Il nuovo anno è iniziato, le somme le abbiamo tirate, i soliti buoni propositi che mai rispetteremo li abbiamo fatti.

Prepariamo le orecchie ad ascolti nuovi.
In attesa di nuove uscite, e del corriere che celere come il messaggero degli dèi (speriamo) mi recapiti nuovi dischi, il distacco dal 2011 lo voglio ricordare con i Black Lips.
I Black Lips sono una band alternativa di Atlanta.
Hanno alle spalle un bel po’ di carriera e di live stage, “Arabian Mountain” è il loro sesto disco.

Quest’album è nato grazie alla collaborazione con il famoso dj/musico/socialite/chedirsivoglia Mark Ronson, dopo che i quattro giovincelli avevano apprezzato il lavoro che aveva svolto sul disco “Back to black” di Amy Winehouse (mica pizza e fichi eh).
Mark ha capito subito cosa cercavano.
“Arabian Mountain” è un po’ la summa di quello che il 2011 cercava e voleva.
Un sound fresco, che richiamava un po’ gli anni ’60, insomma quel suono più ragionato a tavolino ma di grande impatto.
Il quartetto si è chiuso in studio, a Brooklyn, e ha impiegato quasi un anno e mezzo per inciderlo, a differenza dei precedenti dalla “gestazione” più breve (a volte di una settimana addirittura!).
Ovviamente il sesto album doveva essere il giro di boa, e la sperimentazione non fa mai male.

Mark ha aggiunto strumenti nuovi a quelli già presenti, per esempio i sassofoni, ma tutto questo non va a creare un pot pourri brutto di suoni mal mescolati.
Doveva essere il disco della crescita, non si può restare sempre legati alla propria immagine di ragazzini fancazzisti con la chitarra. Lo è stato. Anche se il video di lancio dell’album è davvero “ragazze guardate quanto siamo giovani e pheeghi!” (potete vederlo qui)
Il disco mi ha accompagnata dall’estate fino all’inverno.
Bye bye 2011, welcome 2012.