Di Regina Pessoa.

Regina è bella. Di quella bellezza dove le ombre si posano su alcune zone del volto rendendole misteriose, due occhi neri profondi come pozzi e ne lasciano in chiaro altre, acuendo nel contrasto del bianco e del nero la sensazione di un’anima bella e tormentata.

I cortometraggi d’animazione dell’artista portoghese sono così come è lei: poetici e inquietanti, tragici e pieni di speranza, innocenti e dark.

Mica male per dei cartoni animati!

In questo film del 2005, che precede la sua ultima fatica Kali o Pequeno Vampiro ancora in fase di lavorazione, Regina ci racconta con uno stile unico che sembra graffiare la pellicola, la storia tragica con happy end di una ragazzina con un cuore d’uccello, imprigionata in un corpo non suo.

Ciò che le batte nel petto, quel cuore punk che pulsa a 125 bpm, sarà motivo d’emarginazione, oggetto dello sdegno del popolino, scherzo crudele della vita ma anche riscatto, benedizione, infine, grazia.

La resa cinematografica si fa ancora più drammatica grazie alla tecnica dell’incisione e della pittura su lastre di gesso, difficile e laboriosa, ma che ha il pregio di consegnare ai personaggi un di più di consistenza artigianale e materica, quasi volessero saltar fuori dal video e venirci incontro, magari volando.

E pensare che da bambina Regina dipingeva col carbone sui muri e sulle porte di casa, perché «Non c’erano fogli e matite ma porte e muri ce ne erano sempre.»

Pare che quel carbone le si sia infilato sotto le unghie e non abbia nessuna intenzione di farsi lavare via.

Se vi piace lo stile steampunk di Tim Burton, adorerete Regina.

Perché i cartoni non sono (solo) un gioco da ragazzi.