Co la sera a si pièrt ta li fontanis

il me país al è colòur smarít. 

Jo i soi lontàn, recuardi li so ranis,

la luna, il trist tintinulà dai gris.

A bat Rosari, pai pras al si scunís:

jo i soj muàrt al ciant da li ciampanis.

Forèst, al me dols svualà par il plan,

no ciapà pòura: jo i soj un spirt di amòur

che al so país al torna di lontàn.

(Ciant da li ciampanis, Poesie a Casarsa, 1943

PP Pasolini)

Cosebelle_triveneto fuori porta_pasolini

Le giornate FAI di Primavera, che hanno compiuto ventidue anni lo scorso 23 marzo, sono un’occasione per visitare ville, chiese, palazzi che custodiscono la memoria del nostro Paese. E anche, come nel nostro caso, per scoprire un itinerario rurale. Non si è trattato di ruralità bucolica: niente pastorelle e idilli verdeggianti di fiori intrecciati e vita semplice tra gli umili, ma un ritratto della realtà di un paese della campagna friulana, delle difficoltà della vita contadina e della nascita, in questo contesto, della vocazione letteraria di Pier Paolo Pasolini. In un’assolata domenica, i luoghi si sono raccontati: studenti di scuole medie e superiori hanno dato voce a chiesette, cortili, case di pietra, logge, soffermandosi sul periodo tra il 1943 e il 1950, anni in cui la loro storia si è intrecciata a quella del poeta.

Di Casarsa della Delizia, borgo della terra di mezzo tra Pordenone e Udine, era originaria infatti Susanna Colussi,  la madre di Pier Paolo Pasolini, che usava trascorrere ogni anno lunghi periodi nella casa materna, durante l’infanzia e la prima giovinezza, prima di trasferircisi stabilmente nel ’43.  Poesie a Casarsa è la raccolta di poesie che Pasolini dedica al paese e alla lingua materna, in un periodo in cui la società fascista osteggiava i dialetti, visti dai nazionalisti come lingue barbare. Ha un sapore solenne e suggestivo, sentirle declamare qui, dove alzando lo sguardo si possono ancora vedere quelle campane, quelle fontane, quei campi da lui immortalati.

San Giovanni e l'antica Loggia Comunale

San Giovanni e l’antica Loggia Comunale

L’itinerario inizia a San Giovanni, dove vicino al duomo neogotico dei primi del Novecento sorge la loggia comunale, dove Pasolini affiggeva i manifesti politici del PCI locale di cui era segretario, alcuni dei quali sono conservati al Centro Studi a lui dedicato.

Chiesa di Sant'Antonio Abate, Versuta © Elio Ciol - Centro Studi Pier Paolo Pasolini Casarsa

Chiesa di Sant’Antonio Abate, Versuta
© Elio Ciol – Centro Studi Pier Paolo Pasolini Casarsa

Si continua a Versuta, frazione costituita da campi e casolari dalle lunghe facciate in pietra, dove il poeta e la madre si rifugiarono durante l’occupazione tedesca. I ragazzini del luogo in quel periodo non potevano andare a scuola, così Pier Paolo e Susanna aprirono una piccola scuola nelle loro stanze. Gli allievi di Pasolini, bambini di Versuta prima e ragazzi del liceo di Valvasone poi, ricordano ancora i suoi insegnamenti, che per loro segnarono il passaggio da una cultura contadina a una cultura universale. Pasolini cercava di trasmettere la bellezza del vivere, sfruttando le loro passioni, esortandoli a scrivere racconti e poesie in dialetto, iniziandoli ai classici greci e latini, facendo con loro venticinque km in bicicletta o carretto per accompagnarli ad un esame.

La carriera da insegnante di Pasolini terminò bruscamente nel ’49, quando la denuncia per atti osceni in luogo pubblico, che rese nota a tutti la sua omosessualità, gli costò il posto di lavoro, l’espulsione dal partito e segnò la sua partenza per Roma.

Pier Paolo Pasolini con i suoi zuvinìns di Versuta - © Centro Studi Pier Paolo Pasolini Casarsa

Pier Paolo Pasolini con i suoi zuvinìns di Versuta – © Centro Studi Pier Paolo Pasolini Casarsa

Santa Croce è la terza tappa, antica chiesa parrocchiale del XV secolo, una volta coperta di affreschi quasi del tutto perduti. Uno di essi raffigurava l’invasione dei Turchi in Friuli, episodio che ispirò il dramma teatrale “Turcs tal Friul” composto da Pasolini nel ’44.

Qui si celebrarono i funerali del poeta, che riposa nel cimitero del paese: non si riesce a immaginare un posto così piccolo invaso da 10.000 persone, in quel novembre del ’75.

http://www.ilgiorno.it/varese/cronaca/2014/04/01/1047061-albusciago-pino-manieri-collezione-tappi.shtml

Un particolare di Casa Colussi che ricorda la passione di Pasolini per il calcio. Nella foto, il ricordo di una partita tra la troupe di “Novecento” di Bertolucci e quella di “Salò o le centoventi giornate di Sodoma” di Pasolini. Bertolucci vinse e pare che Pasolini non la prese bene, accusandolo di aver barato.

Nelle vicinanze si trova Casa Colussi, la casa di famiglia che oggi ospita il Centro Studi, zeppa di ricordi, fotografie, dipinti e poster che aiutano a comprendere meglio la vita e le opere pasoliniane.

La casa era anche sede dell’Academiuta di Lenga Furlana, rustico circolo letterario fondato da Pasolini per promuovere la lingua friulana. Il simbolo dell’Academiuta è l’ardilut (dolcetta), una pianta umile a cui, nei versi del poeta, basta una goccia per brillare.

: «L’ardilut al è na umila erbuta, ma a basta na gota di rosada par falu brilà.A van a çoilu su tra l’ora q’a mour la lus dal dì e l’ora q’a nas la luna, lis vecis o i frus, e a lu cunsin par sena, da mil seris, dongia dal so fogolar»

Lo stemma dell’Academiuta a Casa Colussi
“L’ardilut al è na umila erbuta, ma a basta na gota di rosada par falu brilà.A van a çoilu su tra l’ora q’a mour la lus
dal dì e l’ora q’a nas la luna, lis vecis o i frus, e a lu cunsin par sena, da mil seris, dongia dal so fogolar”

Un grazie al FAI di Pordenone, a tutti i giovanissimi Ciceroni che hanno fatto vivere questo piccolo viaggio nella storia dei luoghi di Casarsa della Delizia a noi visitatori, e al Social Media Team che ha promosso l’hashtag #PPPCasarsa: cercatelo su Twitter e Instagram per leggere il resto dei racconti!