14 luglio, festa nazionale, in ricordo di quel lontano 14 luglio…la Presa della Bastiglia.

14 luglio, Parigi, Champ de Mars ore 23.00 precise 3…2…1 ecco che iniziano, i fuochi d’artificio. Uno spettacolo studiato nei minimi dettagli, 40 minuti di luci, scintille, suoni e di occhi levati al cielo e bocche aperte e silenzio, intervallato solo a tratti da un WooW che esce spontaneo, che non può essere trattenuto.

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Scintille colorate che durano un istante, che arrivano dopo una lunga attesa, perché ovunque si sia si sa che ci saranno, che cominceranno, c’è anche un orario prestabilito, una promessa, eppure nell’attesa si ha quasi una piccola tensione, una leggera incognita. Scintille sfavillanti precedute da minuti di buio e silenzio. Le musiche si ammutoliscono e persino lei, la Dame de Fer, diventa nera, scompare in quel cielo prima azzuro terso ed ora scuro, l’ora ideale, l’ora attesa, l’ora di passaggio, per poi riapparire con clamore in mezzo ad uno spettacolo che inizia, che illumina, che è veloce, dirompente, ammaliante.

Photo Credit: www.cytizens.fr

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Non c’è prima e non c’è dopo, c’è il momento, l’ hic et nunc, che vorresti non finisse mai, ma non sarà così e allora che vorresti portare con te, per trattenere il bello e l’emozione e il privilegio di averlo vissuto e questo sì, questo sai che è possibile, custodire intendo, questo sai che non ti verrà sottratto dal tempo reale. E tu sei lì con emozioni che non conoscevi, perché ogni volta è differente, con l’indecisione di scegliere il momento migliore, l’attimo da trattenere, perché appena ne immortali uno sei spiazzato da quello successivo, ancora più mozzafiato, ancora più imponente e allora abbandoni questo gioco e abbracci il tutto, nella sua interezza. Ognuno ha il suo fuoco d’artificio, che si intreccia con vite pensieri percorsi che hanno condotto qui, in questo momento, in questa sera, e non altrove. Ognuno intreccia la gioia degli occhi con sensazioni proprie, personali, che per un istante vengono messe da parte, come il tempo fosse stato fermato per immortalare la bellezza.

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Innamora anche i più scettici, perché avranno pure ragione a dire che è un artificio, per l’appunto, ma non per questo è meno onesto, non per questo è meno reale e poi tutto l’effimero delle luci è reso solido da lei, la torre, che si staglia nel mezzo protagonista, imponente e lei non è passeggera, lei ha radici antiche, lei ha trovato il suo posto, solo che stasera è più raggiante del solito, solo che stasera ha abbandonato la postura austera di quella che non molla mai e si è addolcita e si lascia guardare da questi milioni di occhi senza volersi imporre, lasciando che ognuno interpreti, sognando con la bocca socchiusa, il suo 14 luglio.

Photo Credit: www.w12.fr

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C’è gente ovunque, rumorosa, fastidiosa fino ad un istante prima e poi leggiadra e quasi trasparente nel mentre, perché il contesto scompare e ci sei solo tu e lei. Ognuno sceglie la sua postazione, le Champ de Mars in primis, frontale e poi ponti, quais, oppure la spianata del Trocadero. Ognuno sceglie dove stare, apparentemente in maniera inconscia, quando di inconscio c’è poco. Perché anche la geografia personale, che sia un paese, una via, o un lato o l’altro della strada non è che il riflesso delle nostre scelte, dei nostri stati d’animo. Vicina vicina, davanti ma più rilassata, oppure in disparte, su un ponte laterale, come quest’ anno. Coincidenze? Forse si, ma dentro so che non è così. Perché gli amori non sono sempre lineari, a volte sono forti da far perdere di vista i contro e i difetti, altre possono essere pacati e sereni, ma non per questo meno forti, ed altre volte ancora, in momenti precisi, si scalpita dentro alla ricerca delle ragioni originarie, per rinfrescarle, per rinnovarle, per ripartire da esse. E in questo devo dire che la solidità della torre aiuta, richiama, ricorda.

Photo Credit: Sarah Kheillil

Photo Credit: Sarah Kheillil

Ogni anno il 14 luglio, ogni anno non solo luci ma anche tematiche diverse, quella di quest’anno è stata “Paris accueille le monde”(Parigi accoglie il mondo) ed è vero, lo fa costantemente, anche se molto spesso è maldestra senza rendersene conto. Ogni anno alla fine un fiume di gente che come si è raccolto si disperde composto, con ancora negli occhi i riflessi e le sensazioni e con l’augurio, quest’anno, che questo mondo possa diventare un po’ più piccolo.