Nel freddissimo inverno finlandese, molto a nord, ai confini del Circolo Polare Artico, dove la temperatura oscilla tra i -15° C e i -40° C, gli alberi si trasformano. Non è grazie alla neve che perdono i loro contorni e si tramutano in sculture bianche e silenziose, ma è la semplice brina che compie la magia. In Finlandia gli abeti rossi così travestiti li chiamano Tykky, parola che letteralmente si traduce con “galaverna” – se siete curiosi di sapere da dove arriva questa parola, l’Accademia della Crusca fornisce un completissimo PDF. – o “calaverna” nella sua accezione più toscana e che intende “un deposito di ghiaccio in forma di aghi, scaglie o superficie continua ghiacciata su oggetti esterni che può prodursi in presenza di nebbia quando la temperatura dell’aria è inferiore a 0 °C” (Wikipedia).

 

riisitunturi-tykky

 

Come già abbiamo imparato, tykky possono essere abeti, ma anche edifici, tende, scarpe. Tutto quello che per diverse notti di fila viene lasciato all’aperto in climi particolarmente rigidi e nebbiosi. La brina e il ghiaccio lo ricoprono piano ma inesorabilmente, fino a formare corazze bianche spesse circa 30 cm.

 

© Pekka Koski

© Pekka Koski

 

Qualche anno fa Niccolò Bonfadini, un giovane fotografo ed ingegnere italiano che vive in Norvegia, ha realizzato un lavoro dedicato agli alberi ghiacciati del Riisitunturi­-Kansallispuisto National Park, una piccola area protetta di 77 chilometri quadrati vicino al Circolo Polare Artico, e l’ha intitolato “Sentinelle dell’Artico” – forse un richiamo all’abominevole uomo delle nevi? Quelle di Bonfadini sono foto magiche, scattate all’alba sfruttando i colori pastello del cielo riflessi dalla neve (è sua la foto cover dell’articolo, altro lo trovate sulla sua pagina facebook).

 

© Niccolò Bonfadini

© Niccolò Bonfadini