Andare in Carso d’estate è bellissimo. La luce è abbagliante, la palette di colori va dall’ocra,  al senape, all’oro. Se non ci fossi stata anche in un’altra stagione avrei l’impressione che l’erba qui nasca già così, gialla. Lungo i sentieri corre un reticolo di muretti a secco, dietro ai quali si spalanca un panorama che Van Gogh secondo me dipingerebbe in un modo molto simile a Campo di grano con volo di corvi. Solo che ad un certo punto vedete un blu in fondo che è il mare.

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panorama sul Carso | fuji superia 200 | © silvia benedet

L’Altopiano Carsico, che in Italia si divide tra la provincia di Gorizia e quella di Trieste, scende dalle Alpi per allungarsi fino all’Adriatico.  Gli appassionati di sport all’aria aperta vi troveranno infiniti percorsi di trekking e mountain bike, per una lezione di storia più efficace rispetto a quella dei libri si possono visitare le fortificazioni della Grande Guerra, e tutti dovrebbero visitare almeno una volta nella vita la Grotta Gigante.

Ma più che parlarvi di questo, elencandovi tutte le attrazioni turistiche del Carso, il mio scopo oggi è quello di prendervi per mano e portarvi a fare una passeggiata. Salendo di poco da Trieste, tra i panorami blu e oro, tra le viuzze dei paesini dove il chiacchiericcio di chi passeggia vi fa sentire come se foste all’estero, vi capiterà di notare dei mazzetti di rami pieni di foglie, appesi sotto ad una freccia. Sono le frasche, e vi indicano che lì vicino c’è un’osmiza.

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frasca | fuji superia 200 | © silvia benedet

 

Se non conoscete questa parola e vi suona come se fosse non italiana non preoccupatevi, è perché in effetti non lo è.  Le osmize sono dei locali, tipici del Carso e dei dintorni di Trieste, aperti temporaneamente dalle aziende agricole per vendere i loro prodotti. In origine, il periodo di apertura era di otto giorni, che in sloveno si dice osem, e il nome deriva da questa parola, anche se l’apertura ai nostri tempi è più lunga.

La maggior parte delle osmize si trova nel cortile di una casa, nel suo giardino o nella cantina. Un  bancone di legno, una lavagna su cui sono segnati i prodotti e un po’ di tavole e panche, quelli da sagra per intenderci. Perché l’atmosfera è quella, ma in un clima ancor più intimo e domestico, come se si trattasse di un pranzo di una famiglia molto, molto allargata.

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Osmiza Gabrovec, Prepotto | fuji superia 200 | © silvia benedet

 

Iniziate ordinando vino bianco o rosso della casa. Nel menù, gli affettati la fanno un po’ da padrone, solitamente ci sono prosciutto crudo e cotto tagliato al coltello, ossocollo, pancetta e ombolo, che viene servito con la rucola e il grana. Ordinare anche un tagliere di formaggi misti è una buona idea per avere una panoramica completa dei prodotti locali. Ovetti  lessi, olive e sottoli sono il contorno. (Se proprio non volete rinunciare alla vostra porzione di frutta e verdura, ordinate le pesche col vino per dessert!)

Insomma, si mangiano cose ipercaloriche e non salutari, talvolta si canta, si imparano proverbi triestini, non si usano le posate: niente finto rustico o shabby chic, qui si parla proprio di Sparta, ma una Sparta divertente dove si mangia bene e ci si deve impegnare per superare i venti euro a testa.

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Osmiza Gabrovec | fuji superia 200 | © silvia benedet

La cosa più affascinante delle osmize è il loro aspetto misterioso. Sempre imbucate dietro curve a gomito e strade strettissime, ne potete trovare qualcuna aperta lungo tutto l’anno, ma ognuna segue un suo calendario: a 15 giorni aperti di fila possono seguire mesi di chiusura. E il cortile torna ad essere il semplice cortile di una casa.

Per fortuna, per scovarle non è necessario armarsi solo di fortuna e pazienza, su siti come osmize.net e osmize.com basta inserire la data per vedere la mappa con le osmize aperte quel giorno (segnate con delle fiaschette!), e scaricando l’app iOsmiza con la geolocalizzazione si visualizzano quelle più vicine a dove ci troviamo.

mappa osmize

via osmize.net

Consigli

All’Osmiza Gabrovec non potete che trovarvi bene. Non sono solo gli affettati buonissimi, il personale sorridente e pronto alla battuta, il nano da giardino sulla botte di legno, lo sciroppo di melissa fatto in casa nell’aperitivo. E’ un po’ tutto.

Dall’Osmiza Verginella, dopo aver preso il proprio vassoio e attraversato un vigneto, ci si siede a pochi passi da una vista mozzafiato su Trieste e il mare.