Festival Gardens a Battersea Park.
Nel 1951, per celebrare la risorta Europa postbellica e per risollevare il morale della popolazione dopo i duri anni appena trascorsi, viene inaugurato un nuovo spazio all’interno di Battersea Park, sulla riva sud del Tamigi di fronte a Chelsea: sono i Festival Gardens.

Ammetto di averli scoperti quasi per caso, durante una passeggiata solitaria infrasettimanale in un giorno – stranamente – di pioggia. (Passeggiata che, per inciso, mi ha fatto notare come per la mente pragmatica e vittoriana del londinese medio, camminare da soli in un parco senza un cane al guinzaglio o un pupo in carrozzina rappresenti un inspiegabile enigma, tanto da venir guardati abbastanza male dai rari passanti, essendo rei di Passeggiata Infrasettimanale a Scopo Puramente Edonistico).

Insomma, come in una specie di visione onirica, mi sono apparse d’un tratto strane strutture quasi circensi, piattaforme decorate come tamburi, gazebo deserti, ringhiere colorate, sculture postcubiste, astratte composizioni di triangoli e sfere. Sembrava un quadro metafisico di De Chirico: solo, gli assolati profili mediterranei erano stati sostituiti dal grigiore metallico della pioggerella inglese.

Non mi sarei stupita nel vedere un pierrot in bicicletta sbucare da dietro un cespuglio, o un surreale gruppo di saltimbanchi mimare acrobazie a mezz’aria, o una muta sfilata di ballerine in tutù danzare sugli specchi d’acqua.

Affrettatevi a cercare anche voi questo angolo magico, prima che si dissolva come un sogno alla luce dell’alba, come un circo abbandonato abitato da fantasmi, o come una vecchia pellicola anni Cinquanta dai colori già sbiaditi.