Kerry Hudson indaga il difficile rapporto tra una madre (incasinata) e una figlia (stramba) nel romanzo Tutti gli uomini di mia madre, pubblicato da Minimum Fax.

Non ci sono corsi di preparazione per essere madri, ma nemmeno per essere figlie. La cosa va da sé, in autonomia, finché non si riesce a trovare un particolarissimo equilibrio, che consenta di procedere al meglio delle proprie risorse, senza impazzire del tutto. Sì, perché se è vero che abbiamo condito l’esistenza delle nostre madri con le spezie più indigeste che si trovino in cucina – ribellioni adolescenziali, fughe rocambolesche, mutismi insensati, accuse retroattive – bisogna precisare che anche le mamme fanno la loro parte, incasinandoci l’esistenza, fornendo materiale e sostentamento ai nostri terapeuti dall’alba dei tempi fino ad oggi.

Se volete consolarvi perché vostra madre vi ruba i vestiti in una tardiva crisi di mezza età, leggete il resoconto della vita rocambolesca di Janie Ryan, vittima incolpevole di una genitrice immatura ed instabile, nonché protagonista dell’ultimo romanzo di Kerry Hudson. Il titolo originale del libro “Tony Hogan Bought Me an Ice Cream Float Before He Stole My Ma”, oltre a suonare come un pezzo di Hank Williams strimpellato in Alabama, non rende giustizia al racconto: un susseguirsi di litigi, incomprensioni e tenere riappacificazioni sullo sfondo di appartamenti degradati, alcol, droghe e sesso occasionale.

Troppo facile dare la colpa a Janie. Il via vai di uomini, l’umore ballerino e i mal di testa da sbornia non entrano nella sua stanza se non grazie a sua madre, un personaggio fragile, costretto in una periferia senza speranza, con una figlia a carico che tenta in ogni modo di ritagliarsi un briciolo di normalità in un contesto di incertezze.

Toccherà a Janie sfatare l’infausto mito che recita: “la mela non cade mai troppo lontano dall’albero”. Per riuscirci dovrà farsi spazio nel caos disegnato intorno a lei da sua madre, rovistare sotto le macerie di amori disperati, aspettative inadeguate e sogni spezzati. Trovare una dimensione, per una ragazza, grazie – ma a volte ci tocca dire anche nonostante – la propria madre, è un compito doloroso che ci tocca tutte.

Kerry Hudson ce ne parla senza scivolare nella melassa e dimenticando pure ogni cinismo, giacchè non servirebbe e non sarebbe adeguato al racconto. Perché in ogni caso, anche il più sfortunato, quando si parla di una madre e una figlia, è sempre un racconto d’amore.