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Valigie in mano o zaino in spalla, sono ormai un miliardo le persone che ogni anno si mettono in viaggio con la voglia di conoscere il mondo o semplicemente di rilassarsi. Il turismo è uno dei settori in più forte crescita negli ultimi 60 anni e viaggiare consapevoli del proprio impatto è ormai necessario per preservare la bellezza e la diversità del mondo.
«Immaginate la differenza che può fare un turista con piccoli cambiamenti come usare lo stesso asciugamano per più di un giorno, o assumere una guida locale e comprare prodotti locali. Adesso immaginate queste semplici azioni moltiplicate per un miliardo: questo è il potere di un miliardo di turisti» ha dichiarato Taleb Rifai, Segretario Generale dell’Organizzazione Mondiale del Turismo.

Tutti coloro che viaggiano, per turismo o per lavoro, possono contribuire allo sviluppo sostenibile adottando delle semplici pratiche. Il turista responsabile non necessariamente ha uno zaino sulle spalle, rinuncia ai confort, fa volontariato e trekking stremanti. Pensare ad un viaggio responsabile come un viaggio low-cost è un errore. Si può viaggiare responsabilmente in autonomia con viaggi fai-da-te adottando comportamenti sostenibili o affidandosi a tour operator e associazioni specializzate (www.aitr.org è il sito dell’Associazione Italiana del Turismo Responsabile che raggruppa le proposte turistiche di molti tour operator).

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Turismo sostenibile, responsabile ed ecoturismo sono parole ormai molto (ab)usate negli ultimi tempi, ma qual è il loro significato originario?
La differenza tra turismo responsabile e sostenibile è ormai soltanto una sfumatura, i termini sono quasi sinonimi, ma originariamente il turismo responsabile valutava l’impatto etico del turismo sulla popolazione locale e il suo sviluppo economico e sociale, mentre il turismo sostenibile considerava l’impatto del turismo sull’ambiente, quindi l’inquinamento e il degrado ambientale legati al turismo. Oggi i principi della sostenibilità comprendono quelli della responsabilità, e viceversa.

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Si parla invece di ecoturismo quando la principale motivazione del viaggio è godere di un ambiente naturale, ma un viaggio a contatto con la natura non è necessariamente sostenibile e/o responsabile. Un esempio: un eco-resort gestito interamente da canadesi nella giungla cambogiana che organizza magnifiche escursioni in foresta. Questo è ecoturismo, ma non è turismo responsabile perchè gli incassi andranno ai canadesi e non alla popolazione locale. Ovviamente molte proposte ecoturistiche sono anche sostenibili (turismo ecosostenibile) ed è facile confondersi.

In tutto il mondo questi termini sono stati interpretati in maniera differente, ma in ogni caso le parole chiave sono rispetto – dell’ambiente, della cultura e dell’economia locale – e consapevolezza delle proprie azioni mentre si viaggia.
Non è dunque questione di budget o di organizzazione, il viaggiatore responsabile si distingue dagli altri perchè ha la consapevolezza che ogni destinazione è la casa di qualcuno. Non importa il tipo di viaggio, ma il comportamento dell’ospite nei confronti dei padroni di casa.

LETTURE CONSIGLIATE:
Andare a quel paese. Vademecum del turista responsabile di Duccio Canestrini, antropologo del turismo
Turismo responsabile, che cos’è, come si fa di Maurizio Davolio e Chiara Meriani
Etica e turismo. La sfida possibile di Norberto Tonini, membro del Comitato Mondiale di Etica del Turismo

Articolo a cura di @Valenelmondo, viaggiatrice responsabile ed esperta di turismo sostenibile. Seguila nei suoi viaggi su Viaggiare Libera e su Facebook.