non andò ad Aristotele Onassis, ma Le Corbusier convinse un’amica benestante ad acquistarla. Fu quest’ultima a scagliare gran parte dei mobili fuori dalle finestre, in quanto non erano di suo gusto. L’omicidio perpetrato sulla proprietà è un altro di una lunga serie di eventi drammatici che ruotano attorno alla casa. E di recente, agli inizi degli anni Novanta, l’abitazione è stata occupata da abusivi. Contro ogni previsione, E1027 è rimasta abbastanza ben conservata fino ad allora, ma a quel punto, citando le parole di McGuckian, «è stata davvero distrutta. Era una casa molto sfortunata».

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Oggi non è così. Agli inizi del Duemila, sono cominciati i lavori di restauro coordinati da Pierre-Antoine Gatier, l’architetto incaricato dallo stato e ispettore generale dei monumenti storici. Nel 2014, la troupe di McGuckian è stata coinvolta in alcune parti del restauro, come previsto dall’accordo stipulato per girare il film nella villa. La regista è rimasta stupita dal livello di dettaglio: «Gray progettava fin nel minimo dettaglio e tutto era realizzato su misura per andare incontro alle esigenze di Badovici, al quale piaceva lavorare, fare sport e divertirsi. C’era molto spazio per riporre la sua attrezzatura sportiva. Gli piaceva lavorare stando sdraiato, perciò Gray ha pensato a un daybed che poteva anche essere usato come letto per gli ospiti». Una scrivania poteva diventare un tavolo da pranzo con piano in sughero per attutire il rumore delle posate e non disturbare gli ospiti.

«Il suo stile era molto moderno per quel tempo. Penso che se da Ikea, Muji o Habitat si trova un mobile classico, probabilmente lo si può far risalire a Eileen Gray. Gli spazi interni ed esterni facevano tutti parte dell’architettura della casa. Oggi, quando descriviamo una persona che progetta una villa per qualcuno in questo modo, possiamo parlare di architettura residenziale. Ma era più di questo – una sorta di architettura intima – ogni esigenza del suo “cliente” veniva soddisfatta».

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Articolo completo a cura di Kate Burt