Come ogni anno durante il mese di ottobre capita di parlare di tumore al seno, e più in generale di tumori cosiddetti “femminili”. Merito di #ottobrerosa, che negli anni ha reso questo tema quotidiano e urgente per tutti. Senza essere allarmisti o ipocondriaci, è giusto preoccuparsi per la propria salute cercando di condurre uno stile di vita sano e allo stesso tempo non sottovalutare quelle che sono le tappe di controllo. Mettere la testa sotto la sabbia non serve a nulla, anzi serve a qualcosa: a peggiorare la situazione. Per questo abbiamo intervistato l’oncologa Alessandra Gennari, ricercatrice in Airc e medico all’Ospedale Galliera di Genova, che dal 1995 si dedica a questa branca della medicina, ponendo particolare attenzione al tumore al seno. È a lei che abbiamo rivolto tutte le domande che sono sorte durante un brainstorming in redazione. Interrogativi, preoccupazioni, storie personali e qualche imbarazzo: li trovate tutti qui sotto.

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Quali sono i dati del tumore al seno in Italia? Quanta incidenza e quale la percentuale di guarigione?
I dati derivano dal rapporto Airtum 2016 che indicano che il cancro al seno è il più frequente nel sesso femminile (circa 1 donna su 8). La percentuale di sopravvivenza a 5 anni si attesta intorno alll’85%: ovviamente le chances di guarigione sono più elevate in caso di diagnosi precoce, quando cioè il tumore è aggredibile con terapie locali come la chirurgia e la radioterapia, eventualmente completate dal trattamento medico, chemioterapico, ormonale e con farmaci biologici.

Sfatiamo un mito. Quale informazione errata sul cancro al seno continua ad essere divulgata, generando confusione se non addirittura paura?
Giriamo la risposta in positivo: il cancro al seno è oggi una malattia curabile nella maggior parte delle donne che si sottopongono con diligenza ai programmi di screening mammografico annuale.

Credo sia giusto iniziare da quello che possiamo fare tutte, sempre, l’autopalpazione. Qual è la tecnica migliore?
L’autopalpazione rappresenta un primo strumento di prevenzione del tumore del seno, ma da sola non può bastare e deve essere abbinata, a partire dai 45-50 anni, o anche prima in caso di familiarità o alterazioni, a visite senologiche ed esami strumentali più precisi come ecografia o mammografia. Si svolge in due fasi:
• l’osservazione permette di individuare mutazioni nella forma del seno o del capezzolo,
• la palpazione può far scoprire la presenza di piccoli noduli che prima non c’erano.
Quando si parla di autopalpazione si pensa solo a un esame per la ricerca di noduli nella ghiandola mammaria, ma in realtà grazie a questo esame possono emergere altri segnali che devono spingere a consultare un medico, come retrazioni o cambiamenti della pelle, perdite di liquido dai capezzoli e cambiamenti di forma della mammella.

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Ogni quanto eseguirla?
A partire dai 20 anni l’esame può essere effettuato una volta al mese tra il settimo e il quattordicesimo giorno del ciclo. Rispettare questi tempi è importante perché la struttura del seno si modifica in base ai cambiamenti ormonali mensili, e si potrebbero di conseguenza creare, in alcuni casi, confusioni o falsi allarmi. Oltre agli ormoni, anche l’età, il peso corporeo, la familiarità e l’uso di contraccettivi orali influenzano la struttura del seno che, a volte, specialmente nelle donne giovani, si presenta particolarmente densa e difficile da valutare correttamente con l’autoesame.
Tra i 40 e i 50 anni, invece, l’incidenza del tumore del seno aumenta in modo rapido e costante e quindi le donne in questa fascia di età non possono rinunciare all’autopalpazione. Con il sopraggiungere della menopausa, l’esame può essere eseguito indifferentemente in qualunque periodo del mese e deve essere effettuato con regolarità anche e soprattutto dalle over 60 poiché il picco di incidenza (numero di nuovi casi) del tumore del seno si colloca proprio tra i 65 e i 70 anni.

Una donna non esperta difficilmente può distinguere un nodulo maligno da uno benigno mediante autopalpazione. In caso di riscontro di un nodulo non presente in precedenza si consiglia quindi di rivolgersi allo specialista, chirurgo senologo o oncologo.

Quanto è importante fare il test genetico e/o la mappatura in caso di familiarità? Qual è il grado di parentela minimo per essere definiti a rischio?
Il test genetico va a valutare 2 geni coinvolti nell’ereditarietà del cancro al seno e delle neoplasie ginecologiche BRCA1e BRCA2. Viene consigliato dallo specialista, alla donna affetta da una di queste patologie in caso di età molto giovane (criterio unico) o in caso di età più avanzata, ma con parenti di primo o secondo grado affette da neoplasie mammarie e/o ginecologiche.

La prevenzione attraverso l’operazione preventiva (à la Angelina Jolie) quanto è utile e a chi è consigliata? 
La prevenzione chirurgica mediante asportazione bilaterale delle mammelle e isteroannessiectomia bilaterale viene proposta da molti anni e rappresenta sicuramente una misura preventiva “estrema”, consigliabile solo a donne in giovane età e sane che abbiano in famiglia una diagnosi di ereditarietà genetica con mutazione di uno dei geni BRCA, in quanto queste donne hanno un rischio di circa il 40% di sviluppare una neoplasia mammaria nel corso della propria vita. Chiaramente si tratta di una scelta estrema e molto personale, come nel caso di Angelina Jolie, che è portatrice di mutazione BRCA. Bisogna tenere presente che le donne sane portatrici di mutazione BRCA sono comunque sottoposte ad un programma di screening intensivo e questa è l’opzione più accettata in Italia.

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Il vaccino contro il tumore al collo dell’utero quanto è efficace e quando serve farlo in modo che lo sia ancora di più?
Il vaccino HPV è consigliato in tutte le adolescenti prima dell’inizio dell’attività sessuale, intorno ai 12 – 13 anni. Anche i ragazzi dovrebbero eseguire il vaccino per evitare il propagarsi del virus attraverso i rapporti sessuali.

Mammografia, pap test, ecografia. Quali sono i tempi giusti per questo tipo di esami? Quali fare a che età e con che frequenza.
Le donne tra i 50 e i 70 anni possono avvalersi dei vari programmi di screening regionali che invitano ad eseguire mammografie regolari ogni 1 o 2 anni. Per quanto riguarda le donne dai 45 ai 49 anni, queste hanno diritto ad una mammografia ogni 2 anni nell’ambito di un programma di screening esteso grazie alla legge Veronesi. L’ecografia viene di solito richiesta a completamento dal radiologo o è consigliabile alle donne giovani con familiarità per carcinoma mammario.

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Una cattiva abitudine legata allo stile di vita e all’alimentazione da abbandonare e una buona da iniziare oggi stesso, indipendentemente dall’età.
Oggi è noto che il sovrappeso corporeo e la sedentarietà rappresentano non solo uno dei più importanti fattori di rischio per il cancro al seno (come per altre patologie gravi), ma sappiamo anche che possono condizionare le chance di sopravvivenza nelle donne affette, favorendo lo sviluppo di recidive e metastasi e influenzando negativamente la risposta ai farmaci antitumorali.

Sport e alimentazione spesso vengono definiti come la migliore prevenzione. Quali sente di consigliare?
Per quanto riguarda l’alimentazione una dieta completa, basata sulla piramide della dieta mediterranea è sicuramente l’approccio migliore, porta ad un controllo duraturo del peso corporeo (non essendo estrema) e può essere applicata per tutta la vita. Per quanto riguarda l’attività fisica, nella donna in salute, non in eccesso di peso, l’attività aerobica (1 ora 3-4 volte la settimana) è sicuramente la scelta migliore e permette anche un buon controllo del peso corporeo. È importante sottolineare che mentre non si hanno dati scientifici certi sui vari alimenti e regimi dietetici in termini di prevenzione del cancro (i dati sono relativi al sovrappeso e all’obesità), si hanno dati scientifici certi che indicano il ruolo chiave dell’attività fisica nel ridurre il rischio di cancro al seno e nel migliorarne la prognosi nelle donne affette. Oggi consigliamo di svolgere attività fisica costante e regolare a tutte le nostre pazienti, anche in quelle con malattia più avanzata.

Se viene diagnosticato un tumore al seno e questo viene poi debellato ci si può sentire davvero guarite? O capiterà di nuovo ancora lì o in altre parti del corpo?
Circa il 30% delle donne, a seconda dello stadio di malattia iniziale, delle sue caratteristiche biologiche e delle caratteristiche della paziente, potrebbe sviluppare una recidiva di malattia o una malattia metastatica. I notevoli avanzamenti terapeutici con farmaci oncologici innovativi, e conoscenze sempre più approfondite degli aspetti biologici delle neoplasie mammarie, permettono oggi di cronicizzare anche la malattia avanzata permettendo lunghi tempi di sopravvivenza con buona qualità della vita.

In caso di tumore al seno in fase iniziale e circoscritto la chirurgia rimane l’opzione di prima scelta.

La chemioterapia è sempre necessaria? Quali sono le nuove scoperte e le nuove pratiche che potrebbero sostituirla?
La chemioterapia è tutt’oggi il fondamento del trattamento del carcinoma mammario in fase precoce e avanzata. I vari farmaci biologici funzionano se in combinazione con il trattamento chemioterapico: questo è determinato dal fatto che il cancro al seno è una malattia eterogenea, formata cioè sia da cellule sensibili ai trattamenti biologici, in cui non è necessaria la chemioterapia, sia da cellule insensibili ai trattamenti ormonali, e sensibili alla chemioterapia. Questo oggi sta emergendo in maniera sempre più importante dai risultati di studi clinici che indicano come spesso la sola terapia biologica non sia sufficiente a mantenere un controllo duraturo della malattia.

Dopo l’operazione ci sono degli esercizi e dei prodotti adatti affinché la cicatrice guarisca bene e si veda poco?
La chirurgia senologica in Italia è tra le migliori al mondo e di conseguenza anche i risultati estetici sono soddisfacenti. I chirurghi senologi consigliano vari accorgimenti al fine di minimizzare i segni delle cicatrici, come l’idratazione della ferita chirurgica con creme e il massaggio locale per evitare la formazione di aderenze.

Personaggi famosi che dichiarano la loro malattia. Lei come si pone?
Io credo che la testimonianza di personaggi famosi, vicini alla gente comune, sia molto importante, anche le testimonianze di come siano passati attraverso una diagnosi di cancro – che determina nell’immediato un senso di angoscia e di paura per la propria vita, che magari in seguito viene superato positivamente – riescono a far conciliare meglio il paziente con la propria malattia e quindi sono un valido aiuto ad affrontarla. Credo fondamentalmente che condividere l’esperienza del cancro possa aiutare a viverlo meglio.
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Illustrazione di copertina di Eleonora Cargnel.