Che Tutto il nostro sangue di Sara Taylor era il mio genere di romanzo l’ho capito sin dalla prima pagina, quando mi sono ritrovata davanti un albero genealogico che si diramava in due folti rami a partire per una volta dalla linea femminile.
A dare il via a questa saga che mette al centro due famiglie e un arcipelago di isole a largo della Virginia – le Shore – è Medora Slater, la figlia meticcia e bastarda di un latifondista che a metà dell’Ottocento combatte per l’autodeterminazione, per diventare padrona del suo destino.

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A un sistema che la pone, donna e mezza indiana, sull’ultimo gradino della scala sociale, Medora si oppone strenuamente non con la bellezza o il fascino, e neppure soltanto con l’intelligenza ma con una tenacia che sa diventare anche violenza, quando il momento lo richiede. Perché la vita sulle isole Shore è soprattutto questo e in modo particolare per le donne: una continua lotta per la sopravvivenza.

In Tutto il nostro sangue per quasi trecento anni – dal 1855 al 2143 – viaggiamo su e giù nel tempo per seguire le vicende delle discendenti di Medora, legate a doppio filo a quella terra amata e disprezzata, tra sentieri fatti di gusci di ostriche e paludi dove corrono i pony selvatici, tra bettole a cui dare a stento il nome di casa e l’odore nauseabondo delle fabbriche che giorno e notte macellano i polli. Le osserviamo e sanguiniamo insieme a loro, per l’ultimo tentativo di fuga andato male, per l’ennesimo uomo violento, per uno stupro che ha il volto di un amico, perché non è vero che quello che non ti uccide ti rende più forte: a volte può trasformarti in un mostro, in qualcuno che guardandoti allo specchio non riesci a riconoscere.

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Come Olive Kitteridge di  Elizabeth Strout o Il tempo è un bastardo di Jennifer Egan, Tutto il nostro sangue di Sara Taylor utilizza la frammentazione del punto di vista narrativo per mettere a nudo le corde più intime del cuore umano e raccontarci una storia che si muove tra due conflitti legati indissolubilmente: quello tra l’umanità e la natura e quello tra i sessi, che discende dal primo.

Il mondo di Sara Taylor come il nostro ha dimenticato come vivere in armonia con il proprio ambiente eppure in questo romanzo, che della realtà conserva tutta la durezza, c’è spazio anche per qualcosa di prezioso, come la sorellanza Izzy e Ellie, che aiuta l’amica a partire per salvare se stessa e il suo bambino da un compagno brutale sapendo di non potersi sottrarre allo stesso fato, o la tenacia con cui Chloe, rimasta orfana, cerca di rendere più sopportabili per la sorella minore le miserie della loro vita con il padre tossico.
Una forza fragile e sotterranea che dalle ceneri di un’apocalisse distopica saprà far nascere un mondo nuovo, finalmente guidato non dalla sopraffazione ma dall’amore.