Con l’avanzare dell’inverno avverto ogni anno sempre più forte un canto segreto che si alza dai boschi imbiancati, come una promessa di purezza conservata sotto la neve: un richiamo che mi spinge a prendere la via dei monti, in cerca di quelle radici silvane che in fondo tutti ci portiamo dentro.
Ecco tre piccoli borghi sperduti nella montagna toscana da cui partire per esplorare le selve innevate.

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Trassilico, adagiato sulla cima di una collina [Photo Credits: Ilaria Giannini]

Trassillico è un piccolissimo centro arroccato sulla cima di un colle che si nasconde tra i lussureggianti castagneti della Garfagnana. Siamo sui monti della Lucchesia, nel comune di Gallicano: per raggiungere Trassillico passiamo davanti all’Eremo di Calomini e poi imbocchiamo una strada nel verde che finisce proprio all’imbocco del paese.
Lì si lascia la macchina e si esplora a piedi il borgo, che ha quasi più chiesette che case, una vista mozzafiato sulla Pania e tanti sentieri che si perdono nei boschi, tutti da esplorare, a cominciare da quello che porta alla cappella di Sant’Anzano.

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I monti della Pania visti da Trassilico [Photo Credits: Ilaria Giannini]

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L’Eremo di Calomini, appena fuori Gallicano [Photo Credits: Gill Poole]

Andiamo in un’altra terra di castagne, il Monte Amiata, per scovare un paese che sembra uscito da una fiaba fantasy: Roccalbegna.

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Roccalbegna, dominato dalle due rupi [Photo Credits: Butforthesky]

Dominato da due speroni di roccia, il borgo medievale è incastrato tra la rupe e il fiume Albegna e dominato da due spettacolari speroni di roccia, sui quali sorgono due fortificazioni: la Rocca aldobrandesca e il Cassero Senese.
Roccalbegna non è solo un luogo pittoresco ma uno scrigno che nasconde bene i suoi gioielli, come la chiesa dei santi Pietro e Paolo, con il suo affascinante portale gotico e il trittico di Ambrogio Lorenzetti, o il ristorante La Grotta, una delle migliori locande rustiche che abbia mai provato.

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Roccalbegna e la chiesa dei santi Pietro e Paolo vista dalla rupe [Photo Credits: Sailko]

Il nostro viaggio finisce sull’Appennino Tosco-Emiliano, in quella terra di mezzo che un tempo era una delle arterie più trafficate tra le due sponde dell’Italia e oggi appare svuotata, quasi abbandonata. Il fascino di Marradi, dove nacque e tanto soffrì Dino Campana, sta tutta in quest’aria di decadenza indossata con eleganza, che fa da contrasto alla bellezza prepotente della natura che circonda il borgo, quei boschi verdissimi del Mugello dove anche lo sfortunato poeta amava perdersi. Una valle antica e senza tempo, dove passeggiare  lasciando da parte ogni pensiero.

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Marradi vista dai boschi [Photo Credits: Biblioteca di Marradi]

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